Convegno Formatori: Secondo giorno

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09/04/2015

ROMA - «È urgente una pedagogia formativa che consideri la formazione come un unico progetto che deve guidare la formazione iniziale e permanente, in cui nella prima formazione inizia a maturare la “docibilitas” per trovarci con un soggetto docibile (disponibile) a lasciarsi formare sempre, nella continuità di un processo di formazione iniziale e permanente» ha detto Claudia Peña y Lillo, delle Figlie di San Paolo e docente presso l'università Diego Portales di Santiago, parlando della pedagogia della formazione. È fondamentale acquisire la capacità di costruire e ricostruire la propria vita attorno ad un 'centro vitale' che, per il credente, "è il mistero pasquale, la croce del Figlio che, elevato da terra, attrae tutti a sé".

Fare esegesi della propria vita: così sintetizza l'itinerario formativo P. Riccardo Volo, missionario clarettiano, docente presso la Pontificia Università Lateranense e l'Istituto di Teologia della Vita consacrata Claretianum in Roma. Leggere la vita in modo 'sapienziale', cercare di trarre profitto e insegnamento dalle esperienze del quotidiano per maturare come persone e figli di Dio.

Imparare da Gesù-formatore, dalla sua pedagogia, dalla sua testimonianza: Gesù è modello di misericordia, si commuove davanti alle folle che non hanno cibo, si lascia interpellare dalle necessità dei poveri, li fa «uscire dalle loro sicurezze interne, dai loro pregiudizi, dalla loro ristrettezza di vedute, dalle loro intolleranze personali,  culturali e religiose... Nel modello di formazione impostato da Gesù, i poveri, nel contesto delle loro situazioni umane e spirituali, sono 'formatori' dei discepoli».

Gesù ha un modo di formare diverso con ciascuno: segue il cammino di maturazione di Pietro, segnato da forti contrasti; fa una chiamata personale ai discepoli, li chiama a vivere con lui ed a partecipare alla sua missione. Quando il discepoli tornano, dialoga con loro, ascolta i dubbi, i malintesi, i timori e li aiuta a discernere la realtà, a comprenderla, a "contemplare la vita attraverso gli occhi della fede e della grazia".

L'esegesi biblica - conclude Volo - deve diventare esegesi vitale. L'invito che il Risorto fa di "ritornare in Galilea" per annunciare la Buona Notizia è rivolto ai discepoli e a tutti i formatori. «È un invito a “camminare” con altri ... per riprendere il cammino, aiutando altri, consigliando, correggendo, esortando, insegnando... Ma soprattutto, istruendo con la testimonianza della loro vita. Rivelando la propria passione per colui che seguono, il Signore». 

Nel pomeriggio si svolgeranno le attività dei 52 laboratori: i partecipanti al convegno, divisi in gruppi tematici e linguistici, potranno confrontarsi su argomenti di grande attualità per la formazione alla vita consacrata oggi.

L’ESPERIENZA DEI LABORATORI: FORMATORI A CONFRONTO

«Il laboratorio è uno spazio dinamico in cui cercheremo di integrare i nostri saperi e le nostre prassi operative su un tema specifico» - ha spiegato Sr Nicla Spezzati, ASC; Sottosegretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, presentando l’esperienza dei laboratori - «Il laboratorio, infatti, consente di classificare e di valutare le esperienze che i partecipanti portano con sé come bagaglio prezioso».

Cinquantadue i ‘laboratori’ che si sono formati nel pomeriggio, numerose le tematiche affrontate: ‘i giovani aspiranti alla vita consacrata’, ‘la formazione alla comunicazione nell’era digitale’, ‘i poveri agenti della formazione’, ‘complementarietà e reciprocità femminile-maschile nella Vita consacrata’, ‘il dialogo con le culture e inculturazione nella formazione’... Sui tanti argomenti proposti i formatori si sono confrontati, hanno condiviso esperienze per cercare di interpretare il vissuto formativo, di ricavarne linee di chiarimento, di discernimento e di ispirazione verso il futuro.

L’esperienza ha voluto offrire uno sguardo di osservazione e di interpretazione delle questioni proposte, essere «un punto di incontro e di raccordo riflessivo tra teoria e pratica, tra verifica di sé come formatore e verifica dei risultati di formazione circa il tema».

Nel mettere in comune le esperienze, le problematiche, le provocazioni presenti nei cammini formativi, è risuonato l’invito alla speranza: «cerchiamo – ha ribadito Sr Nicla - di riconoscere nei cammini quotidiani, inevitabilmente angusti e grigi, tessuti di problemi, Colui in cui abbiamo posto la nostra speranza e che compie la nostra gioia “Dove ci sono i consacrati sempre c’è gioia”, dice il Santo Padre Francesco, ossia ci sono uomini e donne che nella storia riconoscono il Vivente».

Città del Vaticano, 9 aprile 2015

Comunicato della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica

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