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Mons. Gallagher, “dialogo interreligioso antidoto al terrorismo”

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10/09/2015

DIALOGO INTERRELIGIOSO - “Il valore della vita, la dignità umana, la libertà religiosa, la pace e l‘armonia tra le persone e i popoli” è questa “la posta in gioco” davanti al “perpetuarsi di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale da parte dello Stato Islamico presunto e da altre parti coinvolte” nei conflitti mediorientali. A ribadirlo è mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati, intervenuto ieri a Parigi alla Conferenza sulle vittime di violenze etniche e religiose in Medio Oriente. Tre gli aspetti sottolineati dal rappresentante vaticano: “La consapevolezza della comunità internazionale per affrontare l’emergenza umanitaria e garantire condizioni minime di sicurezza per le minoranze e comunità cristiane; garantire il diritto dei rifugiati di tornare in patria e vivere in dignità e sicurezza; affrontare il fenomeno del terrorismo e promuovere il dialogo interreligioso”.

Garantire condizioni di sicurezza per le minoranze e comunità cristiane

In merito al primo punto mons. Gallagher ha ravvisato la necessità di adottare altre misure “indispensabili per garantire la presenza nella loro terra” di migranti e rifugiati. Tra le sfide da affrontare quella relativa al rispetto dei diritti umani, in particolare “il diritto alla libertà di religione e di coscienza”. Il Segretario per i rapporti con gli Stati ha ricordato che “la libertà di religione comprende, naturalmente, la libertà di cambiare religione. Tuttavia, in molti Paesi del Medio Oriente, c’è libertà di culto, ma a volte, lo spazio lasciato alla libertà di religione è piuttosto limitato. Estendere questo spazio di libertà diventa una necessità per assicurare a tutti i membri della varie comunità religiose la vera libertà di vivere e professare la propria fede”. A tale riguardo mons. Gallagher ha spiegato che “è opportuno che gli Stati della regione siano direttamente coinvolti, con il resto della comunità internazionale, nella tutela dei diritti fondamentali dei cristiani e delle persone appartenenti ad altre minoranze religiose”.

Diritto dei rifugiati di tornare in patria e vivere in dignità e sicurezza

Altro diritto da difendere è quello dei rifugiati a “tornare in patria e vivere in dignità e sicurezza”. Anche qui la comunità internazionale, con gli Stati i cui cittadini sono rifugiati e sfollati, è chiamata ad attivarsi. Per mons. Gallagher “il concetto di cittadinanza deve essere compreso nel suo senso più ampio, così da costituire un punto di riferimento nella vita sociale”.

Sul fenomeno del terrorismo, promuovere il dialogo interreligioso

Circa il terzo punto l’esponente della Santa Sede ha ricordato l’importanza dell’educazione come strumento per affrontare “in modo serio” il fenomeno del terrorismo. Attenzione dunque all’“educazione nelle scuole, all’uso di internet, ai contenuti della predicazione dei leader religiosi che non dovrebbero dare sfogo ad atteggiamenti intransigenti o alla radicalizzazione, ma, al contrario, promuovere dialogo e riconciliazione”. Stessa attenzione, ha affermato mons. Gallagher, deve essere posta in Occidente per evitare “provocazioni e offese verso ciò che è ritenuto caro e anche sacro da alcune religioni”. Antidoto al fondamentalismo è “il dialogo interreligioso”. Dal Segretario per i rapporti con gli Stati è arrivato un appello ai leader ebrei, cristiani e musulmani a “promuovere la comprensione reciproca e a denunciare chiaramente la strumentalizzazione della religione per giustificare la violenza”. “È necessario - ha concluso - promuovere una separazione positiva e rispettosa tra religione e Stato, due sfere che possono coesistere senza conflitti attraverso il dialogo”. (R.P.)

Fonte: radiovaticana.va, 09/09/2015


 

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