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Catechesi mistagogica della VI Domenica di Pasqua / B

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08/05/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.


Dimorare in Gesù Amore


La gioia, frutto dello Spirito del Risorto, è la caratteristica del tempo pasquale, soprattutto dell’odierna domenica, come emerge dall’antifona d’ingresso: “Con voce di giubilo date il grande annunzio, fatelo giungere ai confini del mondo: il Signore ha liberato il suo popolo. Alleluia” (cfr. Is 48,20).  La gioia cristiana è la persona del Signore, come ricordava san Serafino di Sarov con l’espressione: “Mia gioia, Cristo è risorto!”. Tutta la Chiesa è invitata a giubilare per la remissione dei peccati che il nostro Salvatore concede non soltanto a coloro che rinascono nel battesimo, ma anche a coloro che già sono divenuti figli adottivi del Padre in Lui per il dono dello Spirito Santo.

Anche la colletta ci invita a vivere “con rinnovato impegno questi giorni di letizia in onore del Cristo risorto per testimoniare nelle opere il memoriale della Pasqua che celebriamo nella fede”. Occorre, infatti, esprimere nella vita feriale il sacramento eucaristico ricevuto nella fede, che opera mediante la carità (cfr. Gal 5,6). “Non possiamo illuderci: dall’amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo (cfr. Gv 13,35; Mt 25,31-46). E’ questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche” .

Il Risorto nell’Eucarestia effonde su di noi il suo Spirito d’amore rendendoci partecipi della sua vita divina, abilitandoci a conoscere, comprendere e vivere il dono ricevuto, camminando in novità di vita, cioè nella fede-speranza-carità. In tal modo, rispondiamo sempre meglio all’opera della redenzione, conformandoci all’agire di Cristo. Questo è il significato dell’orazione dopo la Comunione:“accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale con la forza di questo sacramento di salvezza”. Dalla mensa eucaristica – in cui ci nutriamo del Corpo e del Sangue del Signore – attingiamo la forza, il coraggio, l’energia pasquale per amarci come Gesù ci ama.  

Vi ho chiamato amici

La gioia piena che il Risorto ci dona nella celebrazione eucaristica consiste nel rapporto intimo ed amicale che egli stabilisce con noi, come apprendiamo dal Vangelo (Gv 15,9-17), appartenente ai “discorsi di addio”, pronunciati nell’ultima Cena, la vigilia del suo passaggio da questo mondo alla casa del Padre.  Gesù maestro parla direttamente al cuore dei suoi discepoli, a noi, oggi, qui ed ora. Egli ci narra il suo amore per il Padre, che è lo stesso amore che ha verso di noi. Perché rimaniamo nel suo amore – che è grazia - , Gesù ci indica come modello la sua docilità ai comandamenti del Padre. Rimaniamo sempre nell’amore di Cristo obbedendo al comandamento nuovo della carità, perché la sua gioia sia in noi - cioè siamo in comunione con Lui e regniamo con Lui - , perché la nostra gioia sia piena e perché possiamo collaborare alla gioia degli altri (cfr. 1 Cor 1,24b).

Gesù ci comanda di amarci tra di noi come e perché lui ci ha amato, fino al dono totale di noi stessi. Egli è il fondamento e la sorgente dell’amore, un amore gratuito, incondizionato, totale, che non risparmia se stesso, un amore che ci salva dalla schiavitù del peccato e dalla morte. Cristo è la misura del nostro amore, la regola della carità cristiana, che non nasce dalla nostra capacità umana di amare, ma è dono di Dio che viene dall’alto. La carità, la speranza e la fede sono virtù teologali o soprannaturali infuse per grazia in noi con il battesimo che ci ha rivestiti di Cristo. Egli ci chiede di amarci dello stesso amore con cui ci ama e che ci comunica gratuitamente nell’Eucarestia, comunione con Lui e in Lui tra di noi.

Amati da Cristo, amiamoci tra di noi, condividendo  questo amore nella Chiesa – comunità d’amore – e  portandolo ad ogni uomo che incontriamo. Egli ci chiama amici. Questa parola indica non una relazione nata “dalla carne e dal sangue”, cioè da vincoli parentali, ma una mutua comunicazione e comunione di vita caratterizzata dalla gratuità. Gesù ci chiama amici perché ci ha fatto conoscere ciò che ha udito dal Padre, rendendoci partecipi del suo disegno d’amore che si estende all’intero genere umano. Noi siamo amici, familiari, intimi di Gesù Amore se facciamo ciò che ci comanda, cioè se ci amiamo con i fatti e nella verità. Egli ci ha amato per primo dando la vita per noi, “vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,10). Egli ci ha scelti, ci ha chiamato per nome nel battesimo, costituendoci suoi discepoli – amici, sua Sposa, suo Corpo mistico- perché andiamo nel mondo e portiamo il frutto del suo Spirito, l’amore verso il Padre e verso i fratelli, annunciando il Vangelo della gioia. Chiediamo al Padre nel nome del suo diletto Figlio il dono dello Spirito Santo perché impariamo ad amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati, fino a dare la vita per i fratelli.

Leggi la catechesi completa

Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat


 

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