Catechesi mistagogica della I Domenica di Avvento / B

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28/11/2014

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.

 

“State attenti, vegliate, perché non sapete il momento e l’ora”, dice il Signore (cfr. Mc 13,33)

Con l’odierna I domenica di Avvento inizia il nuovo anno liturgico, che per tutta la comunità cristiana è un cammino di crescita nella fede, ovvero un progressivo ingresso nel mistero di Gesù Cristo crocifisso e risorto, per essere conformati a Lui dallo Spirito Santo secondo la volontà del Padre, “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,13).

Di domenica in domenica ricorderemo e vivremo i misteri della salvezza, i gesti  e le parole di Cristo, che corona l’anno con i suoi benefici (cfr. Sal  64,12).  

L’Avvento, che ha la durata di circa quattro settimane ed è caratterizzato dal colore liturgico “viola”, è tempo di vigilanza operosa, di speranza creativa, di attesa gioiosa, di preghiera ardente. È tempo di grazia in preparazione al Natale, in cui ricordiamo la prima venuta del Figlio di Dio tra di noi nell’umiltà della nostra natura umana, quando portò a compimento la promessa antica (cfr. Gen 3,15) e ci aprì la via della salvezza eterna. 

Contemporaneamente è tempo provvidenziale in cui attendiamo il ritorno definitivo del Signore alla fine dei tempi, quando verrà di nuovo nella gloria, e ci chiamerà a possedere il Regno promesso, che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa (cfr. Prefazio dell’Avvento 1).

Gesù Cristo, colui che è, che era e che viene (cfr. Ap 1,8), “ora viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno” (Prefazio dell’Avvento 1a).

Per volontà di Papa Francesco oggi inizia l’anno della vita consacrata, che si concluderà il 2 febbraio 2016, giornata mondiale della vita consacrata. Tre gli obiettivi di questo anno di grazia: fare memoria grata del passato, vivere il presente con passione, abbracciando il futuro con speranza (cfr. Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 1).

L’antifona d’ingresso (Sal 24,1-3)  è una supplica al Signore per ottenere perdono e salvezza. All’inizio dell’anno liturgico come Chiesa andiamo incontro al Signore Gesù, disponendoci ad intraprendere quell’itinerario fatto da Lui con i misteri della sua vita mortale, quando, consacrato dal Padre in Spirito Santo e potenza, “passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38). Cristo è la ragione d’essere e la meta ultima della storia umana. Mentre la Chiesa acclama: “A te, Signore, elevo l’anima mia, Dio mio, in te confido: che io non sia confuso” (Sal 24,1), con sé eleva verso Dio la creazione, attraverso la “via pasquale” che è Gesù Cristo, celebrato nella SS. Eucarestia. Facendoci voce di tutto il creato, rivolgiamoci a Dio perché manifesti la potenza del suo amore che ci salva. Esprimendo a lui la nostra fiducia, invochiamo la sua protezione contro i nostri nemici spirituali ed il perdono dei nostri peccati. Sperando nel Signore,  non resteremo mai delusi.

Nella Colletta a Dio, nostro Padre, chiediamo di far sorgere nel nostro cuore il fermo proposito di andare incontro con le opere della carità al suo Figlio Gesù Cristo, il Veniente, affinché egli ci porti con sé nella gloria, chiamandoci a possedere la terra promessa (cfr. Gv 14,3).

Nella Colletta Anno B riconosciamo che non viene mai meno la fedeltà di Dio, nostro Padre (cfr. Sal 100,5). Egli si prende continuamente cura di noi, opera delle sue mani, totalmente dipendenti da Lui, che ci ha plasmato con della terra come un vasaio (cfr. Gen 2,7; Is 29,16). A Lui chiediamo il dono della sua grazia, (cfr. Sal 63,8) perché attendiamo come sentinelle con amore fedele ed instancabile la venuta gloriosa del nostro Salvatore, Gesù Cristo,  suo Figlio (cfr. Gc 5,7).

Il profeta Isaia (63,16b–17; 64,2-7) ci guida in questo cammino d’Avvento. Ci ha presentato una preghiera penitenziale, sottolineando da un lato le meravigliose opere compiute da Dio nella storia della salvezza e dall’altro l’infedeltà, la miseria, i peccati d’Israele. Se grande è il nostro peccato, ancora più grande è la bontà misericordiosa del Signore!

Impariamo anche noi a rivolgerci con fiducia a Dio, Padre di Gesù e Padre nostro (cfr. Gv 20,17), nostro creatore e redentore. Egli ci ha salvati, ci ha riscattati, ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte attraverso la passione, la morte  e la  risurrezione del suo Figlio Gesù Cristo. Il Signore nella pienezza del tempo ha squarciato i cieli ed è sceso in mezzo a noi (cfr. Is 63,19).

San Marco (1,10) vede il compimento della profezia di Isaia nell’evento del battesimo di Gesù al Giordano. Il dono di Gesù, che ci rimette i peccati, non è meritato da noi, “avvizziti come foglie” (Is 64,5) . Siamo fragili, deboli, peccatori. È il Padre che ci ha tanto amato da inviarci il suo Figlio come Salvatore (cfr. Gv  3,16-17).

Leggi la catechesi completa

Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat


 

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