La missione è un viaggio nella gratitudine

Stampa

21/02/2017

glendayTESTIMONIANZE - “Anniversario, celebrazione, ricordo, memoria: tutte queste cose sono prontamente e giustamente associate ispirando un senso di gratitudine. Eppure, nella sua forma più autentica, la gratitudine è più di un sentimento passeggero, più di un’emozione”; nella sua essenza più profonda “la gratitudine è un viaggio, una scoperta, un nuovo inizio”. Lo afferma padre David Kinnear Glenday, dal 1991 al 1997 superiore generale della Congregazione dei Missionari Comboniani che il prossimo 2 giugno celebra i 150 anni di fondazione. Nella foto: P. David Glenday con la sua mamma a Bombay, nel 1949.

P. David Glenday, che ha trascorso undici anni nelle Filippine ed ora ricopre l’incarico di segretario generale dell’Unione dei superiori generali (Usg), il prossimo 16 aprile festeggia quarant’anni di sacerdozio. Nella sua riflessione, il religioso missionario ricorda l’osservazione di Papa Francesco: “La gioia del missionario splende sempre sullo sfondo di una grata memoria”, perché “un discepolo è fondamentalmente qualcuno che ricorda”.

La gratitudine “non è statica, ma dinamica; la gratitudine è movimento – verso l’interno, verso l’esterno, e in avanti. E la missione è veramente un viaggio nella gratitudine”. La vera gratitudine, assicura p. Glenday, “non è mai mera nostalgia”, ma “aumenta la consapevolezza e il profondo rispetto per il momento presente, in modo da scoprire e custodire lì i semi del futuro. Una persona riconoscente tenderà a essere una persona disposta ad accettare la sfida di discernimento, molto probabilmente identificandosi in alcune delle cose che Papa Francesco ha condiviso incontrando a novembre 2016 i superiori generali”. “Questo – aveva detto il Pontefice – è il punto chiave: il discernimento è sempre dinamico, come è la vita. Le cose statiche non funzionano… Quindi due parole: ascolto e movimento. Questo è importante”.

Fonte: comboni.org

AddThis Social Bookmark Button