83ª Assemblea USG - 1° giorno. Ripensando l’incontro con papa Francesco

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28/05/2014

p. AguadoROMA - Si è aperta questa mattina, al Salesianum di Roma, la 83ª assemblea dei superiori generali. Il punto di partenza obbligato non poteva che essere una condivisione dell’esperienza vissuta nello storico incontro con papa Francesco al termine dell’assemblea di novembre. Il discorso è stato introdotto da tre superiori generali: Pedro Aguado (Scolopi), Richard Baawobr (Missionari d’Africa), Jeremias Schröder (Benedettini di Sant’Ottilia).

Tutti e tre hanno parlato di ciò che li ha maggiormente colpiti in riferimento non solo al proprio ruolo, ma anche in vista delle sfide di fronte alle quali si trova oggi la vita consacrata.

Il fatto che non ci fosse nessun ordine del giorno precostituito, ma che tutto si sia svolto in colloquio franco e libero, fatto di domande e di risposte, per p. Aguado è stata una “notizia” vera e propria. Nel papa ha colto due aspetti fondamentali: quello dell’ascolto e dell’audacia. Più ancora è stato sorpreso dal modo con cui il papa ha lasciato l’aula: «Ha improvvisato alcune parole che mi hanno fatto pensare. Ci ha ringraziato. E ci ha detto che nell'invitarlo a questo incontro avevamo fatto un atto di fede. Ci ha ringraziato per il nostro spirito di servizio. Ha ringraziato per i martiri che diamo alla Chiesa e ha terminato l'incontro dicendoci grazie per le umiliazioni per le quali dobbiamo passare».

p. BaawobrPer p. Baawobr l’incontro con il papa è stata un’esperienza commovente. È rimasto colpito dal calore, dalla semplicità, dall’umiltà, dall’attenzione alle persone, dal clima realmente fraterno. «Per noi Missionari d'Africa, l'insistenza di Papa Francesco sulla centralità dei poveri è un invito a continuare a tessere il nuovo tappeto, radicandoci nel Vangelo e negli impegni del passato, in linea con i nostri rispettivi carismi contestualizzati nella realtà di oggi».

Proprio come Missionari d’Africa «raccogliamo la sfida di ripensare la specificità della missione ad Gentes come la nostra e di approfondire il nostro impegno come discepoli missionari di Gesù ed eredi di un carisma lavigeriano per l'Africa e il mondo africano, insieme alle Chiese particolari che ci accolgono».

Abate SchroederAnche l’abate Schröder ha vissuto questo incontro come una “esperienza indimenticabile”. Gli ha fatto piacere che il papa abbia affrontato tre temi importanti, quello dell’anno della vita consacrata, quello dei religiosi fratelli e quello della revisione in atto di ”Mutuae Relationes”. Da bravo “benedettino” e “tedesco”, come ha esplicitamente affermato, lui è personalmente «permeato da una sfiducia istintiva verso qualsiasi tendenza alla centralizzazione». Se è veramente in atto una revisione delle Mutuae Relationes, ha detto  con molta sincerità, «l’USG dovrebbe essere seduta a questo tavolo, con persone molto competenti e, se fosse necessario, facendo udire la sua voce in modo esplicito».

Anche per quanto riguarda il problema dei “superiori fratelli”, «si potrebbe costituire un piccolo gruppo di studio formato da canonisti e dagli ordini più direttamente interessati, per aiutare la Congregazione nel suo lavoro». In riferimento, infine, ad un tema molto “caldo” in casa benedettina, quello della stabilità, l’abate Schröder ha concluso accennando ad una sua personale sensibilità, quella di provare a «vedere il mondo con occhi nuovi, attraverso una maggior condivisione tra le nostre comunità». Dopo tutto, è proprio quello che papa Francesco ha raccomandato ai superiori generali. Si tratta di mosse “pericolose”, di “opportunità”, di “rischi”, anche di “fallimenti”, che però val proprio la pena correre in vista del futuro della vita consacrata.

p. Marco TascaSempre nella prima giornata dei lavori, p. Marco Tasca, ministro generale dei conventuali, ha affrontato il tema della visita canonica di un superiore generale. Lo ha fatto attingendo soprattutto dalla sua esperienza. Solitamente, ha detto, i tre momenti di una visita prevedono l’incontro con il consiglio provinciale, seguito dall’ascolto di tutti i religiosi della provincia, lasciando spazio, alla fine, agli incontri comunitari, non escluso quello con il consiglio provinciale.

L’aspetto più positivo, ha detto p. Marco, è sicuramente quello dell’incontro con i confratelli, anche se a volte può diventare il “momento delle lamentele”. Può succedere che talvolta alcuni confratelli tendano a nascondere la vera realtà, magari “giocando a nascondino”, pur di rimanere a tutti i costi “dove ci si è fatti il nido”.

L’esperienza insegna che le comunità “più sane” sono quelle più numerose. Uno dei compiti “più difficili, delicati e onerosi” è quello del richiamo all’osservanza delle regole. È innegabile un certo clima di stanchezza nel sistema codificato delle visite canoniche, anche se rimane sempre «un momento di confronto e di risveglio dalla routine quotidiana».

Può succedere che la visita canonica sia scambiata da qualcuno come la “visita del medico”, fatta, cioè, in tutta fretta. Peggio ancora quando ci si attende dal visitatore i poteri del “mago”, ritenendolo capace di risolvere con la bacchetta magica i casi difficili di certi confratelli. Non si può chiedere ad un superiore generale di trasformarsi in un “domatore di leoni”. 

La visita canonica, ha concluso p. Marco,  «è un’operazione spirituale con cui ci si fa carico della fede e della vocazione dei confratelli». Anche qui, però, rimane il problema di come prepararsi, viverla e valutarla sul piano spirituale.

Preziose indicazioni anche a questo riguardo si trovano nelle parole ascoltate da tutti i superiori generali proprio nell’incontro di novembre scorso con il “ciclone papa Francesco”.

p. Angelo Arrighini

Articolo apparso su Avvenire il 28/05/2014

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