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Bomba contro una chiesa a Samarinda. Quattro feriti

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15/11/2016

SamarindaINDONESIA - Una bomba artigianale è scoppiata davanti alla chiesa Oikumene a Sengkotek (Samarinda), nella provincia di East Kalimantan. Quattro persone, fra cui un bambino, sono state ferite e vi sono stati danni ai motocicli lì parcheggiati. E’ la prima volta che avviene un incidente di questo tipo nella capitale provinciale dell’East Kalimantan.

Il capo della polizia gen. Safarudin, confermando l’incidente, ha parlato di bomba molotov ad opera di ignoti, scoppiata alle 10.30 ore locali (9.30 ora di Jakarta).

Una fonte locale ha comunicato ad AsiaNews  che alcune persone presenti sulla scena del crimine hanno detto che l’autore è stato fermato e arrestato dalla folla dopo aver tentato di fuggire gettandosi nel vicino fiume.

Non si conosce il motivo dell’attacco. L’autore è un residente di Bogor, della provincia di West Java.

La situazione politica

È probabile che l’attentato sia frutto della tensione che in questi giorni caratterizza soprattutto Jakarta. La società è divisa in due campi differenti. Uno è quello di coloro che credono alle accuse di “blasfemia” ad opera del governatore di Jakarta Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama, un cristiano. In questo gruppo vi sono musulmani radicali e altri gruppi, fra cui il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui).

L’altro campo difende Ahok. Fra questi vi sono accademici, religiosi musulmani, le due organizzazioni islamiche più numerose del Paese - la Nahdlatul Ulama e la Muhammadiyah – e altri gruppi della società civile. Questi affermano che Ahok è stato preso di mira apposta da parte di alcune frange radicali, manipolando un apparente caso di “blasfemia religiosa” per destabilizzare l’amministrazione del presidente Joko Widodo.

I gruppi radicali hanno già inscenato manifestazioni e scontri lo scorso 4 novembre e ne preparano altre per il prossimo 25 novembre. Il loro disegno è costringere Widodo a dare le dimissioni dopo aver organizzato un caos diffuso. Un fatto simile è avvenuto nel 1998, quando una specie di “guerra civile” scoppiata fra diversi settori della società, costrinse l’allora presidente Suharto a lasciare il potere.

Fonte: asianews.it, 13/11/2016

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