Austria - Donne di fede e di pace

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20/02/2015

beatrixpGIUSTIZIA E PACE - Mentre la scia di ideologia razzista delle manifestazioni del movimento anti islamico Pegida si espande dalla Germania all'Austria, ed ora anche in alcuni cantoni della Svizzera alla Danimarca, a Vienna un gruppo di donne, religiose e laiche, ha avviato con successo una campagna di risposta pacifica e comune contro la violenza e la discriminazione. "Frauen für Vertrauen, Dialog und Gerechtigkeit" (Le donne per la fiducia, il dialogo e la giustizia) è il motto della campagna che ha riunito donne cattoliche, evangeliche, ebree, musulmane, indù e non credenti che, "mano nella mano contro la paura e la violenza", hanno sfilato in diverse migliaia lo scorso 2 febbraio in risposta e in contemporanea alla prima manifestazione di Pegida nella capitale austriaca, con soli 200 partecipanti. Sul ruolo delle donne e l'importanza del loro contributo per il dialogo e la pace, suor Beatrix Mayrhofer, una delle promotrici della campagna, e presidente del Vereinigung der Frauenorden Österreichs (Associazione degli ordini femminili in Austria), ha espresso le sue opinioni a Massimo Lavena per Sir Europa.

Con la campagna "Frauen für Vertrauen, Dialog und Gerechtigkeit" vengono rilanciati i valori storici dell'Austria, snodo di confronto culturale e religioso d'Europa. Quanto può essere pericoloso il movimento Pegida e quali le vostre obiezioni?
"L'azione del Movimento femminile cattolico austriaco, che sostengo in qualità di presidente dell'Associazione degli ordini femminili austriaci, intende sottolineare ciò che si ha in comune, rispetto a quanto divide. Siamo dell'idea che una fiducia reciproca, un dialogo sincero e lo sforzo per la giustizia costituiscano una base su cui costruire la nostra società. L'impegno per la giustizia sociale è molto importante sotto questo aspetto, poiché le persone che si trovano in situazioni di emergenza sociale, che sono senza lavoro o hanno paura di perderlo, sono più sensibili agli slogan radicali. Credo che non si debba prestare troppa attenzione al movimento Pegida, ma che si debba tuttavia essere più sensibili nei confronti di chi è ai margini della società e interrogarsi sulle cause che portano queste persone alla povertà".

Scendere in piazza per ribadire la forza e l'unione tra le donne, oltre le diversità culturali e religiose: quanto il fattore femminile può essere una risposta agli intolleranti e ai razzisti?
"Sono convinta che in ogni comunità religiosa esistano uomini e donne che si adoperano per la riconciliazione e la fratellanza. In questo processo di riconciliazione, spesso sono proprio i piccoli passi ad avere un'importanza particolare. Forse le donne hanno maggiori possibilità a dare questi piccoli segni, per andare avanti, un passo per volta".

Nell'anno dedicato dalla Chiesa cattolica alla Vita consacrata, suor Beatrix scende in strada insieme a donne di altre fedi: cosa significa per lei, consacrata e presidente del Vereinigung der Frauenorden Österreichs, questa ulteriore opportunità di riflessione nel 2015?
"Uno degli aspetti piacevoli della mia attività consiste nel poter incontrare sempre persone che appartengono a un'altra comunità di fede o che hanno un background culturale diverso dal mio. La mia personale fede in Dio, nostro Creatore, che nel suo amore ha creato ogni essere umano a sua immagine, è per me un fondamento forte e importante. In questi tempi, in cui si fanno sentire nuovamente molti pregiudizi e aggressioni, il documento conciliare 'Nostra Aetate' è un chiaro punto di riferimento in tal senso. A Vienna continua a vivere la preziosa eredità del card. Franz  König, e per essere costruttori di ponti ci sono molte possibilità. E ogni pietra che non viene scagliata contro altri ma viene invece utilizzata per costruire ponti, è un mattone per costruire la pace".

Quale può essere oggi per la Chiesa austriaca l'apporto degli ordini religiosi femminili, e quanto possono fare per la creazione di una società che non discrimini sulla base della fede o dell'appartenenza etnica o della provenienza nazionale?
"Al centro della nostra vita consacrata a Dio vi è la dedizione a Dio stesso e alle persone. Nell'Adorazione troviamo l'orientamento della nostra vita, nella celebrazione eucaristica troviamo la forza e il compito di essere a disposizione delle persone. Nel nostro servizio ci chiediamo innanzitutto di cosa abbiano bisogno le persone e non a quale comunità religiosa appartengano. In qualità di religiose, con la nostra decisione di non sposarci, di vivere in modo semplice e a disposizione, abbiamo una grande libertà. L'amore di Cristo spinge all'azione, ma anche ad adoperarci per i deboli e per chi non ha voce".

Fonte: Servizio Informazione Religiosa, 11/02/2015

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