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Catechesi mistagogica della XXIII domenica del Tempo ordinario /B

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04/09/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale".

 

Apriamoci a Dio e ai fratelli!

Lodiamo il Padre che ci nutre e ci rinnova alla mensa della Parola e del Pane della vita, doni del suo Figlio, perché avanziamo nel pellegrinaggio della fede, divenendo partecipi della sua vita eterna. A Lui, fonte della pietà e della pace, nella celebrazione del mistero pasquale del suo Figlio giunga la nostra adorazione per la sua grandezza nell’amore, e si consolidi la nostra fedeltà a Lui e la nostra concordia. Meravigliamoci continuamente per i doni del Padre- il Figlio e lo Spirito Santo-, invocando la sua benevolenza su di noi, suoi figli adottivi, perché credendo nel suo Figlio sperimentiamo la libertà autentica e riceviamo in dono l’eredità eterna .

Pieghiamo le ginocchia dinanzi all’agire misericordioso del Padre, che sceglie i piccoli, gli umili, i poveri per arricchirli nella fede e renderli eredi del suo Regno, e chiediamogli di abilitarci a comunicare la sua Parola di coraggio agli smarriti di cuore, perché possano aprire le loro labbra per proclamare le sue lodi . La Chiesa ogni mattina inizia la Liturgia delle Ore facendo un segno di croce sulle labbra e pronunciando le parole:”Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la tua lode” .

Nell’Antico Testamento il profeta Isaia  al popolo d’Israele, esiliato a Babilonia, annuncia il ritorno in patria a Gerusalemme, ovvero la salvezza.  E’ una profezia messianica che si compie in Gesù Cristo. Dio va incontro al suo popolo come Salvatore operando una nuova creazione, facendo rifiorire un nuovo Eden. Non bisogna temere né lasciarsi cadere le braccia nello scoraggiamento, perché il Signore farà vedere i ciechi, udire i sordi, saltare lo zoppo come un cervo, gridare di gioia la lingua del muto. Farà scorrere nel deserto l’acqua del battesimo, scaturita dal costato aperto del suo Figlio crocifisso, insieme al sangue dell’Eucarestia.

Il salmista ci invita a lodare la Provvidenza Divina che ci ha creati e risana le nostre infermità. Contempliamo la fedeltà di Dio nei nostri confronti. Egli con giustizia soccorre gli oppressi, nutre gli affamati, libera i prigionieri, dona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto nel peccato, ama i giusti, protegge i forestieri, gli orfani e le vedove. Riconosciamo che il Signore Dio, che sconvolge le vie degli empi, è il Re dell’universo ieri, oggi e sempre.

L’evangelista san Marco ci presenta Gesù sempre in cammino, pellegrino alla ricerca dell’umanità che è venuto a salvare, senza alcuna discriminazione. E’ il Pastore-Medico che fa sempre il primo passo verso l’uomo, chiamandolo ad aprirsi alla relazione con Lui e con i fratelli . In pieno territorio della Decapoli- zona pagana- gli conducono un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano per sanarlo. Gesù lo prende in disparte per stabilire  una relazione personale con lui. Gli pone negli orecchi le dita, che- secondo la bella interpretazione di san Beda il Venerabile-” indicano i doni dello Spirito, secondo quanto egli stesso insegna quando dice: Scaccio i demoni col dito di Dio (Lc 11,20), ciò che un altro evangelista esprime in modo più chiaro: Scaccio i demoni in virtù dello Spirito di Dio (Mt 12,28) e il salmista dice: Perché vedrò i cieli opera delle tue dita (Sal 8,4), cioè vedrò i santi che non per merito delle loro virtù, ma per tuo dono vengono distolti dalle realtà terrene e innalzati alla vita del cielo” . Gesù abilita il sordomuto all’ascolto di Lui e dei fratelli.

San Bruno di Segni afferma che “è sordo ogni uomo che non ha orecchi per udire e che trascura di ascoltare le parole del Vangelo” . Poi con la saliva- anticamente  ritenuta medicamentosa- gli tocca la lingua. La saliva è un segno dello Spirito che rende capaci di comunicazione con Dio e con i propri simili. Guardando verso il cielo, cioè pregando il Padre, emise un sospiro, anticipazione di quello della Croce:”Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactani?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...Ma Gesù, dando un forte grido,  spirò” .

Gesù realizza la nuova creazione- profetizzata da Isaia- con il suo travaglio, con la sua sofferenza, con la sua passione, morte e la  gloriosa risurrezione. Al sospiro Gesù unisce la parola:”Effatà”, parola aramaica che significa:”Apriti!”. Subito il sordomuto cominciò ad ascoltare e a parlare correttamente. 

Leggi la catechesi completa


Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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