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I valdesi: «Impossibile dimenticare, ma vogliamo ripartire insieme»

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01/09/2015

valdesiDIALOGO INTERRELIGIOSO - Quello che conta più di tutto è «la volontà di scrivere insieme una storia nuova». «Non poter perdonare al posto di vittime che non ci sono più» non significa non perdonare, ma «riconciliarsi senza dimenticare il dolore dei nostri antenati». Lo spiega il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, il giorno dopo la diffusione della lettera del Sinodo a papa Francesco. È la risposta al Pontefice che il 22 giugno nel tempio torinese aveva chiesto «perdono per i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi». 

Perché nella lettera avete precisato di non poter perdonare al posto di altri?
«Il Sinodo ha accolto con commozione, riconoscenza e rispetto la richiesta del Papa. Per capire il significato del testo del Sinodo, va fatta una premessa: siamo in un contesto simile a quello della Shoah, del terrorismo negli “anni di piombo”, del “genocidio curdo”, ossia con la necessità di essere attenti a dichiarazioni che potrebbero smentire drammi della storia. La preoccupazione è quella di dire che la nostra generazione ha responsabilità sul presente e sul futuro, ma non sul passato, che non può essere modificato, né dal punto di vista dei carnefici né delle vittime». 

Quindi accettate la richiesta di perdono del Papa?
«Sì, ma allo stesso tempo abbiamo voluto scrivere che rimane la memoria del dolore per le violenze che hanno subito i nostri antenati. “Non possiamo perdonare al posto di vittime che non ci sono più” non significa che noi non perdoniamo, ma che il passato di sofferenze sarebbe stato meglio che non ci fosse stato e invece c’è stato. Però quello che vogliamo più di tutto è riconciliare le memorie e scrivere una storia nuova insieme. Siamo convinti che il Papa capirà questo passaggio». 

Dunque le parole chiave sono «perdono» e «memoria»?
«Sì. Il ravvedimento è alla base del perdono: c’è il cammino penitenziale, c’è la richiesta e c’è il perdono ottenuto; quando il Sinodo dice che “accogliamo la sua richiesta” non significa che mettiamo una pietra sul passato, oblio, ma che ora costruiamo un senso nuovo. La memoria non deve essere una camicia di forza, però non si può neanche cambiarla o negarla. Serve affinché non accadano più tragedie simili». 

C’è chi dice che per voi i cattivi sono sempre gli altri: è così?
«Assolutamente no, i valdesi non si sentono né perfetti né esenti da peccati. Nella lettera questo è un passaggio fondamentale: tutti abbiamo bisogno del perdono di Dio. Non dividiamo il campo tra “cattolici cattivi” e “valdesi buoni”».

Com’è stato il dibattito nel Sinodo?
«Il nostro è un Sinodo democratico, con 180 persone, ci sono molte sensibilità. L’approvazione della lettera è avvenuta senza voti contrari, con soli 6 astenuti. Il clima è di soddisfazione, e anche di aspettativa, perché alcuni si sono chiesti: e adesso? Dopo la richiesta di perdono di Francesco e la nostra lettera, che cosa succede?»

Glielo domandiamo anche noi: e adesso che cosa succede con la Chiesa, in particolare in Italia?
«Venerdì ospiteremo monsignor Bruno Forte in rappresentanza della Conferenza episcopale italiana (Cei): con la Chiesa cattolica certamente prenderemo spunto da questi due avvenimenti per creare una nuova agenda di collaborazione».

Come sono i rapporti con la Chiesa italiana in generale?
«Sono diversificati: con la Cei ottimi e produttivi; a livello locale, con diocesi e parrocchie, il panorama è più vario, dipende dalle nostre presenze, dalle sensibilità di vescovi e parroci. Ma siamo fiduciosi che quello che è accaduto in questi due mesi potrà approfondire le nostre relazioni, rasserenare quelle situazioni in cui ci sono chiusura, perplessità e pregiudizio».

Fonte: Vatican Insider, 22/05/2015

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