Catechesi mistagogica della IV Domenica di Quaresima / B

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13/03/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.


Dio ha mandato il Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (cf. Gv 3,17)


La catechesi mistagogica domenicale - che ci vede impegnati come comunità parrocchiale “Stella Maris” (presbitero-persona consacrata-fedeli laici), ogni mercoledì dalle ore 19,00 alle 20.30, nell’approfondire i testi eucologici e quelli biblici - ci aiuta ad  entrare sempre più profondamente nel mistero di Gesù Cristo, Verbo incarnato, morto e risorto, che professiamo nella fede, celebriamo nella divina liturgia e siamo chiamati a testimoniare nella vita.

Come già evidenziava san Giovanni Paolo II in Ecclesia in Europa (n. 69), il compito della Chiesa “consiste nel riscoprire il senso del « mistero »; nel rinnovare le celebrazioni liturgiche perché siano segni più eloquenti della presenza di Cristo Signore; nell'assicurare nuovi spazi al silenzio, alla preghiera e alla contemplazione; nel ritornare ai Sacramenti, specialmente dell'Eucaristia e della Penitenza, quali sorgenti di libertà e di nuova speranza. Per questo, a te, Chiesa che vivi in Europa, rivolgo un pressante invito: sii una Chiesa che prega, loda Dio, ne riconosce il primato assoluto, lo esalta con fede lieta. Riscopri il senso del mistero: vivilo con umile gratitudine; attestalo con gioia convinta e contagiosa. Celebra la salvezza di Cristo: accoglila come dono che ti fa suo sacramento, fa' della tua vita il vero culto spirituale gradito a Dio (cfr Rm 12,1)”.

La catechesi mistagogica consente un progressivo inserimento nel mistero di Cristo, aiutando a celebrare i divini misteri consapevolmente, fruttuosamente, devotamente. Benedetto XVI in Sacramentum caritatis ha parlato esplicitamente di catechesi mistagogica al n. 64: “La grande tradizione liturgica della Chiesa ci insegna che, per una fruttuosa partecipazione, è necessario impegnarsi a corrispondere personalmente al mistero che viene celebrato, mediante l'offerta a Dio della propria vita, in unità con il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo intero. Per questo motivo, il Sinodo dei Vescovi ha raccomandato di curare nei fedeli l'intima concordanza delle disposizioni interiori con i gesti e le parole. Se questa mancasse, le nostre celebrazioni, per quanto animate, rischierebbero la deriva del ritualismo. Pertanto occorre promuovere un'educazione alla fede eucaristica che disponga i fedeli a vivere personalmente quanto viene celebrato. Di fronte all'importanza essenziale di questa participatio personale e consapevole, quali possono essere gli strumenti formativi adeguati? I Padri sinodali all'unanimità hanno indicato, al riguardo, la strada di una catechesi a carattere mistagogico, che porti i fedeli a addentrarsi sempre meglio nei misteri che vengono celebrati”. 

La IV domenica di quaresima è denominata domenica della gioia o “Laetare” a motivo dell’imminente letizia pasquale, richiamata dall’antifona d’ingresso (Is 66,10-11), dal colore rosaceo delle vesti liturgiche e dalla presenza dei fiori che adornano la chiesa. Siamo invitati dalla liturgia ad esultare perché amati da sempre e per sempre da Dio, che si prende cura di noi fedelmente e gratuitamente. In vista della Pasqua che si avvicina,  Dio ci chiede di esprimere la gioia  con “fede viva e generoso impegno” (Colletta). La fede è  aderire a Gesù Cristo, Figlio di Dio e Messia, dono del Padre per la nostra salvezza. E’ una grazia, un miracolo, un’opera dello Spirito Santo, un dono pasquale del Risorto che, quale Medico divino, ci guarisce dai morsi del maligno, dalle tenebre del peccato e dell’incredulità, dalla cecità spirituale. Il generoso impegno consiste nel tornare con il cuore contrito ed umiliato al Padre, che ci aspetta  per abbracciarci nel sacramento della penitenza e della riconciliazione , facendoci gustare  la gioia dello Spirito nella partecipazione alla cena pasquale dell’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Nella prima lettura (2 Cr 36,14-16.19-23) contempliamo la paziente pedagogia di Dio nei confronti del suo popolo, Israele, infedele all’alleanza, ai comandamenti.  E’ un popolo peccatore che disprezza e maltratta i profeti, che Dio aveva inviato per spronarlo a convertirsi dalla condotta iniqua.  A causa della sua durezza di cuore e  del rinnegamento della fede dei padri, Israele viene privato della terra e del tempio con l’esilio babilonese nel 487 a.C., ad opera dell’esercito di Nabucodonosor. Dio, però, non abbandona il suo popolo, ma dopo settant’anni tramite Ciro, re di Persia, lo fa ritornare in patria a Gerusalemme, ove viene ricostruito il tempio. L’esilio è presagio della Passione, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La dimenticanza della Legge e l’infedeltà all’Alleanza conducono alla morte: è l’esilio, apparente smentita delle promesse, di fatto misteriosa fedeltà del Dio salvatore e inizio della restaurazione promessa, ma secondo lo Spirito. Era necessario che il popolo di Dio subisse questa purificazione; l’esilio immette già l’ombra della croce nel disegno di Dio, e il resto dei poveri che ritorna dall’esilio è una delle figure più trasparenti della Chiesa” (n. 710).

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Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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