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Incontro Giovani consacrati/e - Comunicato 2 e 3

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18/09/2015

ROMA - Scegliere la vera libertà che viene dallo Spirito e non dalla mondanità, coltivare grandi sogni per Dio, avere un cuore che arde d’amore, ha detto il Santo Padre ai giovani consacrati e consacrate presenti nell’Aula Paolo VI per l’Incontro mondiale che si sta svolgendo in questi giorni. Si è poi rivolto ai consacrati provenienti dall’Iraq e dalla Siria, ricordando i numerosi martiri, che hanno testimoniato la fede fino al dono della vita.

Ha poi voluto ringraziare tutte le donne consacrate per la loro testimonianza, donne che non si risparmiano, vere icone della Chiesa-sposa e della sua maternità. «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme». È possibile vivere realmente le parole del Salmo 133 - chiede Paul Bere, gesuita, nella sua relazione che apre la giornata dedicata al tema della vita fraterna -?

La fraternità è un dono ‘dinamico’ il cui tratto fondamentale è sentirsi responsabili dell’altro. Le parole del salmo esprimono la certezza che l’amore fraterno è possibile, che non c’è bisogno che esso si basi su legami di sangue, di nazionalità o sulla simpatia: la fraternità si costruisce. Se la Chiesa come famiglia di Dio nella molteplicità dei suoi doni vuole un segno visibile di questo mistero rivelato in Cristo Gesù, è la vita consacrata che serve come luce di testimonianza nel quotidiano.

«Le persone consacrate diventano, allora, per vocazione, segno concreto della grazia offerta all’umanità di edificare relazioni fraterne» e conclude « il solo modo di vivere la fraternità nella vita consacrata, non sarà forse semplicemente di essere quello che siamo: fratelli e sorelle»?

Di Chiesa-famiglia parla anche Junkal Guevara, RJM, facendo riferimento a Betania, la casa di Marta e Maria e di Lazzaro. L’esperienza della Chiesa unita nell’amicizia di Dio, convocata da Gesù Risorto, è rappresentata da Betania, che non è tanto un luogo geografico, quanto teologico. Dopo la Risurrezione, infatti, nasce una fraternità non fondata da legami di parentela, ma su Gesù Risorto, che rende tutti fratelli. Betania è anche la Chiesa in missione, ‘in uscita’, «la Chiesa che esiste per il mondo, perché c’è e deve esserci salvezza».


Città del Vaticano, 17 settembre 2015

Comunicato 3

ROMA - Cosa vuol dire, oggi, vivere la missione come una ‘mistica dell’avvicinamento’? Chiede Andrzej Wodka nella sua relazione. Esiste una mistica ‘quotidiana’ che consiste nel mettersi in movimento per incontrare l’altro, accogliendolo e aiutandolo, cercando il suo bene.

Avvicinandosi al prossimo, si incontra Dio e si percepisce l’altro come fratello. Questa mistica però, dice Wodka, richiede diversi elementi tra cui «il coraggio di comunione, della quale dobbiamo essere esperti»; richiede  una conversione missionaria e pastorale, che porta all’incontro, all’accoglienza e al sostegno reciproco. Nell’Anno giubilare che sta per iniziare «sta a noi consacrati essere una continua e semplice ‘memoria vivente’ di questo eterno abbraccio del Padre con i suoi figli».

La missione della Vita consacrata oggi è un impegno socio-ambientale, spiega Maria Inés Ribeiro nel corso del suo intervento, ponendo l’accento non tanto su ciò che si deve fare quanto su come bisogna essere. Il missionario è «una presenza amica, amorevole, profetica e critica, capace di manifestare l’amore e la misericordia di Dio nelle sue azioni, parole e testimonianza di vita». È urgente un rinnovamento della Vita consacrata (adattare i carismi alle urgenze del momento attuale) insieme all’impegno profetico (vivere la comunione per generare comunione, vivere in sintonia con il creato, fare crescere la vita).

Al termine della mattinata, P. Fabio Ciardi, esorta i giovani a seguire l’esempio dei loro fondatori e fondatrici, uomini e donne capaci di «cogliere valori laddove gli altri vedono solo disvalori, di riconoscere bellezze dove altri non sono in grado di scorgerle». È chiesta a ciascuno la stessa capacità creativa, l’audacia e intraprendenza dei fondatori, la capacità di conoscere e comprendere la società in cui si vive, di lavorare insieme per dare risposte ai bisogni dell’uomo. «Non abbiamo soltanto una grande storia da raccontare - conclude P. Ciardi citando S. Giovanni Paolo II - ma anche una grande storia da costruire».

Stasera, alle ore 20.30 in Piazza S. Pietro avrà luogo una serata in cui musica, danza e spettacolo si alterneranno a testimonianze di consacrati e consacrate di diverse parti del mondo, a cui tutti sono invitati a partecipare.

Città del Vaticano, 18 settembre 2015

Vittoria Terenzi
Ufficio stampa CIVCSVA

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