La vita religiosa: meraviglia, serenità, realizzazione

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06/02/2016

Don OrioneRIFLESSIONI - Luca, 29 anni, italiano, consacrato della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione), di  Voghera, ha raccontato la sua vocazione.

Nel corso del Convegno conclusivo dell’Anno della Vita consacrata che si sta svolgendo a Roma Luca, 29 anni, italiano, consacrato della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione), di  Voghera, ha raccontato la sua vita e vocazione.

Luca ha frequentato il liceo socio-psico-pedagogico, ha una grande passione per la musica (pianoforte e chitarra), il giornalismo e la cucina. Il 22 novembre 1998, nella sua chiesa parrocchiale “San Pietro apostolo” di Voghera, durante la celebrazione della Cresima, comprende che questa era l’‘avventura’ per lui…

“Ho capito fin da subito che era un dono di Dio – ha ricordato – inoltre è stato importante il periodo di discernimento iniziale fatto con il mio parroco, per verificare se ciò che sentivo era autentico”. Attinge il coraggio di intraprendere il discernimento dalla certezza che il Signore stava preparando per lui qualcosa di bello e di unico.

“Non ho mai avuto paura della mia scelta. – ha continuato – L’unica paura, percepita fin da subito, è stata quella di essere ritenuto inadatto dai miei superiori, a causa di alcune difficoltà personali e familiari che ho dovuto sempre affrontare e che, spesso, hanno appesantito il mio percorso. Mi ha sostenuto sempre la gioia di intraprendere questo percorso e l’amore del Signore, che si è manoifestato attraverso l’amore di tante persone”.

Sostenuto da questa gioia il percorso di Luca è continuato: ha conseguito il baccellierato in Filosofia nel 2009 e in Teologia nel giugno del 2015 all’Università Pontificia Salesiana. Ora ha iniziato la specialistica in Teologia Pastorale a Padova, presso la Facoltà Teologica del Triveneto. Attualmente insegna Cultura etica nel Centro di Formazione Professionale a Venezia Mestre degli orionini, oltre ad essere studente di Teologia Pastorale a Padova.

“Nella vita comunitaria si sperimenta la fatica di accettarsi reciprocamente – ha spiegato Luca – che non permette di amare l’altro così com’è e non come vorremmo che lui fosse; il rischio di vivere gli apostolati come vie di fuga dalla comunità; i molti pregiudizi culturali e personali, soprattutto in caso di comunità dove sono presenti religiosi di diverse nazionalità. Ma molti sono i doni: la ricchezza delle diverse esperienze; la possibilità di trovare in molti confratelli dei veri  propri fratelli e amici”.

Il suo sogno nel cassetto è quello di riuscire a girare di più il mondo, almeno nei luoghi dove è presente la sua congregazione.

Descrivendo quindi in poche parole la bellezza della sua vocazione, Luca ne ha indicate tre: “Meraviglia, serenità, realizzazione”.

Fonte: zenit.org

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