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Catechesi mistagogica della IV Domenica di Avvento/ C

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19/12/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.


L’obbedienza della fede

Nell’imminenza della solennità del Natale del Signore, l’antifona d’ingresso  sulle nostre labbra è una preghiera con cui invochiamo dal cielo la liberazione e la giustizia per la terra, cioè il dono del Messia che esce dal ceppo davidico. Come aveva preannunciato nell’Antico Testamento il profeta Michea , il Cristo, Salvatore d’Israele, viene dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, piccolo capoluogo di Giuda . Dio sceglie una terra periferica, umile, di basso profilo agli occhi del mondo per manifestare la sua presenza. Nella casa del pane- è il significato etimologico di Betlemme- nasce il Capo-Pastore del popolo di Dio, la nostra Pace  e la nostra Riconciliazione, colui che riunisce gli uomini dispersi.

In questo tempo di Avvento in cui attendiamo la manifestazione del Signore, invochiamolo e supplichiamolo con le parole del salmista . Egli è la giuda del suo gregge, che siamo noi; il Pastore buono che ci ascolta e viene in nostro aiuto per salvarci dal peccato. La sua potenza è il suo amore misericordioso, che lo ha spinto a discendere dal cielo per noi uomini e per la nostra salvezza, incarnandosi per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria e facendosi uomo . Non allontaniamoci più da Lui, che ci dice:” Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” .

L’autore della Lettera agli Ebrei  ci ha presentato il mistero di Gesù Cristo, nuovo Adamo, obbediente al Padre e solidale con il genere umano in tutto, escluso il peccato. Il Figlio eterno del Padre si fa carne, ovvero entra nel mondo e nella storia a Betlemme nel grembo verginale di Maria, per compiere fedelmente la volontà del Padre che lo ha mandato in mezzo a noi per salvarci e santificarci per mezzo dell’offerta sacrificale del suo Corpo, fatta una volta per sempre. Cristo è il modello della nuova umanità totalmente disponibile al progetto del Padre. Egli non si appartiene, ma in ubbidienza al Padre dà la vita, offrendo  il suo Corpo e il suo Sangue per la nostra salvezza. Nasce a Betlemme per offrirsi completamente al Padre sul Golgota. L’Eucarestia è il sacramento del Corpo donato e del Sangue versato di Cristo che fa di noi la sua famiglia, la sua Chiesa, chiamandoci a diventare con Lui e in Lui pane spezzato per tutti. Come Gesù, sotto l’azione dello Spirito Santo, con gioia pronunciamo il nostro “sì” al Padre compiendo il suo volere, ascoltando e mettendo in pratica la sua Parola, offrendo noi stessi, donando la nostra vita al Padre e ai fratelli. Nutriti dal Crocifisso Risorto nell’Eucarestia, noi siamo suoi consanguinei e suoi concorporei, sua dimora, tempio della sua presenza. Siamo la Casa del Pane, siamo chiamati a dare noi stessi da mangiare, ovvero a condividere con i nostri fratelli quello che siamo e quello che abbiamo. In questo contesto comprendiamo anche il valore della donazione degli organi.

Chiediamoci: crediamo fermamente che il nostro corpo è per il Signore? Glorifichiamo Dio nel nostro corpo? Attraverso la nostra corporeità siamo consapevoli che entriamo in relazione con Dio e con i fratelli? Il nostro corpo è il luogo della nostra donazione a Dio e ai fratelli? E’ nel corpo, cioè nella nostra vita, che va accolta la Parola di Dio. Ne è prova la storia di due donne: Maria, giovane e vergine, ed Elisabetta, anziana e sterile. Esse si sono lasciate visitare dalla Parola che si è adempiuta in loro, come ci ricorda l’evangelista Luca .  All’arcangelo san Gabriele che le recò il lieto annuncio della sua divina maternità, Maria rispose con il suo eccomi, eco del sì che nell’eternità il Verbo rivolge al Padre:”Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” .


Leggi la catechesi completa


Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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