Tratta: suor Chiwke (rete di religiose “Renate”), “affrontare il problema dei clienti, 80% sono cristiani”

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10/11/2016

nunsCONTRO LA TRATTA - “Uno studio dice che l’80% degli uomini che si rivolgono alle prostitute sono cristiani: sono padri di famiglia, fanno lavori rispettabili. Vogliamo che lo Stato affronti il fenomeno della tratta focalizzandosi sul cliente, perché se aumentano le donne costrette dai trafficanti a prostituirsi in Europa è perché sta aumentando anche la domanda. E’ un problema che sta rovinando il tessuto sociale a qualsiasi livello”. Usa parole chiare e dirette suor Monica Chikwe, nigeriana, delle Suore Ospedaliere della Misericordia e del direttivo di Renate (Religious in Europe networking against trafficking and exploitation), la rete internazionale istituita dalle religiose per combattono la tratta e lo sfruttamento sessuale e lavorativo. Oggi, insieme alla presidente suor Imelda Poole e altre religiose, erano in Sala Stampa vaticana per presentare la II assemblea di Renate, che si svolgerà a Roma (Casa “Tra noi”) dal 6 al 12 novembre, sul tema “Ending trafficking begins with us” (Porre fine alla tratta dipende da noi). Il 7 agosto le religiose saranno ricevute da Papa Francesco nella Sala Clementina (alle 11.30). “Il Papa ha sempre avuto a cuore il problema della tratta fin dal primo giorno del suo pontificato – afferma Chikwe -. Gli chiederemo di continuare a fare appello alle coscienze e a sensibilizzare i cuori, soprattutto degli uomini, che sono quelli che trafficano e usano le donne”.

La religiosa chiede “leggi che puniscano i clienti ma applicate sul serio. Anche perché queste ragazze non decidono di fare le prostitute, sono ingannate e costrette a farlo contro la loro volontà. E questo bisogna saperlo. C’è una rete mafiosa incredibile che inizia nel Paese di origine e si conclude in quelli di transito e destinazione”. Anche l’articolo 18 della legge Bossi-Fini che garantisce protezione alle vittime che escono dalla strada e denunciano i trafficanti, secondo la religiosa “non funziona più”: “I trafficanti dopo poco tempo escono dal carcere. E chiedono alle ragazze di fare richiesta d’asilo. Poi, una volta ottenuto, le rintracciano e le portano sulla strada”. Suor Monica lavora in Italia nell’associazione “Slaves no more” e si occupa, insieme ad altre religiose, di contattare le ragazze sulla strada, portarle in case di accoglienza protette e rimpatriarle con progetti personalizzati: “Dal 2013 abbiamo fatto 34 rimpatri, spesso anche con figli”. Non ha paura delle minacce dei trafficanti: “Se mi minacciano pazienza, la vita di una ragazza vale più della mia”.

Fonte: agensir.it

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