Il Papa ad Assisi: solo la pace è santa

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22/09/2016

papa assisiMESSAGGI - Assisi accoglie con gioia l'arrivo di Papa Francesco, per la sua terza visita nella cittadina del "poverello". La sua presenza (il Pontefice è arrivato poco dopo le 11 come da programma) suggella l'evento interreligioso che da due giorni sta impegnando oltre cinquecento leader di varie confessioni, nonché esponenti della politica e dell'economia per lanciare al mondo un messaggio di pace, contro tutte le forme di terrorismo e violenza diffusa. Previsti incontri singoli tra il Papa e i vari esponenti della fede cristiana, ma anche ebraica e musulmana. Poi la preghiera, ogni fede in un luogo diverso, e in conclusione l'appello di pace tutti insieme nel piazzale antistante la Basilica inferiore di San Francesco.

Accolto dal vescovo Sorrentino
Papa Francesco è stato accolto da monsignor Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi, Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, Raffaele Cannizzaro, prefetto di Perugia e Stefania Proietti, sindaco di Assisi. Il Papa è accompagnato da monsignor Angelo Becciu, Sostituto dalla Segreteria di Stato e da monsignor George Gaenswein, Prefetto della Casa pontificia.

L'abbraccio con i leader delle altre religioni
Dal campo sportivo di Santa Maria degli Angeli Bergoglio si è poi recato al Sacro Convento nella Basilica di San Francesco di Assisi dove si svolgeranno gli incontri e i momenti di preghiera per la pace. È stato accolto dal Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti. Il Papa ha salutato e abbracciato Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli; Ignatius Aphrem II, patriarca siro-ortodosso di Antiochia; Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e Primate della Chiesa di Inghilterra; Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma; Abbas Shuman, vice presidente dell'Università Al-Azhar; il fondatore della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi. Particolarmente
caloroso è stato l'abbraccio tra Francesco e il Rabbino argentino Abraham Skorka, al quale il Papa è legato da una lunga amicizia fin dai tempi in cui erano insieme a Buenos Aires. Stretta di mano e scambio di qualche parola tra il Papa e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti e il vice ministro agli Esteri Mario Giro. Il Pontefice ha inoltre salutato i 25 rifugiati ospiti del Cara che pranzeranno con lui.


Pranzo della pace con 25 rifugiati
Il Pranzo della Pace si è svolto Refettorio dei frati con un menu molto semplice, francescano, rispettoso delle differenti tradizioni religiose.Tra gli invitati alla mensa del Pontefice e degli altri rappresentanti delle diverse religioni i migranti ospitati del Cara di Castelnuovo di Porto, gestito da Auxilium. Provengono da Siria, Eritrea, Nuova Guinea, Nigeria, Pakistan e Afghanistan. C'è una famiglia siriana di Yarmuk, città assediata dai miliziani dello stato islamico, composta dal papà, dalla mamma e da una bambina di sei anni. Sono arrivati coi 'corridoi umanitarì anche cinque cristiani siriani: sono cattolici assiri Fadi e Ruba, che, col figlio undicenne Murkus, sono fuggiti da Hasake; di confessione armena sono Osep, Kevork e Tamar, che più tardi interverrà sul palco della cerimonia conclusiva, testimoniando sulla sofferenza della sua città, Aleppo. C'è una ragazza eritrea di 25 anni, Nura, scappata dal suo Paese dove era stata costretta a lasciare gli studi e ad arruolarsi nell'esercito. E c'è Ibraim, un ragazzo della Nuova Guinea, musulmano, che aveva rischiato di morire di stenti in Libia dove era andato alla ricerca del padre che lo aveva abbandonato da piccolo. Vengono dalla regione insanguinata da Boko Haram le nigeriane Paulina ed Evelyn; è fuggita dall'Eritrea Enes, mentre è originario del Mali il ventitreenne Alou, sopravvissuto a un terribile viaggio su un barcone dalla Libia alla Sicilia.

La torta per i 25 anni di patriarcato di Bartolomeo I
"La preghiera per la pace è stata preparata da un bel momento di convivialità", riferisce il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea
Riccardi. Al tavolo del Papa, sedevano accanto a lui da una
parte il Patriarca ecumenico Bartolomeo I e dall'altra il prete
albanese Ernst Simoni Troshani che ha vissuto la dittatura in
Albania e che il Papa aveva già incontrato nel suo viaggio a
Tirana come testimone di quel periodo, passato dal sacerdote per
quasi vent'anni in carcere. Al tavolo del Papa anche il Rabbino
David Rosen, il filosofo polacco Zygmunt Bauman, l'arcivescovo
di Canterbury Justin Welby e una rifugiata. A concludere la festa una torta con 25 candeline per festeggiare i 25 anni di patriarcato di Bartolomeo I.

I rifugiati: abbiamo sentito l'amore di San Francesco
Dopo le sofferenze che tanti di loro hanno patito in mare e nei deserti, aggrappati a gommoni e mezzi di fortuna, per i rifugiati ospiti del "pranzo di pace" con il Papa e gli altri leader religiosi, le tante attenzioni ricevute alla tavola di Assisi hanno "come fatto sentire l'amore di San Francesco". Per questo alla fine sono apparsi emozionati, felici. "Grazie", hanno ripetuto. "Prima di entrare nel refettorio - ha raccontato ancora una giovane etiope Enas - il Papa ci ha salutati uno ad uno. Ha voluto sapere di dove siamo e come siamo arrivati in Italia. Io gli ho detto di avere fatto il viaggio in barca navigando nel
mediterraneo dopo avere attraversato il deserto". È invece arrivato grazie a un corridoio umanitario Kevork, siriano di origini armene. "Siamo stati serviti a tavola - ha detto - dai frati, è stata una splendida accoglienza con tutti intorno a noi. In uno spirito di fratellanza e di umiltà. Quello di cui abbiamo bisogno. È stato come vivere l'amore di San Francesco". Anche a lui Papa Bergoglio ha chiesto di dove fosse. "Gli ho risposto di Aleppo - ha proseguito - e a quel punto il Santo
Padre ha detto: 'città martire...'".

Preghiera per la pace in luoghi diversi
Nel pomeriggio al via il momento di preghiera per la pace. Ogni gruppo religioso pregherà in un luogo dedicato. I cristiani, riuniti in una preghiera ecumenica con il Papa, sono tutti nella Basilica inferiore di San Francesco d'Assisi. I musulmani, gli ebrei, e i fedeli della religione Oomoto in altri luoghi del Sacro Convento, adiacente alla stessa Basilica. Le religioni indiane si stanno ritrovando di fronte alla
Basilica Superiore; gli scintoisti buddisti a Palazzo Monte
Frumentario. I fedeli della confessione Tenrikyo e i taoisti,
infine, in due differenti giardini del Monastero di Sant'Andrea.

La meditazione di Papa Francesco
"Di fronte a Gesù crocifisso - ha detto Francesco - risuonano anche per noi le sue parole: «Ho sete» (Gv 19,28). La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria. Contempliamo così il mistero del Dio Altissimo, divenuto, per misericordia, misero fra gli uomini".
"Di che cosa ha sete il Signore? - ha continuato il Papa - Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore".

Papa Francesco ha poi aggiunto: “L’Amore non è amato”: secondo alcuni racconti era questa la realtà che turbava San Francesco di Assisi. Egli, per amore del Signore sofferente, non si vergognava di piangere e lamentarsi a voce alta (cfr Fonti Francescane, n. 1413). Questa stessa realtà ci deve stare a cuore contemplando il Dio crocifisso, assetato di amore. Madre Teresa di Calcutta volle che nelle cappelle di ogni sua comunità, vicino al Crocifisso, fosse scritto “Ho sete”. Estinguere la sete d’amore di Gesù sulla croce mediante il servizio ai più poveri tra i poveri è stata la sua risposta. Il Signore è infatti dissetato dal nostro amore compassionevole, è consolato quando, in nome suo, ci chiniamo sulle miserie altrui. Nel giudizio chiamerà “benedetti” quanti hanno dato da bere a chi aveva sete, quanti hanno offerto amore concreto a chi era nel bisogno: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Leggi il testo integrale della meditazione di Papa Francesco ad Assisi

Francesco a Santa Marta: preghiamo per la pace
Intanto stamattina a Santa Marta il Pontefice ha parlato del significato profondo dell'incontro di Assisi. "Oggi uomini e donne di tutte le religioni saremo ad Assisi non per uno spettacolo, ma semplicemente a pregare per la pace". Sono le parole di Papa Francesco prima della partenza per la città del Poverello, dove è atteso da 510 leader di tutte le religioni. "Ho scritto una lettera ai vescovi di tutto il mondo perchè nelle diocesi si preghi con tutti gli uomini di buona volontà", ha aggiunto Francesco. Ad Assisi, ha detto il Papa, il mondo sarà in ginocchio a pregare il Dio della pace, insieme, "oltre le divisioni delle religioni", fino a sentire la "vergogna" della guerra e senza "chiudere l'orecchio" al grido di dolore di chi soffre. "Non esiste un Dio di guerra", ha detto il Pontefice.


Trent'anni fa la prima giornata mondiale di preghiera

Il pontefice torna dunque sui passi di Giovanni Paolo II che proprio ad Assisi aveva chiamato alla Giornata Mondiale di Preghiera, trent'anni fa. Oggi un mondo diverso da quello del 1986 ma con nuove lacerazioni e con un "bisogno di pace ancora", come ha detto lo stesso Bergoglio ieri all'Angelus. La visita del Papa chiuderà dunque la tre-giorni "Sete di pace" organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla diocesi di Assisi e dalle Famiglie Francescane. Dialogo tra le fedi ma anche il confronto su una politica ed un'economia che sappia includere. In questo contesto fondamentale anche il tema dell'ambiente per il quale l'impegno è urgente, come evidenziato dal Papa nella sua Enciclica "Laudato sì" che in nessun luogo è tanto sentita come ad Assisi.

Fonte: avvenire.it, 20/09/2016

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