Papa: la vita consacrata, “un capitale” della Chiesa, autonomo, ma non indipendente

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31/10/2016

monastero-di-san-marco-2VITA CONSACRATA - Ai partecipanti al Convegno internazionale per vicari episcopali e delegati per la Vita consacrata Francesco raccomanda di “essere vicini ai consacrati, con tenerezza e amore” e di promuovere i diversi carismi. Ai consacrati di vivere l’autonomia “in stretta relazione con l’inserimento, in modo tale che la libertà carismatica e la cattolicità della vita consacrata si esprimano anche nel contesto della Chiesa particolare”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La vita consacrata “fa parte della sua struttura essenziale” della Chiesa e quindi va accolta dai pastori “cordialmente e con gioia”, al tempo  stesso, però. “la giusta autonomia” degli istituti non si può confondere con l’isolamento e l’indipendenza. Essi debbono inserirsi e alimentare la vita della Chiesa e la sua azione missionaria. Sono i concetti essenziali espressi da papa Francesco nel discorso rivolto questa mattina ai partecipanti al Convegno internazionale per vicari episcopali e delegati per la Vita consacrata, in corso a Roma.

Ai vescovi il Papa ha chiesto di “essere vicini ai consacrati, con tenerezza e amore, e insegnare al Popolo di Dio il valore della vita consacrata” e raccomandato “una speciale sollecitudine” nel promuovere “i differenti carismi, sia antichi che nuovi”, che continuano a sorgere, perché “lo Spirito non cessa di soffiare dove vuole e quando vuole”. E i pastori non debbono essere “semplicisti” nel momento di erigere un nuovo istituto nella loro Chiesa particolare, in quanto “si assumono una responsabilità a nome della Chiesa universale”.

“Ai consacrati ricordo che la giusta autonomia e l’esenzione non si possono confondere con l’isolamento e l’indipendenza. Oggi più che mai è necessario vivere la giusta autonomia e l’esenzione, negli Istituti che ne siano forniti, in stretta relazione con l’inserimento, in modo tale che la libertà carismatica e la cattolicità della vita consacrata si esprimano anche nel contesto della Chiesa particolare. Questa non risponderebbe pienamente a ciò che Gesù ha desiderato per la sua Chiesa, se fosse priva della vita consacrata, la quale fa parte della sua struttura essenziale, allo stesso modo del laicato o del ministero ordinato. È per tale motivo che, alla luce del Concilio Vaticano II, oggi parliamo di coessenzialità dei doni gerarchici e dei doni carismatici (cfr Lumen gentium, 4), che fluiscono dall’unico Spirito di Dio e alimentano la vita della Chiesa e la sua azione missionaria. Tutti questi doni sono destinati a contribuire, in diversi modi, all’edificazione della Chiesa, in relazione armoniosa e complementare tra loro. I Pastori sono chiamati a rispettare, senza manipolare, «la pluridimensionalità che costituisce la Chiesa e attraverso la quale la Chiesa si manifesta». I consacrati, da parte loro, ricordino che non sono «un patrimonio chiuso», ma «una sfaccettatura integrata nel corpo della Chiesa, attratta verso il centro, che è Cristo» (J.M. Bergoglio, Intervento al Sinodo sulla vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo, XVI Congreg. gen., 13 ottobre 1994)”.

Francesco ha poi fatto riferimento poi alle “mutue relazioni” tra i Pastori e i consacrati, sottolineando “il valore della reciprocità”. “Non esistono relazioni mutue lì dove alcuni comandano e altri si sottomettono, per paura o convenienza. Vi sono invece relazioni mutue dove si coltiva il dialogo, il rispettoso ascolto, la reciproca ospitalità, l’incontro e la conoscenza, la ricerca condivisa della verità, il desiderio di fraterna collaborazione per il bene della Chiesa, che è ‘casa di comunione’. Tutto questo è responsabilità sia dei Pastori sia dei consacrati. Tutti siamo chiamati, in questo senso, ad essere ‘pontefici’, costruttori di ponti. Il nostro tempo richiede comunione nel rispetto delle diversità. Non abbiamo paura della diversità che proviene dallo Spirito”.

Il Papa ha infine chiesto “una speciale attenzione alle sorelle contemplative”. “La Chiesa, anche la Chiesa particolare – ha sottolineato - ha bisogno di questi «fari che indicano la rotta per giungere al porto», di queste «fiaccole che accompagnano il cammino degli uomini e delle donne nella notte oscura del tempo», di queste «sentinelle del mattino che annunciano il sorgere del sole». Accompagnatele con affetto fraterno, trattandole sempre come donne adulte, rispettando le competenze loro proprie, senza indebite interferenze”.

Fonte: asianews.it, 28/10/2016

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