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I 10 migliori film sulla vita consacrata

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04/09/2015

VITA CONSACRATA - La produzione cinematografica sulla vita consacrata è abbondante. Abbiamo raccolto più di cento titoli di una certa portata. Dopo aver ripercorso la filmografia per analizzare l’evoluzione dell’immagine sociale dei religiosi, abbiamo selezionato i dieci film migliori sulla vita consacrata.

Uomini di Dio (2010)


Ci soffermiamo in particolare su Uomini di Dio (2010), di Xavier Beauvois. Si tratta, con ogni probabilità, del film che riflette meglio i vari aspetti della vita consacrata.

La sua vera dimensione deriva dalla testimonianza di martirio dei sette monaci trappisti dell’abbazia di Nostra Signora dell’Atlante di Tibhirine (Algeria), assassinati nel 1996.

Il film è stato realizzato in modo accurato e ben documentato da Beauvois, regista, sceneggiatore e attore francese. Si aggiunge il testamento spirituale del priore, padre Charles-Marie-Christian de Chergé, in cui questi avanza il senso della sua morte come cammino di riconciliazione.

Nella pellicola si riflettono la portata della vocazione personale dei monaci, sia la loro preghiera che i dubbi e le decisioni; la comunità come Chiesa in inserimento e trasparenza di Cristo presente tra i poveri e segno di dialogo e perdono per l’umanità; il discernimento comunitario, difficile e doloroso ma anche generoso e allegro, sintetizzato magistralmente nella sequenza dell’ultima cena, in cui – con la musica de Il Lago dei Cigni di Chaikovsky sullo sfondo – la telecamera, fino a quel momento contenuta e discreta, mostra i volti emozionati dei monaci che passano dal dubbio e dalla paura alla donazione e alla pace gioiosa.

Dal punto di vista della teologia della vita religiosa, particolarmente accattivante è il finale. La fila dei monaci che vanno a morire in un’obbedienza sovraimposta, deboli e prigionieri, accompagnati dai loro sequestratori, immagine dei nemici. Circondati dalla neve che cade e che copre tutto, tra il freddo e il mistero che viene dall’alto. La loro immagine rimpicciolisce man mano che avanzano verso la morte, che per pudica ellissi non vedremo. Qualcosa, però, parla dell’aldilà, quando la tavola vuota del monastero sembra diventare l’incontro riconciliato di vittime e carnefici, vinti le differenze, i rancori e la morte stessa. La neve e i corpi si confondono in una fusione di resurrezione e vita eterna.

Il film è una preziosa icona della dimensione escatologica, riconciliatrice e fraterna della vita consacrata. E qui il cinema si è fatto contemplaiozne e il bianco silenzio, mistero abitato.

Andrei Rublev (1966)

Si può definire un capolavoro l’Andrei Rublev (1966) di uno dei grandi del cinema spirituale, Andrei Tarkovsky. La pellicola mostra come l’esistenza dei monaci in mezzo alla barbarie abbia mantenuto la presenza della bellezza come segno di Dio.

Dead man walking (1995)

Indimenticabile è anche Dead man walking (1995), di Tim Robbins, sulla vita di suor Helen Prejean nel corridoio della morte mentre accompagnava un condannato.

L’amore paziente e il sacrificio della religiosa, sostenuta dalla sua comunità, aiuteranno Patrick Sonnier (Sean Penn), un omicida condannato a morte, a scoprire il perdono e la redenzione. Strepitosa Susan Sarandon nel ruolo della sua vita.

Mission (1986)

Mission (1986), di Roland Joffé, ci ha mostrato la vita dei gesuiti nelle reducciones del Paraguay.

Risulta interessante l’antagonismo tra padre Gabriel (Jeremy Irons) e il capitano, cacciatore furtivo di indios, Rodrigo Mendoza (Robert De Niro), che si converte dal suo passato violento e diventa fratello gesuita. Né il pacifismo spirituale dell’uno né la difesa organizzata in modo militare dell’altro riescono però a salvare gli indigeni, che vengono annichiliti insieme ai religiosi.MULTIPAGE_SEPARATOR

Monsieur Vincent (1947)

Tra i classici va sottolineato Monsieur Vincent (1947), di Maurice Cloche, un ritratto interessantissimo di San Vincenzo de’ Paoli, fondatore dei Missionari Paolini e delle Figlie della Carità. Spiccano soprattutto la sua lotta a favore dei poveri e il suo testamento alla giovane religiosa alla fine del film.

Vision. La storia di Ildegarda di Bingen (2009)

LINK AL FILM CON SOTTOTITOLI

Margarethe von Trotta ha dispiegato un ventaglio di varie figure femminili, tra le quali spicca Vision. La storia di Ildegarda di Bingen (2009), una presentazione caratterizzata dal rigore storico e dalla personalità poliedrica della santa benedettina, anche se ci sono difficoltà a rappresentare la dimensione spirituale delle sue visioni.

Storia di una monaca (1959)

Come abbiamo già detto, il cinema classico di Hollywood ci ha lasciato vari capolavori, come la Storia di una monaca (1959), di Fred Zinnemann.

La protagonista, Gabrielle van der Mal (Audrey Hepburn), dopo aver rinunciato alla sua comoda vita a seguito di non pochi dubbi, emette i voti perpetui diventando suor Lucia. Nell’ospedale in cui lavora come infermiera, conosce il qualificato e ateo dottor Fortunati (Peter Finch), che l’aiuterà a superare la tubercolosi che contrae e per il quale sentirà un’attrazione ricambiata. La sua vocazione non supererà la prova dell’esigenza di neutralità che impone la sua congregazione di fronte all’invasione nazista del Belgio, e quindi lei, in fedeltà alla sua coscienza, smetterà di essere una religiosa.

Arrivederci ragazzi (1987)

In Arrivederci ragazzi (1987), di Louis Malle, una comunità di carmelitani resiste ai nazisti nascondendo alunni ebrei tra i loro allievi, preziosa eredità di coraggio per i sopravvissuti.

I dialoghi delle carmelitane (1960)

Tra i classici figura anche l’adattamento dell’opera di Bernanos I dialoghi delle carmelitane (1960), di Philippe Agostini e del religioso domenicano Raymond Leopold Bruckberger, in cui una comunità affronta la morte e una giovane novizia riceve il coraggio per salire al patibolo grazie a un misterioso scambio con la sua superiora, che era morta in precedenza tra i dubbi.

L’isola (2006)

Dobbiamo citare infine un film russo, L’isola (2006), di Pavel Lungin, su un monaco santo e un po’ speciale e sulla comunità ortodossa che l’accompagna.

Fonte: Aleteia, 26/08/2015

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