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La spiritualità missionaria: dall’ascolto della Parola al nostro vissuto

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16/09/2016

DON CARLOSPIRITUALITA' - Nel Cammino Formativo di Missio Toscana, ritorna don Carlo Bazzi con una riflessione su un momento “topico, forte” dell’azione dello Spirito: “la Pentecoste”. L’occasione è l’incontro di Formazione Missionaria regionale dal tema “La spiritualità missionaria: dall’ascolto della Parola al nostro vissuto“.

Vorrei presentarvi una riflessione su un momento “topico, forte” dell’azione dello Spirito: “la Pentecoste” e dalla Pentecoste, poi, trarre conseguenze e vedere queste conseguenze attive in altre circostanze fino alle nostre.

L’interesse della Pentecoste ha quattro tappe:

  • La prima interfaccia è la storia di Gesù. Giovanni il Battista, fin dall’inizio programmaticamente dice: “Io vi battezzo con acqua, verrà uno che vi battezzerà in Spirito e fuoco”. La Pentecoste è la realizzazione di questa profezia ed è il culmine della vicenda di Gesù.
  • La seconda interfaccia è la fondazione della Chiesa e della missione della Chiesa.
  • La terza è il richiamo al piano di Dio e soprattutto all’escatologia, alla conclusione, al compimento del piano di Dio.
  • La quarta e ultima interfaccia a cui continuamente siamo attenti e sensibili è il coinvolgimento della creazione intera nell’evento dello Spirito. Lo Spirito come forza intatta che rinnova e porta la creazione al compimento della sua lode.

Il racconto della Pentecoste, come lo leggiamo in Atti al cap. 2, credo poter dire, è il massimo contributo di Luca alla storia cristiana delle origini; è il culmine della storia della salvezza che compie quanto è stato annunciato e realizzato e rilancia tutto questo in termini più universali e più profondi.

E, come tale la Pentecoste, non solo apre la missione, ma dà il senso, è il contenuto della missione.

La Pentecoste solitamente la conosciamo secondo la partizione liturgica cioè, conosciamo l’evento della Pentecoste che è narrato nei primi undici, tredici versetti, ma credo che tutto il cap. 2 di Luca sia in realtà un insieme compatto e tutto vada sotto il titolo di Pentecoste, per cui non si può parlare di Pentecoste limitandola al solo evento, ma bisogna inserirci il grande discorso di Pietro, il primo discorso cristiano e, in qualche modo, il modello di un annuncio che prende i vs. 14-41 e poi le conseguenze dello stesso evento che prende i vs. 42-47.

Un grande insieme, dove il significato emerge prima di tutto, dalla composizione delle sue parti. Guai a rimanere fissi in una delle sue parti, si perde il senso della fecondità.

Cominciamo con il leggere l’evento, vorrei essere noioso quanto può essere noioso un esegeta, ma andare a leggere, uscire da noi stessi, vincere quell’istinto infantile di portare tutto alla propria bocca e di prendere e gustare quello che ci piace; invece, uscire da noi stessi, incontrare un’altra cultura per confrontarsi e prima di confrontarsi, conoscere qualcosa che non viene da noi e, in questo confronto, rinnovare, rigenerare, rifigurare noi stessi.

Ulrik Kerch, questo grande filosofo ed esegeta, ha descritto molto bene le “tre mimesis” della lettura: la prima è la precomprensione: se non c’è interesse, non c’è movimento, nulla accade.

La seconda è la configurazione di un universo diverso dal nostro. La terza è la rifigurazione del nostro universo.

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Fonte: missiotoscana.it

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