“Cerco nel cuore le più belle parole”

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15/08/2016

padre-Ermes-RonchiMESSAGGI - All’interno del tema del Festival Biblico “Di generazione in generazione”,  il Magnificat si ritaglia una collocazione  importante: è il salmo della donna che genera vita; della misericordia e della benedizione che da Abramo giunge alle generazioni future; ci trasmette lo stupore e ci educa alla fede di Maria, credente gioiosa. Un salmo al femminile, non solo perché sgorga dalla bocca di Maria, o per il contesto in cui è fatto risuonare: è l’unica pagina del Vangelo in cui protagoniste sono due donne: Maria ed Elisabetta, due madri, senza nessun'altra presenza che non sia quella del mistero di Dio pulsante nel grembo. Nel vangelo di Luca per prime ci evangelizzano due donne. 
Il Magnificat si dipana come un salmo al femminile anche per il suo contenuto e per la configurazione linguistica che si ispira ai canti femminili dell’AT, ad Anna nel Libro di Samuele, ad Abacuc, a Sofonia, a Osea dove Israele è raccontato attraverso l’immagine della figlia di Sion. Cercherò di articolare  la mia riflessione su tre piani: I. La dimensione esistenziale: Maria maestra di vita. II. La dimensione della fede: Maria maestra di stupore. III. La dimensione teologica: il protagonista del Magnificat è Dio. 


I. LA DIMENSIONE ESISTENZIALE MARIA MAESTRA DI VITA 


1. Libera. Passava Maria sui monti di Giuda, pesante di vita, pesante di Dio. Quel peso che mette le ali e fa nascere il canto (Luca 1,39-56). Come amo la libertà di Maria. Libera di partire in fretta, subito, di non lasciarsi condizionare da niente, di lasciare casa e fidanzato per tre mesi. Libera come un uccello dell’aria, come un fiore selvatico, come un giglio del campo che riceve il polline quando soffia il vento, che prende il sole e l’acqua quando semplicemente vengono.  Come amo questa vita di Maria dove niente è prestabilito. Dove la vita germoglia libera e felice.  Una giovane donna determinata e aperta, che emana vita e libertà, audacia e forza. È così corroborante immaginare la vita, la nostra, come un sistema aperto e non come un sistema chiuso. Immaginare la vita, la fede, la Chiesa, come strade nel sole, non come recinti. E Dio come “un mare in cui si scoprono nuovi mari quanto più si naviga” ( Luis de Leon).  La prima opera di Maria dopo l’annuncio è un viaggio. Quando apri la tua vita a Dio, non puoi più avere dimore.
Dio è una forza che fa partire. La fede è quasi una scuola di vela: io la vela, Dio il vento. È l’urgenza di chi ha passioni. Dice il salmo: beato l’uomo che ha sentieri nel cuore (Sl 84). Che ha mete e traguardi. Come li ha Maria, coraggiosa, autonoma, intraprendente. 


2. In viaggio. Il viaggio di Maria, fatica e fretta, è metafora della fede, infatti non a caso si dipana sui sentieri tortuosi e faticosi delle montagne di Giuda, e sembra indicare un percorso di vita ben più articolato, la difficoltà e il tempo necessari per il maturare della vocazione, per la gestazione della fede.  Maria va portando il Verbo, a sua volta portata dall’avvenire che è in lei. Origene designa questo andare, gravidi di Dio, per le strade del mondo, come l’immagine suprema di ogni credente: ferens Verbum (Origene, In Exodum, X,3). Passare nel mondo portando il Verbo, portando colui che ti porta,  in cammino verso l’intera umanità, una vita con dentro un’altra vita, uno e due al tempo stesso, come la madre e il bambino dentro il suo grembo. «Questa è tutta la ricchezza del mistero… Cristo in voi» (Col 1,27).  La ricchezza del mistero è di una semplicità abbagliante: Cristo in me. Dove sta Dio? Chiese un giorno il maestro ai suoi discepoli. Ma come, rabbi, risposero, ci hai sempre insegnato che Dio è in cielo e in terra e in ogni luogo. E il maestro: Mi sbagliavo. Dio sta soltanto là dove lo si lascia entrare. Lasciarlo entrare in noi, come una donna incinta lascia entrare e crescere una vita nuova in sé. E questa vita nuova modifica colei che la ospita, la cambia nel corpo e nel cuore. E fa sì che viva contemporaneamente due vite. Allo stesso modo il credente vive due vite, la sua e quella di Dio che lo abita, e lo lavora, lo plasma, e a poco a poco lo trasfigura in immagine somigliante.

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Tratto da Ronchi Festival Biblico 2016

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