English Français Italiano Espanol
Usted puede comprar Cialis o comprar Cialis generico online. Sin embargo, comprar cialis genérico online en España contrae algunos riesgos
Left cap
Right cap
Content top cap
NOTIZIE
NEWSLETTER
Iscriviti alla nostra "Newsletter": ti invieremo periodicamente le principali notizie
captcha
scatfile.com

Missionari Comboniani - Il XVIII Capitolo Generale e l’Evangelii Gaudium

E-mail Stampa PDF

19/10/2015

RIFLESSIONE - P. Antonio Villarino ha aperto i tre giorni (14, 15 e 16 ottobre) di programmazione delle attività della comunità della Curia, per l’anno 2015-2016, con una riflessione-ritiro sul recente XVIII Capitolo Generale dei Missionari Comboniani e la sua stretta relazione con l’Esortazione apostolica di Papa Francesco “Evangelii gaudium”. Una breve relazione con alcune domande, per la riflessione dei missionari che vivono e lavorano nella Direzione Generale dei Comboniani, a Roma.

P. Villarino ha avuto come punto di riferimento la bozza del documento finale del Capitolo, approvata dai capitolari, attualmente in fase di revisione, prima della pubblicazione definitiva.

Introduzione

Inizio questa mia riflessione con una breve introduzione sull’esperienza capitolare, così come l’ho vissuta:

Questo è stato il primo Capitolo della nuova era dell’Istituto comboniano, un’era segnata dalla presenza di molti comboniani africani, giovani maturi che hanno partecipato all’assemblea capitolare con libertà, competenza e identità comboniana. Questo fatto ci ha dato molta speranza. Non una speranza basata su supposizioni, ma sul fatto reale che abbiamo molti giovani confratelli che vivono il carisma, amano la missione e vogliono partecipare alla vita dell’Istituto. La multiculturalità dei capitolari non è stata un problema ma un dono, una gioia, una fonte di vitalità e di speranza.

È stato un Capitolo vissuto con intensità e allo stesso tempo con serenità. Il risultato più evidente è la facilità con cui siamo arrivati ad eleggere il nuovo Consiglio Generale e ad approvare il documento finale. Certamente, ci sono ancora degli elementi da ritoccare nello Statuto e nella dinamica capitolare perché diventino un miglior strumento di discernimento e di guida per la vita dell’Istituto. Ma abbiamo fatto già parecchia strada.

Il documento finale – molto più breve e diretto dei documenti precedenti – non è perfetto, ma, a mio avviso, offre un’ispirazione nella linea dell’Evangelii gaudium e delle indicazioni pratiche, che possono diventare preziose per un rinnovamento dell’Istituto, se noi siamo disposti ad accoglierli con umiltà e generosità.

l Capitolo è stato fortemente segnato da questa Esortazione apostolica e dal magistero di Papa Francesco. Un segno di questa costante presenza, possiamo vederlo nelle numerose citazioni che se ne fanno, anche se sono solo un piccolo riflesso del numero di volte che l’Esortazione apostolica è stata citata nell’aula capitolare e nei gruppi di lavoro.

Penso che un buon modo per interpretare e assimilare il documento capitolare sia proprio quello di approfondire queste citazioni dell’Evangelii gaudium. Ed è quello che vi propongo per questo ritiro:

1. La gioia del Vangelo, propria dei comboniani, è la vita donata (Ispirazione)

“Chiamati a vivere la gioia del Vangelo: una vita donata a Gesù e al suo popolo è una vita bella che dà gioia (EG 268)”. Così comincia il quarto numero dei sei con cui il Capitolo spiega il tema ispiratore: “Discepoli missionari comboniani, chiamati a vivere la gioia del Vangelo, nel mondo di oggi”.

Il testo capitolare mette subito in relazione quest’affermazione di Papa Francesco con un’altra, che noi ben conosciamo, di Comboni: “Il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la mia vita per voi” (SS 3159).

Ecco una delle chiavi che il Capitolo, seguendo la EG e Comboni, ci offre per diventare missionari gioiosi: dare la vita. Mi fa ricordare la famosa frase di Tagore: “la vita, la riceviamo gratis e la meritiamo donandola”. O quell’altra del vangelo: soltanto chi consegna la propria vita l’avrà in abbondanza. La fonte della nostra gioia e della nostra pienezza di vita non è nient’altro che la nostra stessa vita donata, consegnata.

La gioia che cerchiamo non è una gioia a “buon mercato”. Il Capitolo dice: “è una gioia a caro prezzo: per difendere la vita delle pecore dobbiamo affrontare lupi e ladri. Ce lo ricordano i nostri martiri. Noi Missionari Comboniani viviamo veramente la nostra identità quando amiamo con passione la gente e lottiamo perché tutti gli uomini e le donne possano vivere con una vita piena, più umana e degna”.

Questa frase capitolare mi fa pensare, inoltre, all’esempio di Ezechiele Ramin, che, come sappiamo, non era un uomo perfetto, ma, come riconoscono quelli che lo hanno conosciuto “aveva un sogno” e invitava i contadini di Cacoal a lottare per un futuro migliore: “Abbiate un sogno”, diceva. E lui ha consegnato la sua vita lottando per questo sogno. Non è tanto importante sapere se aveva ragione o no, ma sapere che ha consegnato la sua vita per la vita di altri.

Il Capitolo cita qui il numero 268 della EG, che significativamente ha come titolo: “Il piacere spirituale di essere popolo” e dice così: La Parola di Dio ci invita anche a riconoscere che siamo popolo: «Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio» (1 Pt 2,10). Per essere evangelizzatori autentici occorre anche sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ciò diventa fonte di una gioia superiore. La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo. Quando sostiamo davanti a Gesù crocifisso, riconosciamo tutto il suo amore che ci dà dignità e ci sostiene, però, in quello stesso momento, se non siamo ciechi, incominciamo a percepire che quello sguardo di Gesù si allarga e si rivolge pieno di affetto e di ardore verso tutto il suo popolo. Così riscopriamo che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato. Ci prende in mezzo al popolo e ci invia al popolo, in modo che la nostra identità non si comprende senza questa appartenenza (EG 268).

In linea con tutto questo, il Capitolo ricorda l’icona del Buon Pastore e della Vita: Io sono venuto perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza (Gv 10,10). Unendo i testi della liturgia di San Daniele Comboni e della Evangelii gaudium, possiamo ricordare che il pastore fa “causa comune” e condivide l’odore delle pecore, perché queste abbiano vita.

Una domanda per la nostra meditazione: Vivo troppo centrato su me stesso o riesco a vivere per gli altri? Come posso dare ancora di più la mia vita?

2. Vogliamo essere un Istituto “in uscita”, con un sogno: passare dalla globalizzazione dell’indifferenza alla globalizzazione della tenerezza (Missione)...

Relazione completa

Fonte: comboni.org, 14/10/2015

AddThis Social Bookmark Button
 
Content bottom cap