83ª Assemblea USG – 3° giorno. La vocazione della famiglia e della vita consacrata

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30/05/2014

ROMA - La terza e ultima giornata di lavori della 83ª assemblea dei superiori generali si è aperta con una sintesi ragionata (e coordinata dai “facilitatori” don Mario Aldegani ed Emili Turú), di quanto ascoltato e dibattuto nelle prime due giornate soprattutto nei vari gruppi linguistici.

Sull’incontro dei superiori generali con papa Francesco (29 novembre 2013), p. Pedro Agado ha riassunto tutti gli interventi in tre parole: ascoltati, confermati, inviati.

Ascoltati in riferimento alle inquietudini, alle preoccupazioni e alle speranze di un superiore generale mai come oggi chiamato a vivere e a far vivere il vangelo in un contesto complesso come il nostro. Confermati nella vocazione e nel servizio proprio di un superiore generale, facendo tesoro di tutti i preziosi suggerimenti offerti dal papa. Inviati a “dislocarsi” nelle periferie del mondo, privilegiando l’attenzione ai poveri e accogliendo fino in fondo la sfida dell’inculturazione dei carismi propri della vita consacrata. 

P. Marco Tasca facendosi portavoce di quanto detto a proposito della visita canonica, ha parlato di atteggiamento di ascolto umile e rispettoso, di dialogo, dando più importanza alle persone che alle opere. È importante  incoraggiare, animare, ringraziare, affrontare con chiarezza la realtà con tutti i suoi problemi, cogliendo sempre il positivo di tutte le situazioni, trasmettendo speranza ed entusiasmo e offrendo ai nostri fratelli una capacità di visione del futuro.

La visita canonica necessita di un'adeguata preparazione, di una costante interazione con i governi territoriali o locali, di una valutazione personale e condivisa, consapevoli che si tratta di un'esperienza spirituale, non solo canonica, cercando di trasformare gli inevitabili conflitti in opportunità di crescita. In una visita canonica, inoltre, si dovrà sempre valorizzare il lavoro fatto insieme, le diverse vocazioni nella Chiesa, la lettura della missione nel contesto della comunione, privilegiando la formazione non solo dei giovani, ma anche dei formatori.

Anche i coniugi Magatti hanno tentato una sintesi della loro ampia relazione del giorno precedente. Nella società contemporanea, hanno detto, la famiglia può essere reinterpretata «come una scuola di umanità, che apre al mistero dell'altro e al senso della vita». La sua specificità sta nell'intreccio tra due assi fondamentali: l'asse sessuale (M/F) e l'asse generazionale (genitori/figli). In quanto portatrice di questa specificità «la famiglia è unica, non equiparabile ad altre forme di legame affettivo, portatrice di una ricchezza che va a beneficio di tutti nello spazio pubblico». È quanto si dovrebbe dire, hanno aggiunto, anche della vita consacrata, e cioè «portatrice di una ricchezza anche per chi non è consacrato». La famiglia, come la comunità religiosa, «si basa su una vocazione che definisce e costruisce legami»; questi vivono solo se si mantengono aperti. «Senza apertura la famiglia, così come la comunità, appassisce». La generatività, cioè la disponibilità a dire sì alla vita, si declina in quattro verbi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura, lasciare andare. «Questa declinazione della libertà vale tanto per la vita familiare quanto per quella consacrata». Purtroppo, tanto la famiglia come la vita religiosa «soffrono oggi di una narrazione sbagliata». Si dovrebbe «saper raccontare queste due vocazioni in modo positivo e avvincente, partendo dalle esperienze concrete».

Di fronte alla crisi contemporanea, «non si tratta di difendere ma di benedire la famiglia, promuovendo una fedeltà creativa». Le concrete ferite di tante famiglie come di tante comunità religiose vanno sanate attraverso «la capacità di stare vicino, di accompagnare, di accogliere, di perdonare».
Tra i tanti temi possibili, il prossimo Sinodo episcopale dovrebbe riflettere sulla famiglia «come bene non solo della Chiesa ma della comunità intera, col coraggio di riconoscere e sostenere l'essenziale di questa forma viva senza preoccupazioni difensive». Il Sinodo potrebbe essere «una straordinaria occasione per leggere i segni dei tempi e trovare le forme pastorali più utili per accompagnare, con misericordia, le situazioni di fragilità e le tante famiglie ferite». Di fronte ad una cultura che, a proposito della famiglia, privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio, i religiosi dovrebbero farsi voce convinta di quella che è la prima cellula di ogni società, facendo proprio l’invito rivolto da papa Francesco ai vescovi italiani nella loro recente assemblea generale di maggio: «Testimoniate la centralità e la bellezza della famiglia. Promuovete la vita del concepito come quella dell'anziano. Sostenete i genitori nel difficile ed entusiasmante cammino educativo. E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi è ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita».

L’assemblea dei superiori generali si è conclusa con una riflessione comune sull’Anno della vita consacrata. Si è preso atto delle iniziative messe in campo dal dicastero vaticano per la vita consacrata. L’auspicio generale è quello di un più convinto coinvolgimento non solo delle Unioni dei superiori e superiore generali, ma anche delle Chiese locali, già nella fase preparatoria di un evento che tutti vedono come una grande opportunità per il futuro della vita consacrata.

p. Angelo Arrighini

Riflessioni di sintesi sulla visita fraterna

Riflessioni di sintesi su famiglia e vita religiosa

Articolo apparso su Avvenire il 30/05/2014

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