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Catechesi mistagogica della IV Domenica di Pasqua / B

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24/04/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.


  “La Domenica del Buon Pastore”

Ogni domenica, Pasqua settimanale, nella celebrazione eucaristica il Crocifisso Risorto si fa nostro contemporaneo, rendendosi presente in mezzo a noi. Egli è il Pastore -Agnello che in obbedienza al Padre ha dato la vita per la salvezza del suo gregge nella morte, e l’ha ripresa nella risurrezione . E' Lui la pietra angolare rigettata dagli uomini, che è divenuta fondamento della comunità messianica, la Chiesa (cfr. Sal 117,22) . Ha radunato gli uomini che erano dispersi nell’unità di una sola famiglia (cfr. Gv 11,51-52), abbattendo il muro di separazione tra gli uomini per fare di tutti noi un uomo solo (cfr. Ef 2,14-22), trasformando “il suo corpo e il suo sangue in sacramento per noi, nutrendo con la sua carne le pecorelle redente” . 

Sulla mensa dell’altare “c’è il corpo e il sangue di Cristo; chi si accosta a tale mensa, si appresti a ricambiare il dono che riceve; e cioè, come Cristo ha offerto la sua vita per noi, noi dobbiamo fare altrettanto: per edificare il popolo e confermare la fede dobbiamo offrire le nostre vite per i fratelli”. Occorre tradurre nella vita l’Eucarestia celebrata.

Soltanto in Gesù Cristo crocifisso e risorto c’è la salvezza, la guarigione, il perdono dei peccati.  Egli è il Medico dei corpi e delle anime, colui che ci rimette in piedi, il fondamento della nostra esistenza, colui che ci salva, dando senso pieno alla storia. Ne è prova la guarigione dello storpio operata nel suo Nome ( cfr. At 4,8-12). 

L’effetto della salvezza - dono del Padre tenerissimo- è l’essere figli di Dio (cfr. 1Gv 3,1-2), morti al peccato e rinati a vita nuova mediante il battesimo, che ci ha innestati nel mistero pasquale di Gesù Cristo. Come battezzati –figli della luce- narriamo Dio, manifestiamolo, raccontiamolo camminando nella luce, nell’amore, nella fede, in attesa di vederlo senza veli in Paradiso.
Sempre vivo, il Crocifisso Risorto intercede per noi presso il Padre come nostro avvocato (cfr. Eb 7,25): “sacrificato sulla croce, con i segni della passione vive immortale” (Prefazio pasquale III). 

Nei santi misteri – celebrazioni pasquali - egli ci salva, offrendoci il suo amore perché  noi viviamo in comunione di vita con lui e tra di noi. Attorno alla mensa della Parola e del Pane di Vita ci riscopriamo “umile gregge” redento con il suo sangue preziosissimo (cfr. 1 Pt 1, 18-19) da Cristo Pastore, che ci ha preceduto nella casa del Padre ed ora ci dona la caparra della gioia eterna (cfr. Gv 11,51-52), risanando la nostra umanità debole e inferma (cfr. At 4,1). Adoriamo con viva fede Gesù Pastore unico, bello, buono, idoneo, universale  e legittimo delle pecore (cfr. Gv 10,11-18) . La vita che egli ci offre è la sua Parola, che è “spirito e vita” (Gv 6,63),  e il suo Corpo e  Sangue che condividiamo nel banchetto eucaristico.

Egli si prende cura di noi, ci scruta e ci conosce personalmente (cfr. Sal 139,1-2), chiamandoci per nome perché crediamo in Lui e lo seguiamo uscendo dalle comodità e rigidità del nostro io. “Questa uscita non è da intendersi come un disprezzo della propria vita, del proprio sentire, della propria umanità; al contrario, chi si mette in cammino alla sequela del Cristo trova la vita in abbondanza… L’esperienza dell’esodo consiste in un atteggiamento sempre rinnovato di conversione e trasformazione, in un restare sempre in cammino, in un passare dalla morte alla vita, così come celebriamo in tutta la liturgia: è il dinamismo pasquale… La Chiesa è davvero fedele al suo Maestro nella misura in cui è una Chiesa “in uscita”… capace di andare, di muoversi, di incontrare i figli di Dio nella loro situazione reale e di  com-patire per le loro ferite” .  

Come Cristo conosce e ama il Padre, così egli ci conosce e ci ama e noi lo conosciamo. Questo reciproco rapporto di conoscenza amorosa rende la Chiesa bella, perché partecipe della bellezza di Cristo Pastore, toccata dalla sua bellezza .

“E’ bello con te”- slogan dell’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni della CEI - ci ricorda che il Buon Pastore chiamandoci alla santità ci fa belli, positivi, liberi, creativi, segni della sua presenza d’amore nel mondo. Ascoltiamo la voce soave di Gesù Buon Pastore, eco della tenerezza del Padre per ciascuno di noi, mettendoci in cammino verso Dio e verso il prossimo perché la nostra vita sia gioiosa ed abbia significato.


Leggi la catechesi completa

Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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