Catechesi mistagogica della XIV domenica del Tempo ordinario /B

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03/07/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale".


Accogliamo la Parola di Dio

Da un confine all’altro della terra Dio Padre continua a radunare attorno a Sé un popolo che offra al Suo Nome il sacrificio perfetto, l’Eucarestia, memoriale della Pasqua del Signore nostro Gesù Cristo. Nel tempio santo del Signore facciamo viva memoria della sua misericordia, della sua tenerezza, lodandolo a nome dell’universo.

Sacramento della nostra salvezza e della divina carità, l’Eucarestia ci abilita a vivere in perenne “rendimento di grazie”, esprimendo in noi la vita nuova del Cristo, Figlio di Dio, chiave interpretativa della nostra vita in permanente conversione e luogo di incontro di Dio con l’umanità. Egli “con la sua morte ci ha resi partecipi della vita immortale”. Rallegriamoci ed esultiamo in questa pasqua settimanale,  perché il Padre nell’umiliazione del suo Figlio ci ha risollevato dalla nostra caduta, liberandoci dall’oppressione della colpa. Chiediamo al Padre di togliere dai nostri occhi  “il velo” -che è la cecità spirituale, l’incredulità, la durezza di cuore, il rifiuto della conversione - e di illuminarci con il dono dello Spirito perché riconosciamo la sua gloria nella passione redentrice del suo Figlio, sperimentando la potenza della sua risurrezione nella nostra umana infermità .
Collirio per ungere gli occhi dell’anima e recuperare la vista soprannaturale, la luce della fede, è la Parola di Dio, che spesso viene rifiutata dagli uomini. E’ l’esperienza del profeta Ezechiele, di Gesù Cristo e dell’apostolo Paolo.

Dio con la sua potente presenza consente ad Ezechiele , figlio dell’uomo, di ascoltare la sua Parola. Da uditore umile ed ubbidiente della Parola, Ezechiele diviene profeta-missionario con il compito di denunciare le gravi infedeltà degli israeliti, popolo ribelle e ostinato, perché si convertano. Dio  si prende cura del suo popolo attraverso il profeta. Ezechiele non deve temere gli israeliti, che sono per lui “come cardi e spine” e lui si  trova tra loro “in mezzo a scorpioni” .

Oggi non induriamo il nostro cuore, ma ascoltiamo la voce del Signore, ritornando a lui con il cuore contrito e umiliato, invocando la sua misericordia con le parole del salmista: “Pietà di noi, Signore” .

Come tutti i profeti dell’Antico Testamento, anche Gesù ha sperimentato il rifiuto, l’ostilità, il disprezzo nella sua patria. San Marco ci ha narrato la visita di Gesù a Nazaret, ove di sabato insegna nella sinagoga. I suoi conterranei non percepiscono la Luce che scaturisce dalle parole e dai prodigi del divino Maestro, perché increduli.

Stupendo il commento di s. Beda il Venerabile:”Disprezzano colui che potevano conoscere come Cristo per mezzo delle sue stesse parole ed opere!”. Si accostano a Gesù con uno sguardo semplicemente umano e non  con la fede, limitandosi a considerarlo “il figlio del falegname”,  “il figlio di Maria”. S. Beda  afferma:”Non senza preveggenza di un sicuro mistero il Signore, apparendo nella carne, volle essere chiamato e stimato falegname e figlio del falegname: che anzi, proprio per questo insegnò che era figlio, prima dei secoli, di Colui che, costruttore di tutte le cose, in principio creò il cielo e la terra (Gen 1)… Il Padre del Cristo opera con il fuoco e il soffio. Per cui anche  di lui, come del figlio del falegname, il suo predecessore dice: Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Mt 3)” .  

S. Cromazio di Aquileia così si esprime :”Veramente il Signore e Salvatore nostro era figlio del carpentiere, perché col fuoco spirituale rammollì i cuori degli uomini come ferro, per chiamarli alla grazia della sua fede” .

S. Bruno di Segni evidenzia:” Certo conoscete la madre, ma non conoscete il Padre. Chi infatti non conosce il Figlio, non conosce il Padre. Per cui Egli dice: chi vede me, vede il Padre (Gv 14,9). Ma non conoscete bene neanche la madre, fino a che credete che sia il figlio di Giuseppe. Infatti sua madre è la Vergine. Dovreste dire dunque: “Forse che sua madre si chiama Vergine Maria?”.

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Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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