Tratta esseri umani. Intervento di mons. Urbanczyk a Vienna

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28/04/2016

trattaCONTRO LA TRATTA - La tratta degli esseri umanI, fenomeno attuale perché spesso interno a quello dei flussi migratori, è al centro della 16.ma conferenza dell’Alleanza contro il traffico degli esseri umani a Vienna, in cui è intervenuto anche mons. Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede presso l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Il presule ha posto in risalto soprattutto la situazione dei minori non accompagnati, le difficoltà del loro recupero e l’impegno della Chiesa cattolica. Il servizio di Roberta Barbi:

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Accattonaggio, furti, spaccio di sostanze stupefacenti e vendita di merci rubate fino allo sfruttamento sessuale, alla prostituzione e perfino all’espianto di organi. Sono questi gli orrori, talvolta uno dopo l’altro, che subiscono molti minori che, intraprendendo non accompagnati il proprio viaggio migratorio, cadono spesso vittima della tratta degli esseri umani. È questa la denuncia che mons. Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede presso l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha portato avanti ieri durante la 16.ma Conferenza sul tema del traffico di esseri umani, purtroppo sempre più attuale in un momento storico di flussi migratori così ingenti.

Chiesa cattolica in prima linea
E sono i minori in movimento le vittime prescelte dai trafficanti, perché i più esposti e per più tempo alla vulnerabilità, che spesso diventano oggetto di traumi tali da richiedere un tempo lunghissimo di recupero senza, peraltro, la certezza del successo. È un’analisi dura ma realistica quella del presule, che partendo dall’esperienza propria della Chiesa cattolica, da sempre in prima linea nel soccorrere e accompagnare le persone, anche minori, in difficoltà, sottolinea come queste abbiano bisogno di immediata identificazione e protezione per essere sottratte ai trafficanti. L’approccio ideale, dunque, è quello multidisciplinare, che da un lato offra assistenza e aiuto e dall’altro dia una reale possibilità di liberazione dallo sfruttamento.

Tratta, necessaria la cooperazione tra Paesi
Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, ovviamente ci vuole una maggiore collaborazione tra i Paesi, partendo da un comune sforzo internazionale diretto alla prevenzione di tali, ha detto, “situazioni inumane e degradanti” e passando per un’armonizzazione delle norme esistenti in vista di una maggiore efficienza degli interventi.

Migrazioni volontarie e migrazioni forzate
Per una migliore analisi del fenomeno, mons. Urba?czyk propone di distinguere tra “migrazioni volontarie” e “migrazioni forzate”, spesso oggi confuse in un unico enorme flusso che unisce elementi di persecuzione a elementi di violenza, determinate quindi non solo da guerre e violazioni dei diritti umani, ma anche da illegalità e forme nuove di sfruttamento delle popolazioni, sia nei Paesi d’appartenenza che nei Paesi di transito. “La persona – afferma il presule citando Papa Francesco –  è sempre un fine e mai un mezzo. Questo principio, fondamentale e indelebile in tutte le circostanze, è sancito anche dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, perciò il fenomeno della tratta assume le fattezze di “un’intollerabile vergogna” e dovrebbe essere riconosciuto come “crimine contro l’umanità”.

Migrazioni, "eventi traumatici che rendono soli e vulnerabili"
Il presule continua mettendo l’accento su come le migrazioni siano sempre per i migranti “un evento traumatico che accentua difficoltà e debolezze”, considerando anche i lunghi tempi di attesa e la necessità di spostarsi attraverso territori diversi prima di arrivare a una destinazione sicura. Spesso, inoltre, per portare a termine il viaggio, i migranti sono costretti a commettere reati istigati dai trafficanti. Urge, quindi, trovare una soluzione per una migrazione che utilizzi canali regolari e controllati e farsi carico anche dei singoli vissuti, così da meglio comprendere i percorsi di sfruttamento e le modalità d’ingresso nel mondo criminale da parte delle vittime, per sconfiggere gli aguzzini. Già da tempo la Chiesa è attiva nella realizzazione di reti di protezione e corridoi umanitari che riducano il rischio di tratta in diversi territori, cioè proprio lì dove le migrazioni partono perché – come ha evidenziato Papa Francesco nel discorso all’Onu del 25 settembre dello scorso anno – tra i passi concreti e le misure immediate che si possono chiedere ai governanti del mondo, ci sono quelli di “preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica”, con le sue tristi conseguenze, appunto, di traffico degli esseri umani.

Fonte: Radio Vaticana, 13/04/2016

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