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“I Gesuiti non cedano alla tentazione di addomesticare le frontiere”

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22/09/2016

civiltà cattolicaRIFLESSIONI - La XXXVI Congregazione generale dei gesuiti, che comincia il 2 ottobre, «certamente verificherà, nella relazione sullo `stato della Compagnia´, se si sia data risposta adeguata» al discorso di Benedetto XVI alla XXXV Congregazione, che «apriva un’epoca nuova per la Compagnia riguardo alle sue relazioni con la Santa Sede». Inoltre, si confronterà con quanto papa Francesco ha già detto e chiesto ai gesuiti dalla sua elezione ad oggi, giacché se è vero che tutti i papi si sono rivolti ai gesuiti, è vero però che il primo papa gesuita nella bimillenaria storia della Chiesa, si rivolge ai confratelli «conoscendo dal di dentro la nostra condizione di gesuiti»: «Con una certa frequenza egli si riconosce esplicitamente gesuita, espone con semplicità, quasi a bassa voce, ma senza giri di parole, i tratti grandi e forti della nostra spiritualità e identità».  

In questi termini Civiltà cattolica spiega la novità della prossima Congregazione generale, convocata per eleggere il successore dello spagnolo Adolfo Nicolas, al comando dal 2008, e prepara i lavori della Congregazione andando a vedere come fino ad oggi papa Francesco ha tracciato l’identikit del gesuita, ne ha riconosciuto «le grazie». La rivista romana dei gesuiti le cui bozze sono riviste dalla segreteria di Stato vaticana, lo fa in un recente articolo di padre Elias Royon, che insieme alla precedente intervista del direttore Antonio Spadaro al generale, padre Nicolas, fornisce un utile retroterra per i lavori della Congregazione generale. 

Ripercorrendo alcuni dei discorsi del Papa ai gesuiti, l’articolo ne trae alcuni elementi: al centro della vita dei gesuiti, come singoli e come Compagnia, non può che esserci il «Dio delle sorprese», e l’identità della Compagnia di Gesù non può costruirsi che insieme, «non da soli». «La Compagnia - riassume padre Royon analizzando le parole di papa Francesco ai confratelli - sarà `scura´ e si sentirà `sufficiente´ quando non guarderà a se stessa, ma saprà vivere con il desiderio di conformarsi al Cristo povero e umile degli Esercizi, al Dio incarnato in Gesù di Nazaret, il massimo modello di `decentramento´ nella storia». La Compagnia non potrà seguire «cammini paralleli», ma servire all’interno della Chiesa, anche quando dovesse «affrontare incomprensioni» o diventasse «oggetto di equivoci e di calunnie». Il discernimento è lo strumento, ignaziano per eccellenza, che il Papa indica ai confratelli per capire la «volontà di Dio» e realizzare i loro «progetti apostolici». 

Infine, i gesuiti sono uomini di «dialogo» e di «frontiera», non cedano alla «tentazione di addomesticare le frontiere», di «portarsi a casa le frontiere», ma vivano «in frontiera» e siano «audaci». 

Fonte: lastampa.it, 19/09/2016

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