Via Crucis del Papa, Bregantini: Gesù vittima di calunnia

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16/04/2014

bregantiniSPIRITUALITA' - «La condanna sbrigativa di Gesù raccoglie così le facili accuse, i giudizi superficiali tra la gente, le insinuazioni e i preconcetti che chiudono il cuore e si fanno cultura razzista, di esclusione e di “scarto”, con le lettere anonime e le orribili calunnie. Accusati, si è subito sbattuti in prima pagina; scagionati, si finisce in ultima». Gesù condannato, scartato, vittima di razzismo  e di calunnia è una delle immagini proposte nelle meditazioni per la Via Crucis al Colosseo con il Papa da monsignor Giancarlo Maria Bregantini. I testi delle meditazioni sono interamente pubblicati L'Osservatore romano.

Le meditazioni seguono lo schema delle XIV stazioni e trattano anche il tema del lavoro: «Questa è la croce pesante del mondo del lavoro, l'ingiustizia posta sulle spalle dei lavoratori. Gesù - si legge nel testo di Bregantini - la prende sulle sue e ci insegna a non vivere più nell'ingiustizia, ma capaci, con il suo aiuto, di creare ponti di solidarietà e di speranza, per non essere pecore erranti né smarrite in questa crisi. Ritorniamo perciò al Cristo, Pastore e Custode delle nostre anime. Lottiamo insieme per il lavoro in reciprocità, vincendo la paura e l'isolamento, ricuperando la stima per la politica, e cercando di uscire insieme dai problemi».

Altro tema su cui riflette Bregantini è la fragilità di Cristo: «Con questa forza interiore che gli viene dal Padre, Gesù ci aiuta anche ad accogliere la fragilità degli altri; a non infierire su chi è caduto, a non essere indifferenti verso chi cade. E ci dà la forza di non chiudere la porta a chi bussa alle nostre case, chiedendo asilo, dignità e patria. Consapevoli della nostra fragilità, accoglieremo tra noi la fragilità degli immigrati, perché trovino sicurezza e speranza. È infatti nell'acqua sporca del catino del Cenacolo - prosegue il l’Arcivescovo - cioè nella nostra fragilità, che si specchia il vero volto del nostro Dio. Qui sta la vera guarigione dal nostro egoismo, sempre in agguato. La relazione con gli altri ci risana e genera una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere, aggrappandosi all'amore di Dio. Solo aprendo il cuore all'amore divino, sono spinto a cercare la felicità degli altri nei tanti gesti del volontariato: una notte in ospedale, un prestito senza usura, una lacrima asciugata in famiglia, la gratuità sincera, l'impegno lungimirante del bene comune, la condivisione del pane e del lavoro, vincendo ogni forma di gelosia e di invidia». Riconosciamo in Lui l'amara esperienza dei detenuti di ogni carcere, con tutte le sue disumane contraddizioni. Circondati e accerchiati, «spinti con forza per cadere».

Nelle meditazioni per la Via Crucis compare anche il tema del sovraffollamento carcerario e della tratta degli esseri umani.

Fonte: Vatican Insider, 12/04/2014

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