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Paolo, Apostolo della Misericordia per vocazione (Gal 1,15-16)

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25/01/2017

paoloRIFLESSIONI -  Consolante e allo stesso tempo... sfida quotidiana. Mi riferisco al nostro programma di vita scolpito accanto al Tabernacolo. Gesù ci assicura la sua presenza perenne di amore, di misericordia, di compassione: «Non temete, Io sono con voi». Ma il Signore ci chiede in cambio: «Abbiate il dolore dei peccati». E’ un programma di vita impegnativo quando ci si decide a tradurlo nel proprio quotidiano.

La prima parte del programma è un dono, semplice gratuità: «Siete salvi per la grazia, tramite la fede: ciò non proviene da voi, ma è dono di Dio; non dalle opere, perché nessuno se ne vanti» (Ef 2,8-9). Noi non lo meritiamo, ma lo abbiamo ricevuto a un prezzo incalcolabile, cioè «per mezzo del sangue prezioso di Cristo» (1Pt 1,19). Come apprezzare il dono e renderlo fecondo nella nostra vita e nel nostro rapporto con gli altri? Questo è ciò che la seconda parte del programma ci chiede di attualizzare nella nostra vita personale e comunitaria, così come siamo: una Famiglia.

Il mese di gennaio, il primo mese di ogni nuovo anno, è anche quello in cui celebriamo la conversione del nostro Padre san Paolo, unica celebrazione dell’anno liturgico che fa memoria di una conversione. Si tratta di un momento decisivo per Paolo se seguiamo lo sviluppo del suo itinerario, che lo porta ad essere da «ultimo fra gli apostoli» a glorioso Apostolo della misericordia del Signore. La “forma” di ogni Paolino, san Paolo, quindi, diventa “il” modello da seguire per «rivestirsi di Cristo».

Non possiamo dare quello che non abbiamo. Per essere apostolo della misericordia del Signore, Paolo deve prima sperimentare cosa, o meglio, chi è la misericordia. Leggiamo tre volte negli Atti degli Apostoli come lui abbia sperimentato nella sua vita il Signore crocifisso e risorto. Paolo per sua stessa confessione si sente un recipiente indegno della misericordia: «Io infatti sono l’ultimo fra gli apostoli, neanche degno di venire chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio» (1Cor 15,9). Appassionato di questa esperienza, egli predica «a tempo opportuno o importuno» di quanta misericordia Cristo ci ha investito nell’amarci, rendendo lui stesso esempio di questo evento straordinario: «Ma Dio ci dà prova del suo amore per noi nel fatto che, mentre ancora eravamo peccatori, Cristo morì per noi» (Rom 5,8). Il suo unico vanto, infatti, è l’atto con cui Cristo lo ha salvato: «A me non avvenga mai di menar vanto se non nella croce del nostro Signore Gesù, per mezzo del quale il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo» (Gal 6,14). Infatti, come Paolo ha ricevuto la misericordia dal Signore, adesso egli la condivide con tutti noi attraverso la sua appassionata proclamazione della Buona Novella, il Cristo crocifisso e risorto. Possiamo dire che questa è la specificità del Vangelo di Paolo, il Cristo che è morto e risorto per lui e, di conseguenza, per tutta l’umanità.

Il mese di gennaio dovrebbe essere decisivo per noi Paolini. Dovrebbe essere il «primo giorno del resto dell’anno», o meglio, «il resto della nostra vita» fino a quando, con il nostro Padre san Paolo, potremo anche noi dire: «… vivo, però non più io, ma vive in me Cristo». Così potremo essere anche noi apostoli autentici della misericordia di Dio nella “forma” del nostro Padre san Paolo.

Papa Francesco ci esorta ricordandoci che l’Anno giubilare della Misericordia non si conclude con la chiusura della Porta Santa ma che questa rimane e continua ad essere aperta, perché la vera porta è Gesù Cristo, il volto misericordioso del Padre (cf MM, 9; Gv 10). La vita di Paolo continua in ciascuno di noi che, come membri della Famiglia Paolina, siamo «san Paolo oggi vivente». L’ultima frase del nostro programma di vita è un richiamo permanente alla conversione. È un invito, cioè una preghiera del Signore per noi, perché la sua misericordia sia veramente sperimentata, accolta, vissuta e condivisa. Che veramente sia così perché la misericordia genera il dialogo, la riconciliazione, la fraternità, la comunione, la collaborazione, la pace, di cui abbiamo molto bisogno oggi. La misericordia ottimizza la vita comunitaria e quella della Famiglia e feconda la propria missione.

Concludo con le parole del Maestro, il Modello “originale” da seguire. «Perciò ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato. Colui invece al quale si perdona poco, ama poco» (Lc 7,47). “La donna” a cui i suoi molti peccati sono perdonati possa riferirsi provvidenzialmente alla nostra “mirabile Famiglia Paolina”, composta dai molti fratelli e sorelle delle sue dieci istituzioni.

* Don Celso Godilano è Consigliere generale e membro del SIF (Segretariato Internazionale per la Formazione)

Fonte: paulus.net

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