Intervista. Card. Ravasi: “La Consulta, finalmente una voce femminile nella Curia romana”

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13/03/2017

ravasiTESTIMONIANZE - “Bisogna cominciare con la presenza delle donne in Vaticano, e che non sia una presenza ornamentale né cosmetica”. Lo ha detto in un’intervista in esclusiva a ZENIT il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura.

Il porporato ha parlato a margine della presentazione della Consulta femminile istituita dal suo Dicastero, martedì 7 marzo 2017. Ravasi ha sottolineato di aver voluto la creazione di questo nuovo organismo “in rosa” per dare alle attività del Dicastero uno “sguardo femminile”, il quale “offre indicazioni che noi uomini non sospettiamo neppure”, ha precisato.

Egli ha aggiunto inoltre che questa Consulta non nasce dalla necessità di premiare delle “rivendicazioni” di “quote rosa”, così come – spiega il cardinale – “non l’ho voluta neppure come un elemento cosmetico, una “bella presenza” in un orizzonte solo maschile”. Le trentasette donne scelte saranno infatti attive e ascoltate.

Parlando ai giornalisti, il card. Ravasi ha offerto poi una battuta dello scrittore di origini polacche Joseph Conrad: “Essere donna è estremamente difficile, perché bisogna continuamente avere a che fare con gli uomini. E avere a che fare coi preti – aggiungo io – è ancora più grave!”.

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Potrebbe spiegare i criteri con cui le donne della Consulta femminile del Pontificio Consiglio della cultura sono state scelte? Come sono state selezionate?

Questo è una domanda importante perché è stato forse uno dei compiti più faticosi e impegnativi. Io ho pensato prima di tutto alla “questione” internazionale. Quindi ci sono donne provenienti da Stati Uniti, Irlanda, Iran, Cile, Turchia, e via dicendo. Secondo, la “questione” interreligiosa: sono rappresentati diversi “sguardi”, soprattutto l’islam, l’ebraismo, il cristianesimo, nelle sue diverse forme, anche quella protestante. Il terzo è stato il criterio delle professioni, delle attività, privilegiando per esempio le donne che lavorano nell’ambito della cultura, quindi università, donne artiste, medicina, scienza, ma in modo da coprire anche altri ambiti, come lo sport, vedi Fiona May, per avere tutto l’orizzonte delle professioni. Quarto criterio è quello dell’esperienza familiare. Ci sono donne non sposate ma anche donne che hanno famiglia, dunque sperimentano come tutte i problemi del crescere i figli, eccetera. L’ultimo criterio e quello della “sensibilità”.

Che vuol dire con “sensibilità”, Eminenza?

Per esempio, per la politica – perché volevo che fosse rappresentata anche la politica – ho scelto una persona che è interessata alla questione dello “scarto”, cioè dello spreco del cibo, il recupero del cibo che altrimenti andrebbe sprecato, e parliamo sia per l’Italia che per il mondo di un terzo di tutto il cibo prodotto. Ed è anche una persona che si interessa di volontariato, fa parte della commissione parlamentare che si occupa dei rifugiati, e così via. Io d’altronde volevo anche considerare la grande questione della povertà, delle migrazioni, nello spirito di Papa Francesco. Possiamo dire che nella consulta sono rappresentati anche questi temi, dato che ci sono donne che hanno realizzato anche attività di tipo caritativo, sebbene non vogliano farlo notare, ma ci sono. Questi sono i criteri di cui mi chiedeva.

Cosa ne pensa il Papa di questa Consulta? Ne avete parlato insieme?

Si.

Quindi ne avete parlato…

Si, certo, ne abbiamo parlato. Lui condivide molto l’idea di questa Consulta, perché da sempre parla della mancanza delle voce femminile nella Curia romana. Sappiamo che esistono le difficoltà, le strutture sono complesse, la storia passata è un po’ “pesante”, però da qualche parte bisogna cominciare. E infatti – lo ripeto ancora, perché per me è molto importante – la presenza delle donne della Consulta non deve essere una presenza soltanto “ornamentale”, solo perché qualche donna in Vaticano ci dovesse essere per forza, le quote rosa, come si dice di solito!

Bisogna che ci sia spazio per tutti, poi le persone devono entrare in questi spazi con le loro competenze, non perché sono donne o uomini che entrano automaticamente come nel passato: erano uomini dunque entravano nella Curia romana in automatico, anche senza competenza alcuna, senza preparazione…

Per questo io dico anche: la funzione di queste donne è una funzione reale, sono chiamate ad esprimere giudizi, mi hanno già criticato su alcune proposte e ne hanno avanzate altre! Per esempio, a proposito della prossima assemblea plenaria del dicastero, su neuroscienze, intelligenza artificiale, genetica, robotica, information technology eccetera, su tutti questi argomenti queste donne hanno espresso – come scienziate e come donne – giudizi che noi non saremmo in grado di formulare.

Tant’è vero che, questo lo posso dire, l’evento dell’apertura della prossima plenaria, che è il momento più importante dell’attività del dicastero, è organizzato dalla Consulta femminile, si tratterà di uno spettacolo televisivo al quale hanno già iniziato a lavorare.

Questo gruppo sta iniziando dunque ad attivarsi, dentro il dicastero da lei presieduto. Ma lei direbbe che questa Consulta femminile è una specie di “esperimento”, anche per capire se qualcosa di simile potrebbe essere istituito da altri dicasteri?

Io lo spero, secondo il principio dell’imitazione… Poi ognuno ha i suoi modi di agire e di funzionare. Ma io penso anche che sia possibile quel che Papa Francesco diceva, cioè, che alcune funzioni nei dicasteri vaticani siano espletate da donne, siano affidate a donne: parlo di donne che entrerebbero proprio nei dicasteri. Io non ho nessun “officiale”, ovvero nel linguaggio dei nostri uffici un “responsabile”, che sia donna. Le donne si trovano solo in posizioni come segretarie, o posizioni amministrative. E questo è uno sbaglio! Perciò io penso al principio dell’imitazione, per il futuro.

Fonte: zenit.org

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