Catechesi mistagogica della III Domenica d’Avvento / B

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12/12/2014

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.

È la domenica della gioia, richiamata alla nostra mente e al nostro cuore dal colore rosaceo della casula del presbitero, dalla presenza dei fiori attorno all’altare e, soprattutto, dall’antifona d’ingresso, tratta dalla Lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani della Chiesa di Filippi: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino” (4, 4-5) . Infatti, si avvicina “il grande mistero della salvezza”, cioè il Natale del Signore, che attendiamo con fede, desiderosi di celebrarlo con rinnovata esultanza (cf. Colletta). A Dio, Padre degli umili e dei poveri, che invita tutti gli uomini della terra a prendere parte alla pace e alla gioia del suo Regno (cf. Rm 14,17), chiediamo di rivelarci la sua bontà e di concederci un cuore puro e generoso (cf. sal 50,12a. 14b), per preparare la via al Signore che viene (cf. Colletta  Anno B). 

Nell’Antico testamento il profeta Isaia (61,1-2.10-11), divinamente ispirato, ci ha narrato la sua vocazione. Consacrato dallo Spirito di Dio, è inviato a portare la bella e gioiosa  notizia ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la liberazione dei prigionieri, ad annunciare il tempo della misericordia di Dio. Gesù realizza la profezia messianica di Isaia, come evidenzia Luca (4,16-21): “Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo, trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,per proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista;per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.  Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi»”. Con il Natale del Signore nostro Gesù Cristo inizia “l’anno di grazia del Signore” e germoglia la giustizia.

Il salmo responsoriale è il Magnificat di Maria (Lc 1,46-50.53-54). La Chiesa, unita a Maria, loda il Padre con Cristo nello Spirito Santo, proclamando le divine meraviglie operate nella vita degli umili e dei piccoli. Come affermava san Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Ecclesia de eucharistia (17.4.2003): “Nell'Eucaristia la Chiesa si unisce pienamente a Cristo e al suo sacrificio, facendo suo lo spirito di Maria. È verità che si può approfondire rileggendo il Magnificat in prospettiva eucaristica. L'Eucaristia, infatti, come il cantico di Maria, è innanzitutto lode e rendimento di grazie. Quando Maria esclama « L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore », ella porta in grembo Gesù. Loda il Padre « per » Gesù, ma lo loda anche « in » Gesù e « con » Gesù. È precisamente questo il vero « atteggiamento eucaristico ». Al tempo stesso Maria fa memoria delle meraviglie operate da Dio nella storia della salvezza, secondo la promessa fatta ai padri (cf. Lc 1,55), annunciando la meraviglia che tutte le supera, l'Incarnazione redentrice. Nel Magnificat è infine presente la tensione escatologica dell'Eucaristia. Ogni volta che il Figlio di Dio si ripresenta a noi nella « povertà » dei segni sacramentali, pane e vino, è posto nel mondo il germe di quella storia nuova in cui i potenti sono « rovesciati dai troni », e sono «innalzati gli umili» (cf. Lc 1,52). Maria canta quei « cieli nuovi » e quella « terra nuova » che nell'Eucaristia trovano la loro anticipazione e in certo senso il loro «disegno» programmatico. Se il Magnificat esprime la spiritualità di Maria, nulla più di questa spiritualità ci aiuta a vivere il Mistero eucaristico. L'Eucaristia ci è data perché la nostra vita, come quella di Maria, sia tutta un magnificat!” (n.58).   

L’apostolo Paolo, a conclusione della Prima Lettera indirizzata ai fedeli di Tessalonica (5,16-24), sottolinea alcune esigenze nella vita comunitaria: la gioia, la preghiera perseverante , il ringraziamento. Non si deve spegnere il dono dello Spirito , caratteristica del tempo messianico. E’ lo Spirito l’anima e l’animatore della Chiesa, colui che elargisce doni e carismi, particolarmente il dono della profezia, necessario per la crescita della comunità cristiana. Quindi, non si devono disprezzare le profezie, ma occorre valutare ogni cosa, conservando ciò che è buono (cf. 1 Cor 12,10) . I cristiani devono preoccuparsi di astenersi dal peccato. Il Signore della pace santifica tutta la nostra persona: corpo (cf. Rm 7,24), anima (cf. 1 Cor 15,44) e spirito (cf. Rm 5,5). L’azione santificante di Dio, segno della sua fedeltà , ci conserverà irreprensibili per la venuta gloriosa del Signore Gesù (cf. 1 Cor 1,9; 2 Ts 3,3).


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Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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