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Catechesi mistagogica della III Domenica di Pasqua / B

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17/04/2015

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.


Il Risorto è la nostra pace“

L’Eucarestia è incontro con il Risorto, nostra pace e riconciliazione, partecipazione alla sua passione, morte e risurrezione. Ci presentiamo a Lui, Divina Misericordia, con l’atteggiamento del pubblicano al tempio, che si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,3). Ci riconosciamo peccatori bisognosi di conversione (atto penitenziale) e per questo vogliamo incontrare Gesù, che toglie i peccati del mondo ed accoglie la nostra supplica (Gloria).

In At 3,13-15. 17-19 ascoltiamo il discorso che l’apostolo Pietro rivolse al popolo di Israele in seguito alla guarigione dello storpio  che giaceva presso la porta del tempio detta Bella per chiedere l’elemosina. Essa è avvenuta in virtù dell’energia pasquale di Gesù Cristo il Nazareno, il Santo, il Giusto, l’autore della vita, crocifisso dagli uomini – che hanno agito per ignoranza-, ma risuscitato dai morti per opera di Dio. La guarigione dello storpio rende ancora più credibile la risurrezione di Gesù, la cui sofferenza- preannunciata per bocca di tutti i  profeti- è il compimento di un misterioso progetto del Padre: “bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria” (Lc 24,26). La Parola della Croce ci stimola alla conversione del cuore, a cambiare vita, affinché siano cancellati i nostri peccati. Accostiamoci al  Crocifisso Risorto con cuore contrito e umiliato per ricevere la grazia del perdono.

L’apostolo san Giovanni nella sua Prima Lettera (2,1-5a), dopo aver esortato i suoi fedeli a non peccare, annunzia Gesù Cristo, il giusto, Paraclito presso il Padre. Egli intercede per noi peccatori come nostro avvocato, invocando la misericordia del Padre: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù è la vittima di espiazione per i peccati di tutti gli uomini della terra. Egli “ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue” (Ap 1,5b). Non perdiamoci d’animo di fronte ai nostri peccati, ma convertiamoci a Cristo che ci perdona sempre. Conosciamo Cristo, cioè abbiamo fede, se osserviamo i suoi comandamenti, la sua Parola di verità. Solo così l’amore di Dio in noi è perfetto e veritiero. Gesù, infatti, ci ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me,  sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21).

L’evangelista Luca (24,35-48) ci ha annunciato la testimonianza pasquale che i due discepoli di Emmaus danno agli Undici apostoli e a quelli che erano con loro a Gerusalemme: il Risorto ha camminato con loro lungo la via ed essi lo hanno riconosciuto allo spezzare del pane, gesto squisitamente eucaristico. Mentre essi narravano queste meraviglie di salvezza, Gesù in persona stette in mezzo a loro donando la Pace. Gli apostoli credono di vedere un fantasma, essendo sconvolti, turbati, paurosi, dubbiosi. Il Risorto chiede loro di guardare e toccare i segni della sua passione nelle mani, nel costato, e nei piedi e di poter mangiare qualcosa per dimostrare loro che non è un fantasma. E’ risuscitato il Crocifisso nel suo vero corpo !

“Guardare” è il linguaggio dell’amore: occorre contemplare il Risorto con il cuore. “Toccare” è sinonimo di abbracciare. “Nei sacramenti Cristo continua a toccarci per guarirci” (CCC 1504). “Mangiare” è il verbo della vita, l’espressione della convivialità eucaristica. Non a caso, i discepoli offrono a Gesù una porzione di pesce arrostito, che egli prese e mangiò davanti a loro. Il pesce arrostito sul fuoco è simbolo di Cristo sofferente (sant’ Agostino), dell’Agnello pasquale, dell’Eucarestia. Nelle lettere della parola greca ichtys (= pesce) riconosciamo le iniziali delle parole Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. Nella Liturgia eucaristica noi mangiamo Gesù che ci nutre con il suo Corpo e il suo Sangue, trasformandoci in Lui, perché viviamo la sua Vita nella fraternità, nella comunione, nell’amore al Padre e ai fratelli. Ogni domenica Gesù Risorto, come ai discepoli di  Emmaus,  continua a svelarci il senso delle Scritture, che egli viene a  portare a compimento, e spezza il pane per noi, effondendo su di noi il suo Spirito perché nel suo nome annunciamo a tutti i popoli la sua morte e resurrezione, predicando la conversione per la remissione dei peccati. 

Leggi la catechesi completa

Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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