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Ecumenismo: Sae, una tavola rotonda sulle “parole nuove”

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03/08/2015

ECUMENISMO - “Le parole nuove dell’ecumenismo: ecumenismo ricettivo, discernimento, mutua affidabilità”: è stato questo il tema al centro della tavola rotonda, promossa venerdì ad Assisi, nell’ambito della 52ª sessione di formazione ecumenica del Sae. L’incontro è stato aperto dall’inatteso intervento di dom Lambert Vos (Chevetogne, Belgio). Il benedettino belga, priore del monastero di Chevetogne fondato nel 1925 da dom Lambert Beauduin per operare per l’unità dei cristiani e direttore della rivista Irenikon, ha spiegato i motivi della sua presenza, per la prima volta ad Assisi e al Sae: l’aver incontrato la presidente Marianita Montresor a Bose lo scorso maggio ed aver trovato interessante sia il tema della sessione sia l’impostazione generale del Sae, ossia il dialogo ecumenico a partire dal dialogo ebraico-ebraico cristiano.

Panaghiotis Ar. Yfantis dell’Università “Aristotele” di Salonicco e dell’Istituto di studi ecumenici San Bernardino di Venezia ha evidenziato che “l’ortodossia riconosce la tradizione come un elemento permanente ed essenziale della sua identità e testimonianza”. “Siamo alla ricerca di ‘parole nuove’ dell’ecumenismo? Come mai?”, si è chiesto Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di Teologia di Roma, per il quale forse alcune di quelle “vecchie” appaiono, al momento, “fuori portata”.

“La ‘reciproca affidabilità-responsabilità’ delle Chiese - ha sottolineato Placido Sgroi, vice preside dell’Istituto di studi ecumenici San Bernardino - è un concetto che pur apparso già negli anni ‘90 del secolo scorso, all’interno del ‘linguaggio ecumenico’, mantiene intatto il suo carattere attuale, in parte perché esso ha un carattere pratico, che richiede una messa in atto, quindi un processo di concreta acquisizione, in parte perché tale ‘attitudine” non è certamente ancora stata raggiunta”.

Parlare di “mutua affidabilità” come “attitudine” significa “indicare una proprietà relazione di questa espressione. L‘attitudine è qualcosa che esprime il legame che le chiese hanno l’una con l’altra e, insieme, con la Chiesa di Gesù Cristo, che tutte ritengono di rappresentare”. Temi delicati come l‘etica sessuale e l‘ordinazione delle donne fanno riscontro ai limiti della “mutua affidabilità”: “Ma questo non porta a rinunciare al suo tratto profetico, quanto piuttosto a chiedere a ciascuna chiesa di interrogare il proprio inconscio collettivo, per individuare quelle zone d’ombra che le impediscono di vedere nell‘altra chiesa una manifestazione del volto di Cristo, e quindi per purificare il proprio sguardo”.

Fonte: agensir.it, 31/07/2015 

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