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Catechesi mistagogica della XXII domenica del Tempo ordinario /B

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28/08/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale".


 “Facitori della Parola”

Il Padre misericordioso con la potenza dello Spirito Santo, in questa domenica- giorno memoriale della Pasqua del Figlio suo Gesù Cristo- si prende cura del nostro cuore debole e infermo nella sua casa, la Chiesa, clinica per il nostro spirito, locanda della speranza, albergo in cui ci rivela la sua tenerezza misericordiosa curando le ferite del nostro animo. Egli per amore ci invita a nutrirci alla mensa della Parola e del Pane di vita  per santificare e rinnovare tutta la nostra vita  , per suscitare in noi l’amore per Lui e ravvivare la nostra fede, “perché si sviluppi in noi il germe del bene e con il suo aiuto maturi fino alla sua pienezza” , spingendoci a servirlo nei nostri fratelli . Il Signore Dio che santifica le offerte che presentiamo all’altare- il pane e il vino-, compie in noi con la potenza dello Spirito la salvezza che si attua nel mistero eucaristico , rendendoci “in Cristo un solo corpo e un solo spirito”,  facendo di noi “un sacrificio perenne a Lui gradito” .

Nell’Antico Testamento l’autore ispirato del libro del Deuteronomio  ha posto sulle labbra di Mosè l’appello ad ascoltare, osservare e a mettere in pratica la Legge- norme, istruzioni, comandi- che sta per essere promulgata e consegnata al popolo d’Israele da parte di Dio. Gli israeliti sono chiamati a custodire la Parola senza aggiungere e senza togliervi nulla, perché essa è realtà vivificante e santa che consente di entrare in rapporto con Dio e di maturare nella sua sapienza. Il Dio dell’alleanza- che ha compiuto meraviglie nell’esodo- ora dona la sua Parola perché animi tutta la vita del credente nel suo rapporto con Lui- espresso nel culto- e nella relazione col prossimo. Obbedendo alla Legge gli israeliti avranno vita e godranno del bene della terra, cioè saranno nella pace del Signore, che abiterà in mezzo a loro, rendendoli saggi e sapienti agli occhi delle genti. La grandezza d’Israele è nella relazione col Signore, vicino a quanti lo invocano con fede. Anche noi attacchiamoci al Bene e fuggiamo il male.

San Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Veritatis splendor afferma:” L'uomo può riconoscere il bene e il male grazie a quel discernimento del bene dal male che egli stesso opera mediante la sua ragione, in particolare mediante la sua ragione illuminata dalla rivelazione divina e dalla fede, in forza della legge che Dio ha donato al popolo eletto, a cominciare dai comandamenti del Sinai. Israele è stato chiamato a ricevere e a vivere la legge di Dio come particolare dono e segno dell'elezione e dell'Alleanza divina, ed insieme come garanzia della benedizione di Dio. Così Mosè poteva rivolgersi ai figli di Israele e chiedere loro: «Quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste, come è tutta questa legislazione che io oggi vi espongo?» (Dt 4,7-8).

È nei Salmi che incontriamo i sentimenti di lode, gratitudine e venerazione che il popolo eletto è chiamato a nutrire verso la legge di Dio, insieme all'esortazione a conoscerla, meditarla e tradurla nella vita: «Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte» (Sal 1,1-2); «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima; la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice. Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi» (Sal 181,8-9)” . 

Il salmista  ci ha ricordato che siamo ospiti del Signore, dimoriamo nella sua tenda -ovvero viviamo alla sua Presenza- se siamo fedelmente sottomessi ai precetti del decalogo, astenendoci dal peccato, praticando la giustizia, dichiarando la verità, rispettando e amando il prossimo, comportandoci con lealtà e sincerità verso di lui. Realmente “chi rimane nell’amore, rimane in Dio e Dio rimane in lui”.

Leggi la catechesi completa


Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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