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Annunciate: la lettera per consacrate e consacrati

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15/10/2016

annunciate1RIFLESSIONI - Rallegratevi, Scrutate, Contemplate e Annunciate: sono quattro parole, quattro verbi che hanno accompagnato l’Anno della Vita Consacrata con quattro lettere (veri e propri libretti) che rimarranno, speriamo non solo nelle Biblioteche, nelle nostre comunità. Uno degli obiettivi dell’Anno dedicato alla Vita consacrata era rinvigorire questa vocazione e renderla più visibile e vicina alla persone, perché venga conosciuta maggiormente.

La presentazione si svolge all’interno della Scuola Biennale STUDIUM, promossa dalla CIVC, per preparare persone competenti sul Magistero e sulla Normativa Canonica della Vita Consacrata. “Ci auguriamo che sia una formazione aggiornata sul Vaticano II ma anche sul magistero successivo di Papa Francesco. Il corso coniuga ricerca e prassi… un legame con il passato ma soprattutto con il presente che è dove parla Dio.” Lo afferma il Cardinal Joao Braz de Aviz, Prefetto del Dicastero per la Vita Consacrata.

“Abbiamo scelto degli otri simbolici per farci guidare: la vita fraterna in comunità, la formazione (non solo disciplinare e razionale, ma che prenda tutta la nostra vita), la missione che va rinnovata di nuovo in rapporto all’esercizio dell’autorità e della gestione dei beni.” Prosegue Cardinal Braz.

Padre Sebastiano Paciolla, Sottosegretario del Dicastero, ci illustra brevemente la lettera: “Un solo verbo imperativo che da il titolo alla lettera, il tema fondamentale è quello della missione. Chi è che parla? Il dicastero ma facendo eco al Magistero di Papa Francesco. Nel sottotitolo, “testimoni e genti”, sono parole di riferimento ma legate al Vangelo di Gesù. I consacrati sono i testimoni del Vangelo tra le genti. Il testo si apre con un incipit molto sintetico, che collega questa lettera alle tre precedenti, con l’intento di collegamento tra loro e di continuare un cammino di riflessione, che si ferma al leggere la ‘missio Dei’ come mistero affidato da Cristo alla sua Chiesa e confermato a Pentecoste dallo Spirito Santo. Ogni forma di vita consacrata è chiamata a dare ragione della propria speranza, continuando a scrivere la sua storia con potenza di fuoco. Non c’è nessuna forma di vita che si possa sottrarre da questo invito di Missione. Il prologo ha lo scopo di delineare l’ambiente con il quale la Vita consacrata si confronta. Seguono tre segmenti: fino ai confini della terra, Chiesa in uscita, fuori dalla porta. Questa lettera rimane aperta nel suo orizzonte finale perché non ha una conclusione.”

È lo spirito il protagonista della missione. I consacrati sono portatori e portatrici di una grande ricchezza ma in vasi fragili, di creta e quindi possiamo lavorare solo con la grazia di Dio. La lettera ci spinge ad analizzare ma a non fermarsi li, andare oltre, avanti.

Monsignor Carballo, Segretario della Congregazione, con alcune pennellate ci aiuta a cogliere il fuoco della lettera: “Questa lettera è frutto di un lavoro sinodale anche se poi una persona ha sviluppato. Non si può separare annuncio da testimonianza: u filo rosso in tutta la lettera. Il protagonista dell’annuncio non siamo noi, ma è lo Spirito Santo. Non si può pensare ad annunciare il Vangelo senza accogliere lo spirito che ci spinge ad a andare fuori. La Chiesa è una Chiesa in missione e in uscita, e la Vita consacrata che è Chiesa è in missione e in uscita. Andate e proclamate il Vangelo non è un optional ma un mandato chiaro. Al missionario si chiede che sia audace e creativa, siamo in tempo di nuova evangelizzazione e questo non può lasciarci indifferenti; non possiamo impiegare vecchi stili o vecchi linguaggi; un grosso problema che abbiamo come Chiesta è che non ci facciamo capire. E questo la gente lo capisce: quando parliamo con il libro o quando parliamo con il cuore. Dobbiamo essere creatori di nuovi linguaggi e nuovi stili, questo richiede un occhio critico. Un altro pericolo che vedo è l’eccesso di diagnosi: è il momento di fare qualcosa anche con il rischio di sbagliare. Siamo chiamati a scoprire nuovo metodi che lo Spiriti ci suggerisce. L’evangelizzatore deve essere in uscita, deve andare. Ora troppo spesso decliniamo il verbo tornare, più che andare. Il missionario deve essere una persona libera, sine proprio: deve liberarsi della comodità e dell’autoreferenzialità, dell’accidia e la stanchezza cronica, della mondanità. L’evangelizzatore deve essere persona spirituale, che si lascia muovere dallo Spirito non in senso intimista.

Dobbiamo recuperare la centralità di Cristo, altrimenti annunciamo noi stessi. Meno chiesa e più Gesù. La spiritualità del missionario è una spiritualità olistica, c’è troppa frammentazione tra le diverse parti; una spiritualità unificata, siamo figli del cielo e della terra, deve tener conto di questi due aspetti; una spiritualità dinamica che ci faccia essere mistici e profeti. Una spiritualità di presenza, di discepoli e testimoni; abbiamo forse troppi maestri e pochi testimoni. Una spiritualità apostolica, quindi appassionata. Una spiritualità conflittuale e controcorrente, Gesù non è venuto a portare pace ma fuoco. Non lasciamoci rubare l’entusiasmo e la forza missionaria.“

Suor Nicla Spezzati, Sottosegretario del Dicastero fa memoria della quattro voci matrici illustrate nelle quattro lettere. “La prima voce: la vocazione vissuta nel mistero della gioia, che è pellegrinaggio. La seconda voce ci invita a scrutare la storia con occhi di profeta; la terza voce è la cura continua dello sguardo contemplativo. La quarta voce esprime un convincimento ‘Io sono una missione su questa terra’ e per questo mi trovo su questo mondo. Questo parole ci orientano vero il futuro: allenare il nostro sguardo ai segni piccoli e operare scelte in questo senso, scelte nel segno del piccolo e del debole. Allenare l’anima all’attitudine a leggere dentro le cose.

Procedere piantando semi, non è tempo di correre su autostrade ma battere terreni nuovi. L’invito a procedere insieme presente in tutte le lettere, si tratta di scoprire la responsabilità di essere profezia come comunità, con umiltà a pazienza. Non siamo profeti solitari, ma uomini e donne di comunione, capaci di elaborare insieme segni nuovo anche nei tempi di persecuzione e del martirio. Dobbiamo apprendere la difficile arte della relazione del diverso da noi. I cammini solitari non hanno futuro perché ci escludono dalla Chiesa comunionale. L’invito di tutte le lettere ci porta verso pensieri e azioni generative coniugate con la fede. Oggi tutti consumiamo: immagini, cibo, persone, sesso. Perché non opporre a questo il pensiero generativo dello Spirito? Pensiero, scelte e azioni generative creano vita e arginano un pensiero consumista che consuma e affligge. La cultura del lamento e della depressione sta diventando la malattia dei nostri istituti, che fa un’opera di distruzione, invece di quella costruttiva che è sempre di fede. Il pensiero generativo è all’origine di ogni nostro istituto.

La secolarità, la differenza generazionale e la realtà multiforme sono i tre ambiti dove la lettera ci invita a vivere la generatività.”

Scaricare e leggere l’intervento di Suor Nicla Spezzati

Padre Xavier Larrañaga, Preside del Claretianum chiude l’incontro con alcune note: “Il testo mi piace, ben fatto e riuscito. È una chiamata alla conversione, ad assumere un atteggiamento di apertura mentale. Non è racchiuso nel timore dell’autocritica. Nei nostri istituti rischiamo di ragionare in modo logico e producendo documenti su documenti, ma ci allontaniamo dalla gente e dalla realtà. Questa chiamata alla conversione pastorale richiama la creatività, siamo chiamati a ricreare luoghi e linguaggi dove si possa ritrovare Dio. Ci sono tre parole che sintetizzano questo testo: conversione, creatività e comunione. La conversione è un esodo, un’uscita da noi stessi, non aspettiamo di avere tutto chiaro per muoverci.”

Che eredità ci lascia questo anno dedicato alla riflessione e all’incontro della Vita Consacrata? Ognuna e ognuno saprà scorgere orizzonti di speranza e di rinvigorimento della propria vocazione, ma possiamo sicuramente concordare che Papa Francesco ha segnato con parole chiave questo cammino che possono solo aiutarci nella comunionalità dei carismi e nella spinta a vivere dentro il mondo come voce profetica.

Fonte: internationalunionsuperiorsgeneral.org

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