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La persecuzione, un fenomeno globale “SARETE ODIATI A CAUSA DEL MIO NOME”

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18/03/2016

persecuzioniRIFLESSIONI - La persecuzione contro i cristiani è diventata ormai un fenomeno globale. Sono circa 150 milioni i cristiani perseguitati e decine di migliaia quelli uccisi ogni anno per la loro fede. Nel 2015 sono stati 22 gli operatori pastorali uccisi secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides.

Come ormai è consueto ogni anno, l’Agenzia Fides, in data 30/12/2015, ha pubblicato, a cura di S.L, il dossier sugli operatori pastorali uccisi durante il 2015. È una scia, scrive, che «rivela in questa fase storica dell’umanità una recrudescenza inaudita. Sembra non avere eguali nella storia, perché è in atto una persecuzione globalizzata. Infatti i cristiani uccisi in quest’anno, appartengono a tutti i continenti. L’America già da sette anni consecutivi ha il triste primato con 8 operatori pastorali uccisi. Segue l’Asia con 7, l’Africa con 5 e infine anche l’Europa con 2 sacerdoti in Spagna». Ma avverte l’Agenzia, «questi numeri sono solo la punta di un iceberg della persecuzione globale contro i cristiani che, come già si legge nella Lettera a Diogneto, amano tutti, e da tutti sono perseguitati. L’Isis, Boko Haram, la discriminazione in vari paesi dove la religione è un affare di Stato, rendono arduo ed eroico essere cristiani, soggetti ad attentati e a stragi. È necessario che Cristo sia in agonia sino alla fine del mondo, quando vi sarà il Regno di giustizia e di pace».
Ma prima di addentrarci nella presentazione del dossier, ci pare importante una breve premessa di carattere più ampio. Tutti gli indicatori internazionali concordano oggi nell’affermare che i cristiani sono sotto attacco e che il fenomeno è in crescita. L’organizzazione Open Doors International, per esempio, scrive, che se è vero che la pressione sulle chiese è diminuita in 11 paesi, è rimasta invece stabile in 7 ed è aumentata in 29. Da parte loro, gli osservatori di World Watch Monitor rilevano che il 2014 è stato un anno tragico con almeno 4334 persone uccise nel nome di Gesù e oltre un migliaio i luoghi di culto distrutti per la medesima ragione. Lo stesso organismo parla del 2015 come di “un anno nero”: . con 7100 cristiani uccisi, 2400 chiese distrutte e migliaia di profughi costretti a lasciare il loro paese.
Il Paese dove maggiormente si perseguitano i cristiani, dove più è difficile essere cristiano in questo momento, ha affermato il presidente di Open Doors, Cristian Nani è la Corea del Nord. Stimiamo che tra i 50 mila e i 70 mila cristiani languano nei campi, che possiamo chiamare “campi di concentramento”. Ciò non ci sorprende visto quanto sta accadendo in Medio Oriente. Se prendiamo in esame la Siria, i cristiani rimasti ad Aleppo si devono difendere da tutti i lati. L’Eritrea forse sorprende al terzo posto: qui, chiunque osi protestare contro le violazioni dei diritti più elementari viene arrestato. Poi ci sono l’Afghanistan, la Siria, il Pakistan, la Somalia, il Sudan. Noteremo come l’Africa sia tra le aree del pianeta quella dove più si perseguitano i cristiani, e dove il fenomeno sta crescendo notevolmente.
La Radio Vaticana, in un servizio dell’estate 2014, affermava: «balza alle cronache ogni giorno di più il diffondersi di gruppi islamici in Africa e in Medio Oriente – dal Sudan, alla Nigeria, passando per l’Iraq fino alla Siria – che con violenza cercano di imporre un regime che rinnega democrazia e libertà religiosa e che perseguita i cristiani. In alcuni casi questi sono vittime in quanto coinvolti in conflitti tribali per i quali rifiutano di imbracciare le armi. Ci sono discriminazioni forti anche in altre aree della ex “primavera araba”, come Tunisia, Libia, Egitto. Ma la persecuzione contro i cristiani non riguarda solo i paesi dove è sempre più crescente l’influenza islamica. Resta alta oltre che nella Corea del Nord, anche in Vietnam, e anche in paesi come l’Eritrea, il Kenya o la Colombia, di cui si parla meno».
In quella trasmissione della Radio Vaticana, Massimo Introvigne, docente di sociologia delle religioni alla Pontificia Università di Torino, rispondendo alle domande di Fausta Speranza, ha affermato: «Le statistiche sulle persecuzioni dei cristiani sono controverse, ma non c’è dubbio che i cristiani sono la minoranza più perseguitata nel mondo. Possiamo effettivamente arrivare alla cifra di 100-105 mila cristiani uccisi per ragioni di fede e di coscienza ogni anno, cioè un morto ogni cinque minuti».
Ma se si parla di cristiani perseguitati, il loro numero si aggira sui 150 milioni. Più volte il papa Francesco ha denunciato questa terribile situazione e ha sottolineato che i cristiani oggi sono in una situazione peggiore rispetto ai tempi delle persecuzioni dei primi secoli.
Gli operatori pastorali uccisi nel 2015
Per quanto riguarda gli operatori pastorali, l’Agenzia Fides scrive che sono 22 quelli uccisi nel corso del 2015. Per il settimo anno consecutivo, il numero più elevato si registra in America. Dal 2000 al 2015, sono stati uccisi nel mondo 396 operatori pastorali, di cui 5 vescovi.
Nel 2015 sono morti in modo violento 13 sacerdoti, 4 religiose, 5 laici. Secondo la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 8 operatori pastorali (7 sacerdoti e 1 religiosa); in Africa, 5 operatori pastorali (3 sacerdoti, 1 religiosa, 1 laica); in Asia, 7 operatori pastorali (1 sacerdote, 2 religiose, 4 laici); in Europa, 2 sacerdoti.
Come sta avvenendo negli ultimi anni, la maggior parte degli operatori pastorali è stata uccisa in seguito a tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti che denunciano il degrado morale, la povertà economica e culturale, la violenza come regola di comportamento, la mancanza di rispetto per la vita. In queste situazioni, simili a tutte le latitudini, i sacerdoti, le religiose e i laici uccisi, vivevano nella normalità quotidiana la loro testimonianza: amministrando i sacramenti, aiutando i poveri e gli ultimi, curandosi degli orfani e dei tossicodipendenti, seguendo progetti di sviluppo o semplicemente tenendo aperta la porta della loro casa. E qualcuno è stato ucciso proprio dalle stesse persone che aiutava. “Ieri come oggi, compaiono le tenebre del rifiuto della vita, ma brilla ancora più forte la luce dell’amore, che vince l’odio e inaugura un mondo nuovo” (Papa Francesco, Angelus del 26 dicembre 2015).
Desta poi preoccupazione la sorte di altri operatori pastorali sequestrati o scomparsi, di cui non si hanno più notizie, come i tre sacerdoti congolesi Agostiniani dell’Assunzione, sequestrati nella Repubblica democratica del Congo nell’ottobre 2012; del gesuita italiano p. Paolo Dall’Oglio, rapito nel 2013, o del francescano p. Dhya Azziz, di cui non si hanno più notizie dal 23 dicembre scorso, entrambi operavano in Siria. Altri sacerdoti ancora risultano scomparsi da tempo e si teme per la loro sorte.
L’elenco annuale di Fides, senza dubbio incompleto, non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma registra gli operatori pastorali morti in modo violento. Non viene usato di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che si riescono a raccogliere sulla loro vita e sulle circostanze della morte.
A riprova che la Chiesa di Cristo è “cattolica” anche per il sangue versato dai suoi figli, e non da oggi, in tutti i continenti, ricordiamo che nel 2015 è stata aperta la fase diocesana della causa di beatificazione del Vescovo di La Rioja, in Argentina, mons. Enrique Angelelli, assassinato nel 1976 dalla dittatura militare, i cui colpevoli sono stati condannati solo 38 anni dopo.
Anche il Rwanda vede avviarsi agli onori degli altari una coppia di sposi martiri, Cyprien e Daphrose Rugamba, per i quali è stata aperta a Kigali la causa di beatificazione. Quando vennero trucidati il 7 aprile 1994, in pieno genocidio, avevano aperto le porte della loro casa ad un centinaio di minori orfani e soli, che non avevano voluto abbandonare. Si spendevano per la pacificazione e vennero uccisi mentre stavano trascorrendo la notte in preghiera.
Il 23 maggio, a San Salvador, è stato beatificato l’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero Galdámez, ucciso “in odium fidei” il 24 marzo 1980. «Mons. Romero fu assassinato perché amava i poveri, sull’esempio del suo Maestro, Gesù di Nazareth. A loro prestò la sua voce di profeta, e a loro dedicò la sua vita, rinunciando alla comoda soluzione di abbandonare il gregge e fuggire come fanno i mercenari», ha scritto la Conferenza Episcopale di El Salvador nel messaggio per la beatificazione.
«Martiri della fede e della carità, testimoni di speranza» sono stati definiti i tre missionari martiri in Perù, i francescani polacchi Miguel Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski, e il sacerdote diocesano italiano Alessandro Dordi, beatificati a Chimbote, in Perù, il 5 dicembre. Sono stati uccisi nel 1991 dai guerriglieri di “Sendero Luminoso”, per la loro difesa dei valori evangelici e per il lavoro con i poveri.
Anche il Sudafrica ha visto salire agli onori degli altari il suo primo Beato: Benedict Daswa, marito e padre, insegnante appassionato e catechista volontario, beatificato il 13 settembre. Il suo grande coraggio morale e la sua passione per la verità lo portarono ad opporsi alle credenze e alle pratiche della stregoneria, e questa coraggiosa testimonianza di fede lo condusse al martirio nel 1990.
Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve però sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo.
Panorama per continenti
America
In America sono stati uccisi 8 operatori pastorali: 2 sacerdoti in Messico, 2 sacerdoti in Colombia, 1 sacerdote e 1 religiosa in Brasile, 1 sacerdote in Venezuela, 1 sacerdote in Argentina.
In Messico: sia padre Francisco Javier Gutiérrez Díaz che don Erasto Pliego de Jesus sono stati rapiti dalle parrocchie di cui erano parroci e ritrovati uccisi alcuni giorni dopo.
In Colombia: don Fernando Meza Luna e don Luis Alfonso León Pereira sono stati uccisi nel corso di un violento tentativo di furto nelle rispettive parrocchie.
In Brasile: don Antonio Alves de Almeida, è stato trovato con le mani legate e accoltellato, molto probabilmente vittima di un tentativo di furto; suor Irma Odete Francisca è stata uccisa con otto coltellate alla schiena, durante un tentativo di furto.
In Venezuela: il corpo senza vita del francescano Alex Pinto è stato ritrovato alcuni giorni dopo la sua scomparsa.
In Argentina: don Luis Jesus Cortez è morto nella sua abitazione, poi incendiata, per strangolamento.
Africa
In Africa sono stati uccisi 5 operatori pastorali: 2 sacerdoti in Nigeria, 1 sacerdote nella Repubblica democratica del Congo, 1 religiosa in Sudafrica, 1 laica volontaria in Kenya.
In Nigeria: don Goodwill Onyeka è stato ucciso in un tentativo di rapina stradale, come anche p. Dennis Osuagwu è morto in un agguato stradale.
In Congo RD: don Jean-Paul Kakule Kyalembera è stato ucciso durante un atto di banditismo.
In Sudafrica: suor Stefani Tiefenbacher è morta per soffocamento, dopo essere stata legata e imbavagliata.
In Kenya: Rita Fossaceca, volontaria, è stata uccisa durante una rapina.
Asia
In Asia sono stati uccisi 7 operatori pastorali: 3 laici in Siria, 2 religiose in India, 1 laico in Bangladesh, 1 sacerdote nelle Filippine.
In Siria: sia l’operatore della Caritas, Safouh Al-Mosleh, che due giovani animatori salesiani, i fratelli Anwar Samaan e Misho Samaan, sono morti durante i bombardamenti su Aleppo.
In India: suor Jose Mariya è deceduta in seguito ad un’aggressione subita nella cella del suo convento, come anche suor Amala Valummel.
In Bangladesh: Cesare Tavella, cooperante internazionale impegnato nello sviluppo e la sicurezza alimentare, è stato ucciso dai colpi di arma da fuoco sparati da criminali in moto.
Nelle Filippine: don Erasto Pliego de Jesus è stato rapito dalla sua parrocchia e quindi ucciso.
Europa
In Europa sono stati uccisi 2 operatori pastorali: 2 sacerdoti in Spagna.
In Spagna: il cadavere di don Adolfo Enríquez è stato ritrovato nel terreno dietro la canonica, mentre don Carlos Martinez Perez è stato vittima di una brutale aggressione sulla porta di casa sua.
Cenni biografici e circostanze della morte
L’economo della parrocchia di Mweso (nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo), don Jean-Paul Kakule Kyalembera, è stato ucciso la sera del 25 febbraio 2015. “Sembra essersi trattato di un atto di banditismo” ha confermato all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Théophile Kaboy Ruboneka, Vescovo di Goma, nella cui diocesi rientra Mweso. “Il sacerdote stava chiudendo le porte della chiesa quando ha scoperto uno o più banditi che si erano nascosti. I criminali hanno sparato senza esitazione, colpendolo all’addome e al capo. Don Kakule è morto sul colpo”. Il Vescovo ha sottolineato: “nella nostra diocesi ci sono numerose bande che terrorizzano la popolazione e ci sono troppe armi in circolazione. Tra le vittime delle violenze e delle estorsioni vi sono pure delle religiose”. Nel novembre scorso il parroco della stessa chiesa nella quale è stato ucciso don Kakule, era sfuggito a un tentativo di omicidio.
Il corpo di don Adolfo Enríquez, 77 anni, è stato ritrovato mercoledì 11 marzo 2015 nel terreno dietro la casa parrocchiale, probabilmente era stato ucciso il giorno prima. Il sacerdote era parroco di Vilanova dos Infantes (diocesi di Orense, in Galizia, Spagna) dal 1969, era benvoluto dalla comunità e la sua casa era aperta a tutti. Si era impegnato a lungo per rendere il santuario della Madonna di Cristal un luogo di pellegrinaggio.
Nel corso di un violento tentativo di furto è stato ucciso con due colpi di arma da fuoco don Fernando Meza Luna, parroco del Santuario di Nostra Signora di Fatima, nel quartiere Versailles di Sincelejo (Colombia). Aggredito all'ingresso della canonica e trasportato in ospedale dai parrocchiani, è deceduto nel tentativo di operarlo. Il terribile fatto è avvenuto la sera di sabato 21 marzo 2015, verso le 21. Secondo le testimonianze dei vicini, il sacerdote era già stato oggetto di un precedente tentativo di furto.
Suor Jose Mariya, 81 anni, della Congregazione del Sacro Cuore (SH). è deceduta in India, in seguito ad un’aggressione subita nel suo convento, il 18 aprile 2015. In un primo momento si era pensato a cause naturali, solo nei mesi successivi, quando l’assassino di un’altra religiosa, suor Amala Valummel, è stato catturato dalla polizia, ha confessato anche l’omicidio di suor Jose. Per entrambi i crimini all’origine ci sarebbe un furto. Le indagini sono ancora in corso.
La sera del 17 aprile, mentre si trovava nel convento SH di Chettuthode, del distretto di Kottayam, nello stato indiano del Kerala, suor Jose si era ritirata per andare a letto. Nella notte le consorelle hanno sentito dei rumori provenire dalla sua camera, e sono andate a verificare. Suor Jose era in stato di incoscienza, ed è spirata poco dopo. Nel vestirla, le consorelle hanno notato una ferita sulla parte posteriore della testa, e l’hanno attribuita ad una escoriazione, anche perché non c’era niente di anormale nel convento né alcuna traccia che indicasse l’intrusione di qualcuno da fuori. Suor Jose Maria era una brava suora, sempre impegnata ad aiutare i poveri. Dopo il pensionamento, era membro dell’Home Mission Team della diocesi di Palai.
L'operatore di Caritas Siria, Safouh Al-Mosleh, è rimasto ucciso martedì 7 aprile 2015, nel bombardamento che ha centrato la sua casa, situata nella zona di piazza Farhat ad Aleppo (Siria), dove sono concentrate le cattedrali greco-cattolica, armena e maronita. Secondo la ricostruzione fornita da Caritas Internationalis, la famiglia di Safouh Al Mosleh era stata già evacuata, e lui era tornato a casa per un controllo veloce, quando l'abitazione è stata raggiunta dai colpi di artiglieria. Safouh aveva quarant'anni, apparteneva alla comunità greco-cattolica, lavorava per la Caritas da un anno.
Padre Francisco Javier Gutiérrez Díaz, della Congregazione degli Operai del Regno di Cristo, era scomparso il 6 aprile 2015 dopo aver lasciato la sua parrocchia di Nuestra Señora del Rosario a Salvatierra, (nello stato messicano di Michoacan). Il suo corpo senza vita è stato trovato due giorni dopo alla periferia di Salvatierra. Originario di Arandas (Jalisco), padre Francisco aveva 60 anni e viene ricordato come un sacerdote esemplare, che aveva svolto il suo lavoro pastorale in diversi luoghi, con grande impegno e apprezzamento da parte di tutti.
Due giovani fratelli siriani, Anwar Samaan e Misho Samaan, animatori salesiani di 21 e 17 anni, sono morti insieme alla madre in seguito ad un razzo caduto sulla loro casa, ad Aleppo, il 10 aprile 2015. In quei giorni si è verificato un lancio intenso di missili sui quartieri di Aleppo dove è più consistente la presenza di cristiani, che hanno provocato almeno 20 morti. “Anwar e Misho – si legge nel comunicato dei Salesiani del Medio Oriente – hanno trascorso la loro fanciullezza e giovinezza nella casa di Don Bosco, e da animatori hanno lasciato nell'animo di tanti un segno di gioia e di amore alla vita”.
Suor Stefani Tiefenbacher, delle Suore Missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS), è stata uccisa nella notte tra sabato 19 e domenica 20 aprile 2015 nella sua camera, nella missione del Sacro Cuore di Ixopo, nella provincia del KwaZulu-Natal, nell’est del Sudafrica. Una consorella l’ha trovato legata e imbavagliata; è morta soffocata. Suor Tiefenbacher, 86 anni, austriaca, era in missione da 60 anni e si dedicava ai bambini poveri della locale comunità. Tre persone sono state arrestate dalla polizia con l’accusa di omicidio, furto e violenza sessuale.
Don Goodwill Onyeka, sacerdote nigeriano della diocesi di Oyo, è stato ucciso insieme al suo fratello minore, Obi Onyeka, in un tentativo di rapina stradale la sera del 1° giugno 2015 lungo la strada Owo-Oba-Akoko, nello stato di Ondo, nel sud della Nigeria. Alcuni banditi hanno cercato di fermare il veicolo dove viaggiava il sacerdote, diretto a Lagos, insieme al fratello. Il conducente ha tentato una fuga disperata, ma i proiettili dei malviventi hanno colpito il serbatoio della benzina, facendolo esplodere. L’autista è riuscito a sottrarsi alle fiamme, riportando ferite e ustioni, ma per il sacerdote e suo fratello non c’è stato nulla da fare.
Don Antonio Alves de Almeida, 67 anni, cappellano del Cimitero Bosque da Paz, è stato trovato con le mani legate e accoltellato, molto probabilmente vittima di un tentativo di furto, il 10 giugno 2015. Ai funerali del sacerdote, celebrati nella parrocchia di San Francesco d'Assisi nel quartiere di Boca do Rio, Salvador Bahia, hanno preso parte molti fedeli. Il presbitero aveva da poco compiuto 40 anni di sacerdozio.
Un anziano sacerdote, don Luis Alfonso León Pereira, è stato ucciso in sacrestia mentre si preparava a celebrare la Messa, la sera di mercoledì 15 luglio 2015 nella parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa, nel Barrio Sucre, quartiere della città di Monterìa (Colombia). Un senza fissa dimora, entrato in parrocchia con l'intento di rubare, scoperto dal sacerdote, si è scagliato contro di lui con un moncone di bottiglia, colpendolo al viso e ferendolo mortalmente al collo. Padre Luis Alfonso León Pereira era arrivato a Monterìa nel 1968, dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale a Charalà, nel dipartimento colombiano nord-orientale di Santander, sua terra natale. Attualmente era parroco della chiesa di Sant'Antonio da Padova, ma negli ultimi giorni stava sostituendo per le celebrazioni anche il parroco della chiesa dove è stato assassinato.
Don Carlos Martinez Perez, 75 anni, è morto nel pomeriggio del 16 luglio 2015, vittima di una brutale aggressione sulla porta della sua casa, a Siviglia (Spagna) dopo aver celebrato l'Eucaristia nella chiesa del convento di San Leandro, di cui era cappellano. È morto per le ferite causate da un grosso coltello con cui è stato aggredito. Il presunto omicida, arrestato, sarebbe l’ex marito della nipote del sacerdote, che attribuiva a p. Carlos il fallimento del suo matrimonio. L’uomo sarebbe stato in cura presso un ospedale psichiatrico, e dopo aver ucciso il sacerdote sembra fosse diretto a casa della ex moglie e dei tre figli. D. Carlos Martinez era nato a Siviglia il 28 novembre 1939 ed era stato ordinato sacerdote nel maggio 1972. Dottore in storia, con una laurea in economia e geografia e scienze storiche, era vicario parrocchiale a San Isidoro, San Ildefonso y Santiago, oltre che cappellano di San Leandro.
Il corpo del sacerdote francescano (OFM) Alex Pinto è stato ritrovato nel pomeriggio del 20 luglio 2015, lungo la strada che collega Ciudad Bolivar a Puerto Ordaz (Venezuela), da alcuni confratelli e da uomini della polizia che stavano perlustrando la zona. Il cadavere era stato dato alle fiamme e presentava segni di decomposizione. Il sacerdote era scomparso dal 15 luglio e venerdì 17 il suo furgoncino era stato ritrovato incendiato nei pressi di Ciudad Bolivar. Il religioso, cinquantenne, è ricordato come una persona tutta dedita al servizio di Dio e alle necessità degli ultimi.
Suor Irma Odete Francisca, 65 anni, della Congregazione delle Francescane di Siessen, è stata uccisa il 24 luglio 2015, nel Centro di riabilitazione per tossicodipendenti “La Estrella”, nella città di Guaratinguetá, stato di Sao Paulo (Brasile). La religiosa è stata uccisa da un uomo con otto coltellate alla schiena, durante un tentativo di furto. Il malvivente è penetrato nella casa della suore dove ha aggredito e ucciso suor Irma.
P. Dennis Osuagwu, clarettiano (Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria), è stato assassinato a
Nekede, in Nigeria, il 15 agosto 2015. P. Osuagwu è stato ucciso in un agguato stradale lungo la Nekede Avu Road. Il religioso che operava nell’Arcidiocesi di Owerri, nel sud della Nigeria, aveva anche un incarico presso l’Imo Polytechnic, di Enwerem.
Don Luis Jesus Cortez, 73 anni, parroco emerito della parrocchia di Nostra Signora della Misericordia della città di Alta Gracia (Argentina), è stato ucciso nella sua abitazione intorno alle ore 18 di sabato 29 agosto 2015, quando i vigili del fuoco sono intervenuti per domare l’incendio che si era sviluppato. In un primo tempo si era pensato che il sacerdote fosse morto per le conseguenze dell’incendio, invece le autorità hanno rilevato sul corpo tracce di strangolamento, quindi probabilmente l’incendio è stato appiccato dai criminali per mascherare l’omicidio commesso.
La Carmelitana Suor Amala Valummel, CMC, 69 anni, è stata trovata morta nella sua cella nel convento di Palai, in Kerala, stato nel Sud dell’India, dalle consorelle che la cercavano dopo che, la mattina del 17 settembre 2015, non l’avevano vista a Messa. La religiosa aveva diverse ferite alla testa, per cui si sospetta sia stata uccisa durante un tentativo di rapina. Da una stanza vicina a quella di suor Amala mancavano circa 500 rupie. La suora era originaria di Ramapuram, nei pressi di Palai, e da alcuni anni era inferma.
Il cooperante italiano Cesare Tavella, 51 anni, è stato ucciso a Dacca, in Bangladesh, il 28 settembre 2015, crivellato da colpi di arma da fuoco sparati da alcuni uomini in moto, mentre faceva jogging. Veterinario, Tavella aveva vissuto in diverse nazioni, per insegnare nei paesi in via di sviluppo come allevare gli animali. Dal 1993 lavorava nella cooperazione internazionale seguendo progetti di sicurezza alimentare e sviluppo di aree rurali per diverse organizzazioni, soprattutto in Asia. Da poco più di un mese si trovava in Bangladesh.
Il sacerdote Antonio Magalso, 44 anni, è stato accoltellato e ucciso la mattina del 29 settembre 2015, nella città di Tanjay, sull’isola di Negros, nelle Filippine centrali. Membro del clero diocesano di Dumaguete, don Magalso era un parroco molto amato dalla sua gente, tutto dedito alla vita pastorale. Era anche il responsabile della Commissione diocesana dell’Apostolato Biblico. Stava andando a celebrare la Messa in un villaggio della sua parrocchia, quando è stato pugnalato a morte alle spalle. Molto probabilmente l’omicida era malato di mente.
Il sacerdote Erasto Pliego de Jesus, parroco dal 2011 della parrocchia di Nostra Signora della Natività di Cuyoaco, nell'Arcidiocesi di Puebla (Messico) è scomparso la mattina del 13 novembre 2015. Il suo alloggio era stato trovato in disordine, con i cassetti dei mobili rovesciati a terra e alcune tracce di sangue su una poltrona e sul tappeto. La mattina del 17 novembre 2015, nella campagna che circonda il centro abitato, è stato ritrovato il corpo senza vita del sacerdote. Il corpo era stato dato alle fiamme e presentava una ferita profonda alla testa. Si presume un furto finito tragicamente in omicidio.
Un medico italiano, Rita Fossaceca, 51 anni, radiologo dell’Ospedale Maggiore di Novara, è stato ucciso il 28 novembre 2015 e altri tre suoi connazionali sono rimasti feriti in Kenya, a Mijomboni, piccolo villaggio vicino Malindi, dove si trovava per conto di una associazione umanitaria internazionale. La donna è stata uccisa mentre cercava di difendere la madre durante un tentativo di rapina avvenuto nella loro abitazione. Avrebbero dovuto rientrare in Italia dopo poche ore, al termine di un periodo di due settimane trascorso nell’orfanotrofio che aveva voluto aprire per aiutare i bambini soli, malati e bisognosi di cure e affetto. Come ha ricordato il Vescovo di Novara, Sua Ecc. Mons. Franco Giulio Brambilla, durante i funerali, l’orfanotrofio “è il senso di tutta la sua vita. Era la sua passione, ne parlava ai colleghi, raccoglieva risorse, invitava altri a dare una mano, a collaborare con lei, a fare le ferie in modo alternativo… Molti dei nostri missionari, preti e laici, una volta andati, non sono più voluti tornare. Rita era una persona generosa, solare, che non si tirava indietro, quando c’era da aiutare qualcuno. Un aiuto che la dottoressa non portava solo in Africa, ma anche nella sua città d’adozione, ovunque si trovasse. Contagiava tutti con il suo desiderio innato di aiutare, di fare del bene”.
Fonte: dehoniane.it
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