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Volontariato in ambito sanitario: pubblicato libro con linee guida

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26/06/2015

volontarioSALUTE - L’importanza del volontariato in ambito sanitario e in particolare con i malati di Alzheimer e quelli terminali. Se n’è discusso in questi giorni in un convegno organizzato dalla Fondazione Ozanam-San Vincenzo de Paoli, presso la facoltà di Medicina dell’Università "La Sapienza" di Roma, con la presentazione di un volume e di una piattaforma informatica dedicata a volontari e familiari di pazienti cronici. Il libro, dal titolo "Solidarietà sociale e salute: ruolo del volontariato", è stato curato dal prof. Francesco Marigliano, dal prof. Angelo Serio e dal dottor Daniele Sadun. Il servizio di Elvira Ragosta:

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In Italia, secondo i dati Istat, su 60 milioni di abitanti il 40 per cento ha 65 anni e più e sono sempre più diffusi i casi di malattie croniche e disabilità. In ambito europeo, la previsione è che entro il 2020 la popolazione anziana sarà superiore a quella che il sistema sanitario potrà sostenere. Per questo il ruolo del volontariato in ambito sanitario diventa sempre più importante e richiede un’adeguata preparazione. Il volume edito dalla Fondazione Ozanam-San Vincenzo de Paoli, raccoglie una serie di linee guida per l’assistenza ai pazienti affetti da malattie croniche e disabilità fisiche e psichiche. Un capitolo dedicato all’assistenza ai malati terminali e a quelli affetti da Alzheimer è curato dal prof. Francesco Marigliano, che sottolinea l’importanza della preparazione tecnica  dei volontari:

“Noi riteniamo che il malato di Alzheimer sia una persona ormai del tutto esclusa dal mondo. In realtà, no!  Lui ha una maniera diversa di comunicare: è come un prigioniero in un sottomarino, messo sottacqua, che non può risalire. Lui sa che dall’altra parte qualcuno c’è, però il mezzo di comunicazione è diverso. Si cerca di imporre il proprio alfabeto e la propria lingua ad un malato di Alzheimer, ma siamo noi che dobbiamo imparare la sua lingua; così come abbiamo imparato la lingua dei bambini appena nati, che non sapevano parlare: noi sapevamo comprendere loro e loro comprendevano noi. Allora noi dobbiamo insegnare questo”.

Sollecitare e promuovere un volontariato che non sia alternativo ma complementare ai servizi sociali e alla famiglia è l’auspicio di mons. Alessandro Plotti, vescovo emerito di Pisa e assistente ecclesiastico della Fondazione:

“Pe noi cattolici il volontariato deve essere una vocazione. Si parla molto oggi di volontariato, ma c’è molto volontariato che realtà volontariato non è, perché è retribuito. Il Terzo Settore è un grande alveare di iniziative, però molte cose sono discutibili… Allora credo che sia importante richiamare l’attenzione delle comunità cristiane e dei singoli cristiani a dedicare qualche energia in più per compiere questo servizio che deve essere una specie di vocazione, perché altrimenti poi non dura: molte persone anche spesso i giovani sono presi da questo entusiasmo, però poi lasciano un po’ correre… Un volontariato generico non serve ad un granché! Credo che sia importante richiamare l’attenzione degli operatori pastorali su questo tema, perché c’è molto da fare!”.

Oltre alle linee guida per i volontari illustrate nel volume, è in preparazione anche una Piattaforma informatica di supporto e collegamento per volontari e familiari dei pazienti. Il presidente della Fondazione Ozanam, Giuseppe Chinnici:

“E’ una Piattaforma interattiva, che abbiamo studiato con i nostri consiglieri e con i nostri esperti del comitato scientifico, che consentirà a chiunque – dalle Alpi alla Sicilia – di collegarsi con noi per le difficoltà che hanno e chiedere consigli ed aiuti. E’ un servizio che viene garantito tutti i giorni dell’anno ed è in termini di assoluto volontariato, assoluta disponibilità”.

Partendo dalla classificazione internazionale sulla disabilità redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il prof. Angelo Serìo, coautore del libro, ha sviluppato un capitolo relativo alla formazione dei volontari rivolta all’individuazione delle capacità residue dei pazienti:

“Molte volte, in questi casi, si determina una specie di scoraggiamento, perché il malato pensa di non essere in grado di far niente. Allora il volontario può, in questo modo, cercare di invogliare il malato a utilizzare le sue capacità residue. Questa classificazione consente  soprattutto di evitare che queste persone siano completamente dipendenti dalla società, dalla famiglia e dai caregivers e che quindi siano di peso e basta”.

Fonte: Radio Vaticana, 20/06/2015

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