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Catechesi mistagogica della XXXII domenica del Tempo ordinario /B

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06/11/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale".


La fede si esprime nella solidarietà

Partecipiamo insieme all’Eucarestia domenicale con la consapevolezza – a noi richiamata dall’antifona d’ingresso- che la nostra preghiera giunge fino al cospetto del Padre, essendo compiuta con Cristo nello Spirito Santo. Il Padre, che ci ama quali figli suoi nel Figlio, porge l’orecchio alla nostra supplica , ci ascolta e viene in aiuto alla nostra debolezza. Infatti, nell’atto penitenziale noi  lo acclamiamo ed imploriamo la sua misericordia, che si è rivelata nel Figlio suo morto e risorto, vincitore del peccato e della morte. Egli ha sempre misericordia di noi, ci perdona con tenerezza e ci conduce alla vita in pienezza.
Nella Messa – alla quale partecipare con fede- noi celebriamo nel mistero la passione gloriosa del Figlio di Dio. Questi ci comunica la forza dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita  rendendola eucaristica, facendo di noi un sacrificio perenne gradito al Padre in intima unione al sacrificio del Figlio di Dio. Ringraziamo con tutto il cuore il Padre buono e misericordioso- Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi- che allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di Lui, perché,  nella pace del cuore e della mente, ci possiamo dedicare totalmente e liberamente al suo santo servizio. Nutrendoci con la Parola e il Pane della vita, egli sostiene ed alimenta la nostra fede nel suo amore provvidente, che mai ci fa mancare la libertà e il pane, educandoci a donare noi stessi ai fratelli come Gesù, che ci ha donato tutto se stesso .

Come emerge dalla Prima Lettura, chi crede nella Parola del Signore non rimane mai deluso. E’ l’esperienza della vedova di Sarepta, che in tempo di carestia condivide la razione quotidiana di pane e di olio bastante per sé e per suo figlio con il profeta Elia. Questi, al tempo del re Acab - IX sec. a.C.- che aveva introdotto il culto pagano di Baal inducendo il popolo ad abbandonare la tradizione dei padri,  annunciò come flagello la siccità e la carestia. Per questo, perseguitato dalla regina Gezabele, dalla Parola è invitato a fuggire in terra straniera, trovando rifugio presso una povera vedova fenicia, che diventa collaboratrice del  Dio ospitale e misericordioso. Il profeta riceve dalla vedova acqua e pane. Come è ammirevole la fede di questa donna che accoglie l’inviato di Dio condividendo con lui il poco che aveva per vivere, il necessario per la sopravvivenza quotidiana! La vedova crede alla Parola annunciata da Elia: Dio non si lascia vincere in generosità.

n effetti, fino al termine della siccità Dio moltiplicò l’olio e la farina nella casa della vedova. La vedova ha toccato con mano la Provvidenza divina, cantata dal salmista . 

Un’altra vedova ci viene presentata dal Vangelo . L’episodio dell’obolo della vedova è collocato da Marco fra il giudizio di Gesù verso gli scribi e l’annuncio della distruzione del tempio. Gesù Maestro nel tempio di Gerusalemme offre il suo autorevole insegnamento, mettendoci in guardia dal lievito degli scribi, dei farisei e dei dottori della legge , cioè l’ipocrisia, la vanità, il protagonismo, il pavoneggiarsi, l’adorazione di sé, l’orgoglio. Gli scribi amano primeggiare nella sinagoga e nella società, occupando i primi posti, cercando le lodi e gli applausi degli uomini. Anziché l’abito feriale del lavoro, prediligono l’abito della festa. Si servono di Dio e degli uomini per il proprio tornaconto personale. Adorano il loro “io”. Non credono in Dio, ma solo nel potere e nell’apparire. Sono palloni gonfiati, sepolcri imbiancati, avidi di guadagni disonesti. Opprimono le categorie più deboli, quali  le vedove, di cui assumono la tutela legale. Fanno del culto lo sgabello per imporsi sugli altri. Gesù evidenzia che gli scribi riceveranno una severa condanna. Seduto di fronte al tesoro del tempio, Gesù prende atto che il tempio, amministrato da uomini corrotti, è destinato ad essere distrutto . Infatti, egli nota la spettacolarità che caratterizza i ricchi che gettavano  molte monete nel gazofilacio, dando però del loro superfluo. Possiamo immaginare ciò che pensa Gesù, che scruta la mente e il cuore dei ricchi, che amavano mettersi in mostra per essere ammirati da tutti. 

Leggi la catechesi completa


Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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