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La situazione in Bangladesh è ancora difficile

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02/03/2016

bangladesh-dhaka-600x300GIUSTIZIA E PACE - Sono passati 100 giorni esatti dall’attentato a padre Piero Parolari, ma se il missionario lecchese del Pime sta gradualmente riprendendo una vita normale, la situazione in Bangladesh ha ripreso ad essere molto tesa, specie dopo l’uccisione di un sacerdote hindu avvenuta il 21 febbraio scorso nella vasta regione chiamata Uttorbongo, nel nord ovest del paese.

Nel nord del Paese, teatro dell’aggressione a padre Parolari, la sorveglianza sui missionari, tornata ad aumentare proprio quando si incominciava a pensare che le acque si stessero calmando, sta provocando alcune conseguenze anche sull’esercizio del ministero. Un esempio: il giovane sacerdote colombiano Belisario de Jesus, associato al Pime per un periodo di missione di alcuni anni in Bangladesh, è stato di recente accompagnato dalla polizia da Dhanjuri, dove viveva e lavorata, alla casa regionale di Suihari, praticamente proibendogli di tornare. Questo perché il giorno prima, durante una festa sportiva alla missione, è stata segnalata la presenza di uomini armati di dubbia provenienza nel bosco vicino.

Ancora. A Kudbir, che finora non era stata messa sotto protezione, p. Emanuele Meli ha sentito arrivare nella notte un gruppo di poliziotti, che ora stanno di guardia continua alla missione, fino al novembre scorso sede di p. Michele Brambilla, prima che fosse eletto superiore regionale.

Se le restrizioni continuano e ancor più aumentano, occorrerà forse, con rammarico, ripensare alla nostra dislocazione”, commenta amaro un missionario. Meno preoccupante, invece, la situazione per chi sta a Dhaka e dintorni. Prima di Natale, in verità, la polizia ha scoperto a Mirpur, un vastissimo quartiere nella parte nord ovest della capitale, vicino alla chiesa metodista, un covo di fondamentalisti forniti di molte armi, che stavano organizzando assalti a 4 chiese del quartiere. Il pastore metodista di Mirpur (dove ha sede pure una missione del Pime) ha raccontato di essere stato minacciato di morte via SMS da sconosciuti.

In generale, il clima sociale nel Paese rimane segnato da preoccupazioneLa tensione non sembra riguardi la maggioranza della gente comune, è piuttosto un problema delle minoranze, che si sentono (e sono) sotto tiro. Il governo, da un lato tenta di reprimere e proteggere, dall’altro minimizza.

L’aggressività del fondamentalismo islamico si è riaccesa ultimamente – come detto - nella regione dell’Uttorbongo, nel nord ovest del paese. Negli ultimi mesi l’area è stata teatro di tre assalti armati a templi hindù, profanazioni di statue e simboli religiosi, tentato assassinio di un pastore protestante e di un missionario cattolico, e il 21 febbraio scorso dell’assassinio di un sacerdote hindu. L’uomo, che officiava in un tempio da lui stesso fondato ed era noto per la sua pietà e bontà, è stato accoltellato da sconosciuti mentre la mattina presto si recava al tempio per abluzioni e preghiere. Gli assalitori hanno poi sparato contro alcuni testimoni del fatto, ferendone uno, e hanno esploso bombe rudimentali per coprirsi la fuga, in motocicletta.

L’attentato è stato rivendicato da una fonte che si definisce dell’ISIS, ma la cui autenticità non è sicura. Si brancola nel buio circa i motivi della scelta di quel particolare “bersaglio”, e anche per gli autori del delitto. La polizia ha arrestato tre uomini nella zona e li sta interrogando; uno di loro è membro di un gruppo fondamentalista fuori legge.

Le autorità, come detto, hanno intensificato la vigilanza speciale – in opera già dal novembre scorso - sui luoghi dove vivono e operano missionari stranieri, in qualche caso obbligandoli a lasciare le loro stazioni isolate e a vivere insieme ad altri, in luoghi custoditi. Si fa notare, però, che in tutto il Bangladesh finora solo tre stranieri sono stati oggetto di attacchi o minacce, mentre per lo più si è trattato di bengalesi, hindu o cristiani. (da Mondo e Missione)

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