Vita consacrata: fr. Turù (Fratelli Maristi), “realizzare la meravigliosa rivoluzione della tenerezza”

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05/07/2016

turuMESSAGGI - “Siamo chiamati a convertirci in icone della Trinità, nel cui seno la diversità e l’unità non sono opposte, ma condizione mutua per la sua esistenza. Le nostre società hanno un enorme bisogno di vedere che l’unità nella diversità è possibile e che è fonte di gioia e di ricchezza personale”. È quanto scrive fratel Emili Turú Rofes, superiore generale dei Fratelli Maristi, nella lettera intitolata “Fourvière: rivoluzione della la tenerezza” e indirizzata “agli amici di Champagnat”. “Il prossimo 23 luglio ricorderemo la promessa di Fourvière, e noi – osserva fr. Turù – possiamo rinnovare con cuore il nostro impegno di essere il volto mariano della Chiesa, promuovendo comunità vive e aperte, profondamente samaritane e accogliendo così l’invito di quest’anno giubilare ad essere misericordiosi come il Padre”. Secondo il superiore generale, “i primi maristi avevano sognato una Chiesa dal volto mariano, cioè materna, misericordiosa. Anch’essi desideravano stabilire in tutto il mondo oasi di misericordia”. “Potremmo dire che si erano impegnati ad avviare una rivoluzione della tenerezza”, aggiunge fr. Turù, per il quale anche oggi “il mondo ha un bisogno imperioso di persone capaci di sognare ad occhi aperti, che risveglino d’intorno molte energie sopite”. “La maniera normale di vivere la fede cristiana, è viverla in comunità”, ricorda il superiore generale, per il quale “la fraternità è essenziale fin dalle nostre origini” anche perché “la mera esistenza della comunità è già di per sé evangelizzatrice”. Fratel Turù parla poi del laicato marista, “un dono straordinario dello Spirito alla nostra famiglia religiosa”. In un nuovo contesto ecclesiale, è necessaria “la profezia della piccolezza e della debolezza, che testimonia la misericordia di Dio” e non quella “di porsi come modelli di nessuno nella Chiesa”. Auspicando “comunità cristiane mariste vive, ardenti, impegnate nella trasformazione della società”, il superiore generale cita le parole di mons. Tonino Bello secondo cui “oggi ci troviamo tra il diluvio e l’arcobaleno”. Siamo “appesantiti e tristi, perché non ci piace il mondo nel quale viviamo”, osserva fr. Turù, ma “in mezzo alle situazioni più disperate siamo capaci di vedere i segni dell’arcobaleno”. E conclude: “Non vedi quanti segni dell’arcobaleno ti stanno intorno? Possiamo contare su di te per realizzare la meravigliosa rivoluzione della tenerezza?”.

Fonte: agensir.it, 23/06/2016

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