Vescovi e consacrati: un cammino di comunione

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01/11/2016

antonianumVITA CONSACRATA - Comunione e reciprocità sono le parole chiave del Convegno Internazionale per Vicari episcopali e Delegati per la Vita Consacrata iniziato il 28 ottobre a Roma. Ad aprire il Convegno, l'udienza nella Sala Clementina in Vaticano con il Santo Padre, che ha esortato i presenti: "amate la vita consacrata e a tal fine fate in modo di conoscerla in profondità. Costruite mutue relazioni a partire dall’ecclesiologia di comunione, dal principio della coessenzialità, dalla giusta autonomia che compete ai consacrati".

“La vita consacrata in generale e i singoli Istituti sono un dono dello Spirito - ha ribadito nel pomeriggio Gianfranco Ghirlanda, SJ, parlando degli aspetti giuridici che riguardano la cura e vigilanza del Vescovo sugli Istituti di Vita consacrata - ma non solo a coloro che sono chiamati a tale forma della vita, ma alla Chiesa, perché la vita consacrata fa parte della natura stessa della Chiesa. Per questo sottostà all’autorità gerarchica, ma questa stessa sottostà, come tutti i fedeli, allo Spirito, quindi deve provvedere, per il bene delle persone consacrate e degli istituti, a che i consigli evangelici siano interpretati rettamente non solo in maniera teorica nelle Costituzioni o Regole, ma nella stessa prassi”.

Sr Nicla Spezzati, ASC, Sottosegretario della CIVCSVA, nel suo intervento ha voluto dare una lettura del cammino che la vita consacrata sta compiendo al fine di intravedere alcuni punti di convergenza nelle Chiese particolari alla luce dell’ultimo Magistero Conciliare e del Magistero di Papa Francesco, e assumere l’invito a crescere nella comunione missionaria come processo di relazione feconda. «Nella Novo millennio ineunte - ha detto - S. Giovanni Paolo II invita all’impegno di coltivare e dilatare gli spazi della comunione giorno per giorno e ad ogni livello, nel tessuto della vita di ciascuna Chiesa. La comunione missionaria può essere una proposta vitale, un percorso condiviso, uno spazio efficace per tale crescita».

La relazione di Leonello Leidi, capo ufficio della Congregazione, ha messo in luce i criteri di carattere teologico e giuridico, utili all’opera di discernimento, di accompagnamento e di riconoscimento ecclesiale dei nuovi doni di vita consacrata, affidata ai Vescovi diocesani e ha toccato le problematiche relative all’invecchiamento e alla riduzione numerica dei membri, fino all’estinzione, con riferimento a quanto previsto dal Codice circa alcune fattispecie come la fusione, l’unione e la soppressione e alla prassi del Dicastero. "Se da un lato è lo Spirito che continua a suscitare nella Chiesa nuovi carismi - ha sottolineato - dall’altro, come ricordato dal Concilio Vaticano II, il compito di discernerne la loro genuinità, l’utilità per l’oggi e l’uso ordinato appartiene a coloro che nella Chiesa esercitano il servizio dell’autorità, cioè i Vescovi in comunione con il Romano Pontefice".

Su comunione e reciprocità ha insistito anche S.E. Mons. José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA: "Le Mutuaes relationes - ha sottolineato - hanno luogo solo dove c'è un autentico incontro tra persone o gruppi di persone, lì dove le persone si rispettano reciprocamente, dialogano con umiltà e in spirito di fraternità". Al contrario, non ci sono Mutuae relationes dove non si rispettano le diverse vocazioni e missioni, dove manca il dialogo. "Le Mutuaes relationes sono sempre un percorso di andata e ritorno. Se vanno bene è merito del Vescovo e dei religiosi; se vanno male, l'esperienza ci insegna che la responsabilità è sicuramente di entrambi".

 Vittoria Terenzi

Ufficio stampa - CIVCSVA

Cell. 380/3444483

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