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Card. Gianfranco Ravasi: l'uomo ha dimenticato la fraternità con la terra

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30/08/2017

ambiente-naturaRIFLESSIONI - Nella Genesi il Creatore si rivolge all’uomo invitandolo a “soggiogare la terra” e a “dominare” sugli esseri viventi terrestri. In realtà, i due verbi ebraici usati esigono una semantica più sfumata e persino suggestiva: kabash-soggiogare originariamente rimanda all’insediamento in un territorio che dev’essere perlustrato e conquistato, mentre radah-dominare è il verbo del pastore che guida il suo gregge. 

L’uomo, perciò, ricevette da Dio una delega che è espressa in Genesi 2,15 con un’altra coppia verbale significativa: il Creatore lo collocò sulla terra “perché la coltivasse e custodisse”. Curiosamente i due verbi ebraici usati abad e shamar designano anche il servizio cultico e l’osservanza della legge divina, fondamento dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. 

C’è quindi, un’alleanza sacra primordiale tra creato e creatura umana. Questa centralità dell’uomo nella visione biblica, se ha il merito di demitizzare la natura riconducendola alla sua realtà immanente e non panteistica e, quindi, di esaltare l’impegno del lavoro e della scienza, ha però tendenzialmente ridimensionato la natura, funzionalizzandola alle finalità dell’uomo.

Costui ha dimenticato spesso la sua “fraternità” con la terra, cioè la sua “materialità” ribadita da Genesi 2,7: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo…”, e si è comportato non da delegato-tutore divino ma da tiranno, al punto tale che la stessa Genesi deve registrare la devastazione ambientale attraverso l’immagine di un panorama stepposo popolato di spine e cardi ed erba selvatica (3,18). (Cardinale Gianfranco Ravasi)

Fonte: sanfrancescopatronoditalia.it, Foto - Lucas_Cranach

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