Catechesi mistagogica della III Domenica di Quaresima / B

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07/03/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.

 

“Gesù è il vero tempio”

Nella  I domenica di quaresima abbiamo attraversato il deserto con il Signore; nella II domenica siamo stati con Lui sul Tabor. Oggi saliamo con Lui alla città santa mentre si avvicina la Pasqua per riscoprirlo “vero tempio”, quello vero, quello che parte dalla Croce. Siamo la  sua Chiesa, che la domenica nella celebrazione eucaristica si riscopre comunità orante, come emerge dall’ antifona d’ingresso (sal 24/25, 15-16), che è una preghiera nel pericolo, una supplica per ottenere perdono e salvezza. Rivolgiamo sempre i nostri occhi al Signore, perché da lui viene l’aiuto, la grazia, la liberazione. Nel dialogo che precede il prefazio il sacerdote canta: “In alto i nostri cuori” e il popolo risponde: “Sono rivolti al Signore” .  Prendiamo coscienza di essere alla presenza del Signore!     

Nella Colletta ci rivolgiamo a Dio, Padre clementissimo, tenerissimo, misericordioso (cf. Es 34,6; Sal 112,4), sorgente di ogni bene, di “ogni buon regalo e (di) ogni dono perfetto “ (Gc 1,17). Tutto è grazia ! Riconosciamo che Dio è Provvidenza per noi, essendo la fonte dei doni di natura e di grazia. Egli ci ha indicato tre medicine spirituali a rimedio del peccato, per la guarigione del nostro cuore: il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna, segni della nostra conversione quaresimale. Con queste armi della penitenza affrontiamo vittoriosamente il combattimento contro lo spirito del male (cf. Colletta del mercoledì delle Ceneri). Come evidenzia il Prefazio della quaresima IV, Dio con il digiuno quaresimale vince le nostre passioni, eleva lo spirito, infonde la forza e dona il premio, per Cristo nostro Signore. Ringraziamo Dio perché ogni anno dona a noi suoi fedeli di prepararci con esultanza, purificati nel cuore, alla celebrazione pasquale, perché, perseveranti nell’orazione e nelle opere di misericordia corporali e spirituali, attingiamo ai  sacramenti la pienezza della vita nuova in Gesù Cristo, suo Figlio e nostro Liberatore (cf. Prefazio della Quaresima I). Chiediamo al Padre di guardare con misericordia noi peccatori, coscienti della nostra miseria spirituale (cf. Dn 9,5). Oppressi e angosciati sotto il peso delle nostre colpe, ci sollevi e ci rigeneri la Divina Tenerezza!

L’autore del libro dell’Esodo (20,1-17) ci ha presentato il Decalogo, le dieci parole di vita, che Dio donò sul monte Sinai, ove sigillò l’antica alleanza con Israele. E’ la carta costituzionale dell’Alleanza, dono di Dio, che ha liberato e redento il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto. Gli israeliti non avranno altri dei di fronte al Dio dell’esodo. Essi, accogliendo e osservando il Decalogo, saranno veramente liberi, vivendo in armonia con Dio (vv. 1-11) e con il prossimo (vv. 12-17). L’obbedienza alla legge divina è, dunque, via alla libertà, strada per sperimentare ogni giorno il Dio della liberazione. Dio chiede al suo popolo di vivere nella fedeltà all’Alleanza accettando le dieci parole. Rifiutare il Decalogo è adulterio ! Come Dio nell’opera della creazione lavorò per sei giorni e si riposò nel settimo giorno, così l’uomo nel giorno di sabato dovrà astenersi dal lavoro, dedicandosi interamente a Dio, pregustando il riposo dei cieli nuovi e della terra nuova. Dio, inoltre, assicura felicità e lunga vita a chi onora i genitori (v. 12). Signore della vita, ci chiede di non uccidere. Dio fedele, esige che non commettiamo adulterio. Datore della terra, ci stimola a non rubare. Verità infinita, ci chiede di non pronunciare falsa testimonianza contro il nostro prossimo. Violare le norme riguardanti i rapporti sociali, è offendere Dio, il Signore. Gesù Maestro, che è la nostra Legge vivente e personale, è venuto a portare a compimento la legge antica (cf. CCC 459, 577-582, 592), donandoci il comandamento nuovo dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15,12). La legge nuova completa quella antica ( cf. CCC 1967-1968 ).

Il salmista  (18/19,8-11) ha tessuto l’elogio della legge divina, che è perfetta, rinfranca l’anima, è stabile, ci rende sapienti e fa gioire il nostro cuore; è limpida e illumina gli occhi come il sole. La legge di Dio è più preziosa dell’oro e più dolce del miele. Ha adempiuto queste parole Gesù, sole di giustizia che salva e rinnova l’universo. Le sue parole sono spirito e vita, parole di vita eterna (cf. Gv 6,63.68).

L’apostolo Paolo nella Prima Lettera ai Corinti (1,22-25) annuncia il mistero della croce, fondamento della predicazione e nucleo centrale della fede cristiana. L’apostolo esorta i cristiani di Corinto, che erano divisi tra loro, a fondare la fede sulla parola e sulla sapienza di Cristo crocifisso, che è potenza di Dio. La parola della croce è scandalo, cioè ostacolo alla fede, per i giudei, che chiedono segni prodigiosi, miracoli, azioni visibili per credere (cf. Mt 16,1). Per i pagani la croce è stoltezza, follia, stupidità. Essi cercano la sapienza umana, i discorsi filosofici. Per loro è irragionevole e incomprensibile un Dio crocifisso. Con gli occhi della fede riconosciamo che il Crocifisso è potenza e sapienza di Dio, perché egli ci salva dai nostri peccati all’insegna dell’amore gratuito, offrendosi al Padre in sacrificio di soave odore (cf. Ef 5,2), vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo (cf. 1 Gv 2,2). Volgiamo il nostro sguardo a colui che è stato trafitto per i nostri peccati, Gesù crocifisso, Dio che per amore nostro si è fatto uomo, l’Onnipotente che si è fatto onnidebole per vincere la freddezza e la disumanità. Sulla croce è sconfitto il peccato e la morte. Dalla croce sgorga la vita e la salvezza, un fiume di grazia che purifica e salva il mondo. Nel Crocifisso contempliamo con gli occhi della fede la divina sapienza che fa nuove tutte le cose, la potenza dell’Amore (CCC 272, 550). La Chiesa da duemila anni annuncia Cristo crocifisso, il Salvatore del mondo. Guardiamoci dal rischio di una fede senza la croce, cioè dalla “mondanità spirituale” (Anscar Vonier). Amiamo il Crocifisso e non le ricchezze e i piaceri del mondo. Non viviamo per noi stessi, ma per Cristo crocifisso e risorto. “Quando camminiamo senza la croce, quando edifichiamo senza la croce e quando confessiamo un Cristo senza la croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani” (Papa Francesco). 

 

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Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat


 

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