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85ª Assemblea USG - 2° giorno. L’antropologia di papa Francesco e il servizio dei Superiori generali

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29/05/2015

ROMA - La seconda giornata dei lavori dell’assemblea USG è iniziata con la relazione del Maestro generale dei domenicani, Bruno Cadoré. Ha precisato, in partenza, che il suo contributo va letto come frutto del lavoro di tutta la commissione teologica dei superiori generali.

Da un’attenta rilettura dell’insegnamento di papa Francesco, il relatore ha provato a mettere in evidenza gli aspetti specifici di ciò che può e deve essere il contributo della VC alla missione della Chiesa. Non solo. Si è chiesto anche come tale insegnamento possa orientare il servizio dei superiori generali.
Dopo aver ampiamente chiarito il concetto di “antropologia creativa” di papa Francesco, Cadoré ha individuato il “centro” di questa antropologia nella “spiritualità dell’esodo”, i cui aspetti principali «possono essere particolarmente pertinenti per individuare importanti orientamenti per la missione della VC».

Paradossalmente si potrebbe dire che mentre la VC si radica nella tradizione monastica della “fuga mundi”, della rinuncia alle cose del mondo, papa Francesco chiama ad “uscire” e a raggiungere le “periferie esistenziali”. Nella prospettiva di un esodo più decisamente “missionario”, è facile individuare alcuni “passaggi” fondamentali: la priorità data a Dio; la VC, la sequela di una persona, Gesù Cristo, la celebrazione della vita come dono di Dio dedicato agli altri come “ fonte della gioia dell’evangelizzazione”, la solidarietà con i mondi contemporanei e, da ultimo, quello della dinamica dell’incontro e del dialogo.

Sulla base di quello che si potrebbe considerare un impegno “teorico” della VC, si chiede Cadoré, cosa potrebbe fare un superiore generale per stimolare il suo Istituto a «mettere il proprio carisma al servizio della dinamica auspicata da papa Francesco per la Chiesa?».
Anzitutto dovrebbe promuovere la formazione permanente delle comunità e delle persone non limitandosi all’apprendimento di nuove conoscenze (teologiche, pastorali, psicologiche, sociologiche) ma, attraverso un itinerario spirituale, arrivare a riscoprire il fondamentale rapporto personale e comunitario con Dio. Le tentazioni degli “operatori pastorali”, e cioè l’individualismo, la crisi d’identità e il calo del fervore, possono facilmente annidarsi anche all’interno della VC.

Quante volte, come dice papa Francesco, anche i consacrati «sognano piani apostolici, espansionistici, meticolosi e ben disegnati, tipici dei generali sconfitti». Tropo spesso ci si lascia tentare dalle “spiritualità del benessere” e dalle “teologie della prosperità”. Proprio attraverso una formazione permanente più seria, dovrebbe maturare anche una maggiore consapevolezza del fatto di “rispondere insieme all’unica missione della Chiesa. La lettera di papa Francesco scritta in occasione dell’inaugurazione dell’anno della VC, proprio a questo riguardo, è molto esplicita. Le “aspettative” sono tante. Eccone alcune: «essere vivi di gioia, saper risvegliare il mondo proponendo utopie e creando altri luoghi in cui si vive la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco, essere esperti in comunione, uscire da se stessi per andare alle periferie esistenziali, interrogarsi su ciò che chiedono Dio e l’umanità di oggi».

Di fronte a quella che papa Francesco chiama “una crisi dell’impegno comunitario”, si risponde attraverso il “discernimento evangelico” e una capacità, vigile e costante, nello studio dei segni dei tempi. Ci sono oggi delle “sfide” che riguardano direttamente anche i consacrati: la globalizzazione dell’indifferenza, la crisi finanziaria, la logica del consumo.

Ci sono dei temi di riflessione, ha detto il relatore, che «sembrano realmente cruciali, se vogliamo evitare affabulazioni pessimistiche, analisi della realtà miopi, o dichiarazioni d’intenti velleitarie». Il rischio maggiore, comunque, è quello delle “ingiunzioni paradossali”. Alcuni esempi? Eccoli: vivere l’impegno della consacrazione religiosa in un contesto di diffusa indifferenza relativista, non rinchiudersi in un giudizio negativo della cultura globalizzata, riaffermare la credibilità della Chiesa anche se a volte le strutture religiose si irrigidiscono o si sentono indebolite, riscoprire l’importanza della famiglia nonostante l’indebolimento e l’instabilità dei legami famigliari, evangelizzare e inculturare il vangelo nonostante tutti i mutamenti in atto, recuperare, sia pure con fatica, il valore della pietà popolare e delle nuove forme di vita religiosa, aprirsi alla creatività degli altri, in particolare delle nuove generazioni e delle culture diverse dalla cultura di fondazione dei nostri istituti religiosi.

Non si tratta, in conclusione, di elaborare nuovi piani strategici per il futuro della VC. Basta saper affrontare in un modo soprattutto “spirituale” le sfide e i rischi dell’evangelizzazione oggi. L’Anno della VC in corso, potrebbe favorire, in tutte le persone consacrate,  il “cammino dell’esodo”, lungo il quale «la priorità assoluta non è costruire istituzioni, ma accogliere la salvezza da Cristo, lasciarsi salvare da Cristo, accogliere con sempre maggiore gioia l’annuncio dell’avvicinarsi del Regno e, in tal modo, lasciare lo Spirito Santo rendere continuamente più creative, per il Regno, le relazioni di comunione fraterna e di solidarietà pastorale».

Introdotti da una breve relazione di don Mario Aldegani, i lavori pomeridiani sono proseguiti nei gruppi linguistici, sollecitati a riflettere sul ruolo di animazione dei consigli generali  e la loro incidenza nella vita delle province. In una situazione di maggiore autonomia organizzativa e decisionale dei superiori provinciali con i loro consigli, ha detto don Aldegani, «diventa davvero essenziale la nostra capacità e il nostro impegno di essere “autorevoli” nei loro confronti, per la forza e l’incisività della parola che portiamo e della testimonianza che diamo come garanti della fedeltà creativa al  carisma e custodi e costruttori della comunione nel nostro istituto e della sua piena e convinta inserzione nell’unica missione nella Chiesa».

Domani, terza e ultima giornata di lavori, dopo la presentazione della sintesi dei gruppi linguistici odierni, si aprirà un dialogo a tutto campo con il Prefetto e il Segretario del dicastero vaticano per la VC. Anche se non programmato tra le iniziative dell’Anno per la VC in corso, l’incontro potrebbe assumere una rilevanza per nulla scontata.

Angelo Arrighini, 28/05/2015

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