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Catechesi mistagogica della V Domenica di Pasqua / B

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03/05/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.

Gesù Eucarestia, vera vite, che ci rende tralci fecondi

Nell’Eucarestia, memoriale della Pasqua del Signore, passiamo dalla morte alla vita,“dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova”  per testimoniare con la nostra esistenza cristiana la luce della verità divina. Cantiamo, pertanto, un canto nuovo alla bontà misericordiosa del nostro Dio, che nella beata passione del suo Figlio Gesù Cristo ha compiuto prodigi per noi: la liberazione dal peccato, la rigenerazione a vita nuova dall’acqua e dallo Spirito, la chiamata all’eterna eredità, che hanno fatto di noi le “primizie di una umanità nuova”.

Così canta la Chiesa: “Egli ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla gloria di proclamarci stirpe eletta, regale sacerdozio, gente santa, popolo di sua conquista, per annunziare al mondo la tua potenza, o Padre, che dalle tenebre ci hai chiamati allo splendore della tua luce” . Riconosciamo la dimensione cosmica della Pasqua del Signore, che ha rinnovato le cose decadute, coinvolgendo nel suo dinamismo di vita l’uomo nella sua unitotalità bio – psico – socio – spirituale e l’intero universo. Egli ha ristabilito per noi l’integrità della vita: “in lui, vincitore del peccato e della morte, l’universo risorge e si rinnova, e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita” . Queste meravigliose opere di salvezza ancora oggi si realizzano per noi nella liturgia, nella Chiesa, per la potenza dello Spirito Santo che rende presente il mistero della Pasqua di Cristo.

Come tralci uniti alla vite 

Da questa domenica le letture bibliche ci preparano alla venuta dello Spirito Santo a Pentecoste, culmine del Tempo pasquale. I brani evangelici – tratti dai discorsi di addio di Cristo nell’ultima cena - ne rivelano il significato eucaristico. Nutrendoci di Gesù, Parola e Pane di vita, diventiamo in Lui e con Lui pane spezzato per i fratelli mediante l’amore, frutto dello Spirito. Nell’intimità del cenacolo Gesù apre il suo cuore ai suoi discepoli. Il divino Maestro esorta noi suoi seguaci a rimanere in Lui, come il tralcio rimane nella vite. Gesù fa del “frutto della vite” l’Eucarestia della nuova alleanza.

Afferma S. Cirillo di Alessandria: “Egli dice di essere lui stesso la vite e quasi la madre e la nutrice dei tralci che da essa spuntano. Infatti, siamo stati rigenerati da Lui e in Lui nello Spirito per portare frutti di vita, ma di vita nuova che consiste essenzialmente nell’amore operoso verso di Lui…. Come la radice comunica ai tralci le qualità e le condizioni della sua natura, così l’Unigenito Verbo di Dio conferisce agli uomini, e soprattutto a quelli che gli sono uniti per mezzo della fede, il suo Spirito, concede loro ogni genere di santità, conferisce l’affinità e la parentela con la natura sua e del Padre, alimenta l’amore e procura la scienza di ogni virtù e bontà” . 

E S. Bruno evidenzia che “Cristo è chiamato vite e vite vera… E’ chiamato vite perché fa del vino. Infatti tutte le parole del Vangelo sono vino e non un vino qualunque, ma ottimo… Perciò, infatti, all’inizio della sua predicazione il Signore convertì l’acqua in vino, come una nuova vite effuse un vino nuovo con cui inebriare quelle nozze e il maestro di tavola… Il vino di questa vite è sempre dolce, sempre soave. Le sue parole sono sempre vere e non corrotte dall’unione con alcuna falsità… Tutti quelli che sono cristiani sono tralci di questa vite. Quelli sterili sono tolti, quelli fruttuosi sono purificati e sono potati con la spada dello Spirito, perché portino un frutto maggiore. La spada dello Spirito è la Parola di Dio e cioè la parola del Santo Vangelo… Il tralcio secca se è separato dalla vite perché deriva tutta la linfa e la vita dalla vite. Così anche il cristiano, se è separato da Cristo, muore perché è separato dalla vita” .

Siamo sterili nel bene senza l’unione con Gesù, vera vite , che ci dà la vita nell’Eucarestia. Rimanere in Cristo, che rimane sempre nel Padre (cf. Gv 14,10), significa partecipare alla sua vita, interiorizzare la sua Parola, il suo stile esistenziale, acquisendo il suo modo di pensare, di parlare, di agire verso il Padre e i fratelli. Rimanere in Cristo, Parola del Padre, è fondamentale per portare molto frutto – la santità di una vita fedele ai comandamenti, soprattutto quello della carità -, per glorificare il Padre e per divenire discepoli . Come afferma Origene, “porta molto frutto chi rimane nel Verbo, nella sapienza, nella verità e nella pace. Questo è il vino di cui si inebriano i santi e i giusti” .

Rimanere in Cristo è comportarsi come lui si è comportato, è vivere la sua vita (cfr. 1 Gv 2,6). Il mezzo per rimanere in Cristo Amore, cioè per essere uniti a Lui, è la sua Parola, che ci monda, ci purifica e ci rinnova. Se rimaniamo nel suo Amore osservando la sua Parola, la nostra preghiera viene esaudita dal Padre. Senza il Signore non possiamo far nulla. Distaccati da Lui, siamo come tralci secchi, destinati ad essere bruciati nel fuoco, cioè non siamo discepoli, non siamo veri cristiani...

Leggi la catechesi completa

Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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