86ª Assemblea USG - 2° giorno

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26/11/2015

ROMA - I lavori dell’86ª assemblea USG, dopo lo scrutinio per l’elezione del nuovo presidente, sono ripresi questa mattina ascoltando “tre voci dal sinodo”, e cioè un canonista (il claretiano Manuel Jésus Arroba Condé), una donna (Giuseppina De Simone, docente alla facoltà teologica di Napoli) e un parroco (don Saulo Scarabattoli).

Padre Manuel (preside della facoltà di utriusque iure del Laterano) ha precisato in partenza di offrire una lettura, in prospettiva canonistica, dei principali aspetti inerenti alle due assemblee sinodali riguardanti il tema della famiglia nella Chiesa e nella società. Il tutto, ha detto, lo si potrebbe articolare intorno a quattro questioni: l’istituzione sinodale in sé, l’istituzione familiare in generale, il diritto della Chiesa, e, infine, le questioni più strettamente vincolate al matrimonio e ai processi di nullità matrimoniale. Le norme canoniche, ha detto, “dovrebbero essere sempre al servizio dell’abbondanza di Vita”, andrebbero considerate come strumento per facilitare la vita cristiana e non per complicarla.                                                          

Secondo il relatore, l’esperienza delle due assemblee sinodali (a cui ha partecipato come esperto) sono una valida dimostrazione di come la disciplina canonica debba e possa essere messa al servizio della vita, dell’evolversi della vita stessa della Chiesa e insieme dell’evolversi delle esigenze della missione rispetto in particolare al tema della famiglia. Sulla famiglia come istituzione di interesse pubblico sociale ed ecclesiale, in una prospettiva giuridica e canonica, “non possiamo dire onestamente che si sia compiuto, con la dovuta energia, il salto di qualità auspicato”. Una maggior competenza giuridica, sorretta da analisi interdisciplinari adeguate alla realtà familiari, favorirebbe sicuramente l’emergere di strategie legislative davvero utili. Anche sul piano canonico ha avuto una notevole rilevanza il fatto di aver riconosciuto il ruolo della famiglia non solo come oggetto, ma soprattutto come soggetto dell’evangelizzazione. A proposito dei processi di nullità recentemente riformati da papa Francesco, l’ultimo sinodo si è occupato poco, limitandosi per lo più a ringraziare il papa per aver valorizzato la dimensione pastorale dell’attività giudiziaria.

Introducendosi a parlare della presenza delle donne al sinodo, Giuseppina De Simone, ha chiarito subito che ciò che era in gioco al sinodo non era tanto la famiglia, quanto la realtà e il modo di intendere oggi la Chiesa. Anche se numericamente poche, le donne (solo uditrici) al sinodo sono state comunque una presenza significativa. Più che per il ruolo (di religiose, di mogli, di professioniste ecc.), avrebbero preferito essere e ascoltate in quanto donne. Nel gruppo degli esperti (a cui era demandata la sintesi dei lavori sinodali), di fatto c’erano soltanto due donne. In base al regolamento le donne e i laici potevano prendere la parola solo quando loro concesso. Ora, in una Chiesa che si riscopre come popolo di Dio in cammino, un regolamento del genere andrebbe ripensato a fondo. Sul quanto, poi, si sia parlato delle donne al sinodo, si potrebbe rispondere anche “molto, ma non abbastanza”. Sulla vocazione della donna nella Chiesa rimane comunque ancora un lungo cammino da fare. La resistenza a comprendere il ruolo delle donne nella Chiesa non viene solo da parte della gerarchia ma anche dei laici. E’ preoccupante il fatto che, per quanto riguarda il ruolo delle donne nella Chiesa, l’invito a lasciare le cose come stanno, sia venuto in maniera più convinta proprio da parte di alcune coppie di laici. Anche se nella relazione finale solo in un punto (n. 27) si parla delle donne, di fatto però in tutto il testo si fa tesoro della ricchezza che viene dal mondo femminile. La relatrice ha concluso sognando, con papa Francesco, una Chiesa con il volto e la tenerezza di una madre. Solo in questo modo si potrà, come si legge nel titolo di questa assemblea dei superiori generali, abbracciare il futuro con speranza.                                                                                                                                                               

La terza voce dal sinodo è stata quella di uno dei due parroci invitati da papa Francesco, don Saulo Sacarabattoli, parroco e cappellano del carcere a Perugia. Ha sintetizzato il significato della sua partecipazione al sinodo con tre immagini: un treno, una barca, un arcobaleno. La Chiesa è come un treno - pieno di luce e con aria condizionata - che attraversa la storia e corre sicuro lungo i binari, senza rendersi conto che le case degli uomini, le famiglie in crisi, distrutte, ferite sono fuori… E’ bello lodare e ringraziare il Signore. Ma “abbiamo parole per curare le famiglie ferite e distrutte?”.  

La Chiesa è anche quella grande barca che solca i mari della storia. Sul ponte della nave ci sono le famiglie che vivono serenamente affrontando con coraggio le difficoltà quotidiane. Ma sotto coperta ci sono le persone e le famiglie stanche, ammalate, ferite, o addirittura spezzate. Ma ci sarà mai qualcuno che scenderà fino a loro per tentare di curarle e guarirle?                                                                 

Durante il sinodo si è celebrato il 50° della conclusione del Vaticano II e, insieme, l’inizio dell’esperienza sinodale. Dal discorso di apertura del Concilio “Gaudet mater Ecclesia” di Giovanni XXIII al giubileo della misericordia indetto da papa Francesco, è possibile intravedere un grandioso arcobaleno dai colori più diversi. Ma, guarda caso, tutti questi colori si raccolgono insieme nel bianco, quello del Papa che sta nel punto più alto della nave scrutando l’orizzonte tutto intorno, ascoltando tutti e indicando con sicurezza la rotta verso il Regno dei di Dio.

In tarda mattinata è stata ufficialmente comunicato l’esito finale della elezione del nuovo presidente USG. Fra Mauro Jöhri, ministro generale dei frati minori cappuccini, ha accolto con francescana disponibilità l’invito della stragrande maggioranza dei superiori generali ad accompagnarli, come presidente, nel loro cammino per il prossimo triennio.

I lavori dell’assemblea si concluderanno venerdi 27 novembre dopo aver eletto il vicepresidente e i membri dei Consigli dei 16 e dei 18 e dopo aver riflettuto sulla sintesi che don Francesco Cereda e fr. Enzo Biemmi hanno redatto sulla base delle riflessioni emerse dopo la relazione del segretario generale svolta nella seconda giornata di lavori.

Angelo Arrighini, 26/11/2015

Per vedere le foto dell'86a Assemblea USG, realizzate da UISG - Ufficio Comunicazioni, clicca qui

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