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Le religiose e la sfida della comunione, per una nuova progettualità

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03/10/2016

usmi assemblea2016-640x375RIFLESSIONI - Puntare alla “intercongregazionalità”, unire carismi diversi per creare una nuova unità e progettualità: questo il leitmotiv dell’assemblea diocesana dell’Usmi, Unione superiore maggiori d’Italia, che venerdì 23 settembre ha aperto l’anno pastorale delle comunità religiose femminili del Lazio. Tema dell’assemblea, che si è riunita nell’auditorium del collegio internazionale Seraphicum: “Molteplicità dei carismi: insieme per costruire il futuro (visione, dialogo, cammino)”. Al centro dell’attenzione anche la solidarietà. L’incontro delle comunità religiose è stato, infatti, l’occasione per una raccolta fondi destinata alle popolazioni colpite dal terremoto nel centro Italia il 24 agosto scorso. Durante l’assemblea è stato inoltre presentato il programma dell’anno pastorale dell’Usmi diocesana e regionale: primo appuntamento il Giubileo della vita consacrata previsto per domenica 2 ottobre nella basilica di San Giovanni in Laterano.

L’incontro al Seraphicum è partito dall’invito rivolto da Papa Francesco nella lettera Apostolica a tutti i consacrati per l’Anno della vita consacrata nel 2014. In quell’occasione il Pontefice auspicava la crescita della comunione tra i membri dei diversi Istituti: «La comunione e l’incontro fra differenti carismi e vocazioni – scriveva – è un cammino di speranza». Proprio dall’invito del Papa hanno preso spunto le religiose, ha spiegato la delegata dell’Usmi diocesana suor Gabriella Guarnieri, delle Maestre Pie Venerini. «Stiamo riflettendo molto sull’idea dell’intercongregazionalità tra i vari ordini. Il calo delle vocazioni si sente – ha affermato -, molte sono le suore anziane e malate, siamo chiamate a trovare una soluzione e mettere insieme i nostri vari carismi può dar vita a un nuovo bene comune».

Nella riflessione proposta da suor Elisabetta Flick, delle Ausiliatrici delle anime del purgatorio, l’esortazione a «lasciare il passato per guardare al futuro. Oggi – ha sottolineato – come congregazioni religiose, siamo chiamate a costruire insieme il futuro. Bisogna guardare all’intercongregazione in chiave positiva, leggere la nostra fragilità come occasione meravigliosa per costruire un nuovo futuro. Nessuno di noi perderebbe nulla della sua originalità, anzi, sarebbe un arricchimento». Suor Elisabetta ha parlato della sua personale esperienza di lavoro con religiose di congregazioni e carismi diversi. La religiosa, infatti, è la responsabile del progetto dell’Unione internazionale superiore generali “Migranti -Sicilia” partito 9 mesi fa. Undici suore sono impegnate, su invito dei vescovi locali, a Ramacca (diocesi di Caltagirone) e ad Agrigento. «Facciamo da ponte tra i migranti e la popolazione locale per dare vita all’integrazione vera – ha spiegato suor Elisabetta – Vogliamo testimoniare che è possibile vivere insieme anche se di colore e cultura diversa. Il nostro compito non è essere una struttura di accoglienza, bensì essere suore di strada. Andiamo, cioè, in quei luoghi dove i migranti si nascondono e li aiutiamo a muovere i primi passi in una terra per loro straniera».

Desiderio delle religiose è quello di esportare il progetto per poi creare una rete tra tutte le consacrate che nel mondo lavorano con i migranti. Favorevole all’intercongregazione anche padre Giuseppe Midili, dell’ordine dei carmelitani, incaricato dell’Ufficio per la vita consacrata del Vicariato. «Lo Spirito Santo suscita i carismi della Chiesa, primo fra tutti la comunione. Se iniziamo a diventare individualisti andiamo contro lo Spirito. Importante, però, è non puntare a riempire i conventi ma essere faro nelle tenebre quindi condurre una vita semplice e gioiosa per essere d’esempio».

Tra gli ordini presenti all’assemblea anche le Missionarie della Divina Rivelazione che dal 15 ottobre, in occasione dei 100 anni delle apparizioni della Madonna di Fatima e i 70 anni della Vergine della Rivelazione a Tre Fontane, ogni secondo sabato del mese percorreranno con i pellegrini un percorso mariano dalla chiesa luogo del martirio di San Paolo alla grotta delle apparizioni a Tre Fontane.

Fonte: romasette.it, 26/09/2016

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