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Missionario italiano denuncia: «Traffico di neonati in Niger»

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14/01/2015

rifugiatiGIUSTIZIA E PACE - Quattromila euro per una femmina, cinquemila per un maschio. Nel caso di fratelli si può ottenere uno sconto, mentre per una coppia di gemelli maschi è previsto un sovrapprezzo: tutta l’operazione può arrivare a costare 15 mila euro. Di questi, alla madre biologica ne vanno dai 90 ai 225.

Il turpe tariffario cui ci riferiamo regola un sconvolgente traffico di neonati in corso tra due Paesi africani, il Niger e la Nigeria. A denunciarlo – su “Mondo e Missione”, mensile del Pime - è padre Mauro Armanino, della Società missioni africane (Sma), di stanza a Niamey. L’articolo è uscito sul numero di gennaio, proprio in concomitanza con la Giornata mondiale della pace che quest’anno aveva per tema “Non più schiavi, ma fratelli”. Enel messaggio diffuso per l’occasione papa Francesco citava anche «le forme mascherate di adozione».

«Quello del Niger – si legge nell’inchiesta firmata da Anna Pozzi – è solo il caso più recente e clamoroso di network africano per la “fabbricazione”, il traffico e la vendita di neonati. Figli di donne, e più spesso ragazzine tra i 14 e i 19 anni, costrette in condizioni di semi-schiavitù e grande deprivazione in pseudo cliniche o finti orfanotrofi, portano avanti gravidanze su commissione o con lo scopo di cedere il proprio bambino a qualcun altro». Spiega padre Armanino: «Queste ragazze sono rese schiave dalla miseria e dall’omertà. In cambio di una manciata di naira generano figli vendibili ad acquirenti danarosi. Rapire, pagate, schiave sino al parto e poi scartate. Figlie della povertà che così si perpetua».

Scopo del traffico l’adozione illegale. E qui sta l’altra notizia: di solito siamo abituati a trovare, nel ruolo di committenti, ricche famiglie occidentali (fece notizia, qualche anno fa, il grande scandalo di neonati e minori guatemaltechi adottati illegalmente negli Usa). Stavolta il business è totalmente “made in Africa”: di qui ragazze povere, di là “una dozzina di donne, spesso mogli di personaggi di spicco – dall’ex presidente del Parlamento Hama Amadou all’ex ministro dell’Agricoltura a un direttore di banca… - che fingevano gravidanze e compravano neonati». Donne che non reggevano il peso della sterilità e della vergogna conseguente, con tutti gli “effetti collaterali connessi” (in Niger una donna senza figli eredita solo un ottavo dei lasciti del marito).

Teatro dello scandalo la vicina Nigeria: le donne incriminate, infatti, andavano a partorire a Ore, nell’Ondo State – spiega “Mondo e Missione” -. «Quindi le “neo-mamme” registravano i “loro” bambini in una clinica di Cotonou in Benin, per poi rimpatriare via terra, evitando così i controlli aeroportuali. Oppure, prendevano un aereo, facendo rientrare il neonato attraverso le frontiere terrestri insieme a una baby-sitter. Nel traffico sarebbe coinvolta anche un’influente donna d’affari del Burkin Faso e ci sarebbero probabilmente connessioni anche con il Togo».
La Nigeria, da anni sotto i riflettori per la tratta delle ragazze destinate alla prostituzione , è toccata anche dal fenomeno del traffico di minori: nonostante le azioni delle forze dell’ordine locali, le “baby factory” sono un fenomeno in crescita soprattutto negli Stati del Sud (a maggioranza cristiana, a differenza del Nord, più musulmano).


«Quando tutto diventa merce – è l’amaro commento di padre Armanino – la merce diventa tutto. E la differenza con gli umani si assottiglia e infine sparisce. Le merci umane sono della stessa categoria delle altre. Producibili. Commerciabili e vendibili per gli acquirenti sul mercato».

Parole che riecheggiano le vibranti e ripetute denunce di Bergoglio sulla “cultura dello scarto” che, ancora oggi, produce umiliazione e schiavitù per troppi esseri umani alle più diverse latitudini.

Fonte: Vatican Insider, 08/01/2015

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