Un nuovo stile di leadership nella vita consacrata oggi. Il superiore fratello tra fratelli

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30/11/2015

RIFLESSIONI - Chi esercita il ministero di governo nella vita consacrata deve sapere che la sua missione non è una semplice funzione di leadership, ma un vero ministero che Dio gli affida per il servizio di comunione dei propri fratelli/sorelle. Lo stile deve essere quello di Gesù.

Mai, come negli ultimi anni, passando per alcuni aeroporti, ho avvertito nella mia carne la cultura del controllo che oggi vive la società e questo mi ha fatto sentire con maggiore acutezza la necessità Radcliffe al Congresso che abbiamo celebrato nel 2004, un nido ecologico di libertà. È curioso che la prima idea che mi viene nel condividere la mia esperienza sull’autorità e l’obbedienza sia proprio quella della libertà. Sono infatti convinto che l’obbedienza debba essere prima di tutto un cammino di libertà, come scrive con fermezza san Paolo: Cristo ci ha liberati per la libertà!... (Gal 5,1).

Commentando questo testo, Bonhoeffer diceva: «Nel linguaggio della Bibbia la libertà non è qualcosa che l’uomo ha per sé, ma qualcosa che è in funzione degli altri... non è un possesso, una presenza, un oggetto... ma una relazione e niente più. In realtà, la libertà è una relazione tra due persone, essere libero significa “essere libero per l’altro”. Solamente nella relazione con l’altro io sono libero». San Tommaso, a sua volta, distingueva libero da e libero per. Libero dal peccato, libero per amare, per costruire il Regno in cui tutti dobbiamo essere figli/ figlie e fratelli/sorelle.

Ma la libertà per amare, in realtà, è solo un secondo momento. Il primo è l’esperienza di essere stati amati e liberati da Cristo. Davanti al tentativo dei giudaizzanti di voler convertire la fede nell’osservanza della legge mosaica, san Paolo rivendica la libertà. Più ancora, considera “carnale”, vale a dire appartenente al mondo del peccato, la pretesa di voler ingraziarsi Dio e giustificarsi davanti lui attraverso il compimento di precetti legali.

Solo la fede, l’accettazione gioiosa che Dio senza alcun nostro merito ci ha donato gratuitamente la sua giustizia, la sua vita e il suo amore in Gesù morto e risorto per noi, solo questa fede può essere fondamento di una forma di vita nuova, vita libera nello Spirito.

Solo “l’obbedienza della fede” (Rm 1,5; 16,26) può essere sorgente di libertà cristiana. In questo paradosso, secondo cui l’ob-bedienza a Dio ci rende liberi, consiste il mistero profondo del nostro voto di obbedienza e del servizio dell’autorità...


Álvaro Rodríguez Echeverría, FSC

Leggi l'articolo completo in Speciale Testimoni 11/2015

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