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GMCS16: Medium e messaggio di comunicazione autentica

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06/05/2016

com socMESSAGGI - Il messaggio per la 50esima giornata delle comunicazioni sociali è parte di una trilogia che va letta nel suo insieme, oltre che dentro la cornice dell’anno giubilare.Il nesso tra comunicazione e misericordia era già nell’icona del samaritano: se ci lasciamo toccare il cuore non possiamo non metterci in movimento, farci moltiplicatori di prossimità. Ma l’iniziativa viene dall’appello dell’altro e non dal nostro essere “buoni”. È sempre Dio che ci primerea.

La misericordia non è un “dover essere”, ma un “volere bene” che ci afferra e ci porta dove non sapremmo andare con le nostre forze.Il messaggio dello scorso anno, con l’icona della Visitazione, ha messo in luce altri aspetti: prendere l’iniziativa per condividere una buona notizia, comunicare con tutto il corpo, ma soprattutto sapere che la comunicazione è possibile perché siamo già “relazione” prima ancora che “individui”.

Per questo il grembo materno è la prima scuola di comunicazione, e la famiglia la seconda.Il messaggio di quest’anno va compreso sullo sfondo di una verità che sta molto a cuore a Papa Francesco e che è insieme ontologica, antropologica, teologica. O, per dirlo con una parola sola, “mistica”: «tutto è connesso» (Laudato si’ 16).È la misericordia di Dio, il suo chinarsi su di noi, che tiene insieme il mondo. Senza questo amore che perdona all’infinito, il mondo non esisterebbe. E l’amore, si legge nel messaggio, per sua natura è comunicazione. Contagia, mette in moto processi, attiva risorse ed energie. Ma possiamo essere misericordiosi solo perché siamo “misericordiati”.Con la misericordia, la comunicazioneriduzione di distanze sul piano orizzontale si arricchisce di una dimensione nuova: il movimento verticale del chinarsi di Dio, che trasforma una lontananza radicale in prossimità. Icona rivoluzionaria in un tempo in cui si ritiene che ogni asimmetria sia premessa di dominio, e che l’unica alternativa sia l’equivalenza che cancella ogni differenza.

Papa Francesco dice cosa ben diversa: l’alternativa al dominio è la misericordia, dove il più grande si mette al servizio del più piccolo. Misericordia è una risposta molto precisa alle sfide antropologiche del nostro tempo. Per questo non può essere accusata di “buonismo”: «ingiustificatamente idealistica o eccessivamente indulgente». Da una parte perché è esigente; dall’altra perché non è fuga, ma porta di accesso privilegiata alla carne della realtà. Conoscere prendendosi cura è prospettiva che consente una comprensione profonda, concreta, capace di suggerire vie di azione insieme rispettose ed efficaci. Altre tre brevi sottolineature.La misericordia è l’amore di Dio per l’essere umano tutto intero, che ridà dignità a tutte le sue dimensioni. Il suo linguaggio è quello caldo della tenerezza.

Per questo la comunicazione è sempre integrale: non solo trasmissione di pensiero, ma linguaggio del “corpo vivente”, immerso in una rete di affetti, rivolto a ciascuno nella sua unicità: il contrario della comunicazione spersonalizzata e spersonalizzante.Un secondo aspetto importante: raccontare nella prossimità stimola una «audacia positiva e creativa». Invece, la cattiva informazione «alimenta le fiamme della sfiducia e dell’odio», crea divisione, contrapposizione. Scavando fossati e trincee, tradisce il mandato del comunicare: far crescere la comunione.Infine, ogni residuo di “dualismo digitale” è spazzato via, dato che «Anche email, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane. Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo». La misericordia assume una valenza che è anche politica e contribuisce a «una vera cittadinanza anche in rete».

Chiara Giaccardi

docente di sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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