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Usg, dal 24 al 26 maggio l’Assemblea dei superiori generali sul “discernimento vocazionale”

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25/05/2017

P1030744 1ASSEMBLEA USG - Si sono aperti questa mattina, 24 maggio, presso il Salesianum di Roma, i lavori della 89ª assemblea semestrale dell’unione dei superiori generali sul tema: il discernimento vocazionale in un mondo interculturale. Al superiore generale dei gesuiti, Arturo Sosa, è stata affidata la prima impegnativa relazione sulla vita consacrata nel mondo interculturale di oggi.

Interculturalità e cattolicità, ha detto, sono due temi complessi che chiamano direttamente in causa anche la vita consacrata. Chiarito il concetto “relazionale” di cultura e di inculturazione, ha poi precisato subito che ci si dovrebbe attentamente cautelare di fronte alla tentazione di considerare il carisma come qualcosa di “intangibile ed immutabile”, quasi fosse una realtà esterna e diversa dalle culture delle persone che lo vivono. Anche la vita consacrata fa parte di quella chiesa che nell’evangelizzazione, e quindi nell’incontro con altre culture, ha sempre trovato la sua ragion d’essere. La chiesa e la vita consacrata si sono arricchite di quella diversità interculturale che ha portato non solo ad una più approfondita conoscenza del vangelo stesso, ma anche ad una riscoperta della fede, della giustizia, del dialogo e, in particolare, della riconciliazione.

Una delle più immediate conseguenze di questo arricchimento interculturale è stata quella di una più approfondita visione critica delle origini di ciascuna famiglia religiosa e del rispettivo sviluppo storico. I fondatori, partendo dalla loro esperienza di fede, hanno saputo rispondere a situazioni precise e diversificate nei rispettivi contesti in cui sono vissuti. Ciascuna congregazione «ha cercato di discernere la sua storia di come vivere il carisma in contesti diversi e mutevoli». Mai come oggi, forse, l’approfondimento criticamente responsabile della propria tradizione carismatica «è una esigenza chiara e necessaria per il futuro della vita consacrata».

Un’altra conseguenza è quella di vedere nel discernimento spirituale comunitario «il modo normale per prendere decisioni sulla missione in ogni contesto dove la vita consacrata è inculturata». E’ un fatto che le nostre comunità religiose sono sempre più non solo internazionali e multiculturali, ma anche capaci di interagire positivamente tra una cultura e l’altra. In un contesto del genere, ad esempio, la sfida delle lingue riveste un ruolo determinante. Sia pure tra tante difficoltà, l’apprendimento delle lingue locali, infatti, è sempre stata una delle migliori tradizioni missionarie degli istituti religiosi. Ciò che ha sempre entusiasmato e portato alla interculturalità è stato il fatto di «condividere la missione, farne oggetto di discernimento in comune, pianificarla con sensatezza e valutarla con realismo». Tutto questo non sarebbe stato possibile senza un’autentica “vita nello Spirito”, senza l’eucaristia, senza un “pensiero libero e critico”, senza una generosa dedizione alla missione.

Con altrettanta onestà va anche detto, però, che senza una solida formazione iniziale e permanente, è impensabile sia l’efficacia nella missione come pure la continuità del carisma di ciascuna congregazione. Non per nulla, una delle sfide maggiori della formazione per l’interculturalità oggi è quella di «conoscere e prendere in considerazione le culture giovanili nei vari contesti sociali attuali». Il relatore ha in qualche modo sintetizzato la complessità del momento attuale in un interrogativo: come tematizzare nei piani di formazione, iniziale e permanente, la pluralità dell’esperienza religiosa e culturale contemporanea in vista di una visione spiritualmente integrata della diversità? L’incontro con altri richiede un processo formativo dialogante in molte dimensioni allo stesso tempo e cioè: contesto culturale, carisma, storia, processi personali, preparazione intellettuale. «Solo con l’aiuto della grazia di chi ci invita a questa vita, ha concluso il relatore, è possibile aprirsi all’esperienza dell’interculturalità, considerandola una dimensione della nostra vita cristiana, religiosa e missionaria».

L’intervento di p. Sosa, su cui si sono poi confrontati ai tavoli i superiori generali, sarà ripreso dal superiore generale dei verbiti, Mark Weber, sul tema specifico del “discernimento vocazionale in un mondo interculturale”. Altri tre superiori generali poi (claretiani, camilliani e comboniani) integreranno il tema sulla base di quanto concretamente si sta facendo nei rispettivi istituti religiosi

I lavori della prima giornata sono proseguiti nel pomeriggio nei gruppi linguistici coordinati dal vicario generale dei salesiani, don Francesco Cereda, e impegnati nel rispondere, proprio in quanto superiori generali, al questionario sul prossimo sinodo episcopale riguardante “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”.

(p. A. Arrighini)

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